R Recensione

5/10

Love Of Diagrams

Blast

Non che “Mosaic”, il secondo lavoro degli australiani Love of Diagrams, fosse propriamente un capolavoro. Certo, però, si trattava di una godibilissima rilettura post-punk, tanto squadrata e spigolosa nelle geometrie quanto tonda e corpulenta nei portanti giri di basso. Un lavoro rigoroso, frutto di una band dotata di buone -seppur non sempre a fuoco- doti compositive.

E oggi che ne è dei Love of Diagrams? Il nuovo “Blast” sembra lontanissimo dalla prestanza del suo antenato (correva l'anno 2007). Fatta eccezione per il piglio deciso dell'opener “Double Negative”, tirata noise-rock di chitarre effettate e ritmi frenetici, il resto dell'album si impaluda in una poco appassionante virata shoegaze-caciarona. I pezzi perdono di nerbo e compostezza per abbandonarsi ad un indie rock chitarristico inconcludente e disordinato: si prenda “Story Up”, filastrocca che riporta a certe sgraziature lo-fi anni Novanta, o la sconclusionata alternanza di accelerazioni e decelerazioni di “Blast”, incapace di trovare una quadra tra scanzonatezza indie e stratificazioni shoegaze. Un copione che si ripete alternando melodie sempliciotte a momenti di pura stasi (“How You Run”, “In My Dream”, “No Fun”, “Different Way”).

Non tutto è da buttar via (“Deep Sky”, tutto sommato, è un aggraziato e cangiante bozzetto di espansioni dream-pop), ma nel complesso prevale una mancanza di idee sconfortante. Un album, quindi, che non sembra sapere che lingua parlare. O, nel peggiore dei casi, che fa finta di incespicare per mascherare il suo non avere nulla da dire.

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