R Recensione

8/10

Malakai

Ugly Side Of Love

Schegge di puro intrattenimento. I ricordi di un esordio così accattivante si perdono tra i solchi di Gallowsbird's Bark dei Fiery Furnaces del 2003 (quello fu l’anno anche dell’altro grande esordio a firma degli Okkervil River).Anche allora i fratellini Friederberger di Chicago mi spiazzarono per la loro capacità di aver imbastardito i canoni classici del blues e del rock con le sonorità più disparate. Un po’ come ha fatto Beck. E come ha fatto questo duo inglese di Bristol.

Hanno preso le chitarre, la batteria e qualche marchingegno elettronico del vivere attuale e ci hanno ricamato 14 visioni che sono blues, psichedelica, vintage, Isaac Hayes, Hendrix, anni ’70 e pantaloni a zampa d’elefante. La voce di Gee arricchisce le composizioni, e quando tira di blues ricorda molto quella di Shawn Smith (vedi Satchel e Brad). È uno di quei dischi, poi, che immancabilmente mi fa tornare alla mente questo o quel film, e Ugly Side Of Love, ad esempio, lo vedrei bene, in forma cazzonara da sottofondo a uno degli episodi, meglio il primo, della saga dell’imbranato agente speciale 007 Austin Power.

Un album che parla del lato sporco dell’amore e che alla fine dei suoi 35 minuti, ti lascia le mani unte di grasso. Shitkicker, Snowflake, How Long, Fading World, solo alcune delle impronte lasciate dai Malakai in questo disco. Clap your hands, say Wow!

V Voti

Voto degli utenti: 6,4/10 in media su 5 voti.
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target 5/10
REBBY 4/10

C Commenti

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Ivor the engine driver (ha votato 7 questo disco) alle 10:47 del 17 giugno 2009 ha scritto:

ti sei scordato la figura fondamentale che permea il dischetto (e che lo rende affascinante e decisamente strano): Peter Tosh, Bob Marley e aulche altro rastafariano a caso. E pure un po' di Lee Perry.

target (ha votato 5 questo disco) alle 11:00 del 17 giugno 2009 ha scritto:

Disco interessante, che ascolto da molto ma che non mi ha ancora convinto del tutto, e probabilmente mai lo farà. In effetti dentro c'è davvero di tutto (dub, reggae, folk, blues, indie pop, trip hop), ma l'insieme è un'accozzaglia che resta disorganica, un mosaico a suo modo entusiasmante ma privo di un'unità finale. Molti pezzi, voglio dire, sono soltanto abbozzi di canzone: "Shake charmer", "Omega time", "Moonsurfin", per dirne alcuni, sono schizzi fondati essenzialmente su una mezza intuizione che finisce nel momento stesso in cui si palesa ("Blackbird", psych-space-rock allucinato, ma inconcluso; "Only for you", tra Massive Attack e Tricky). Meglio "Shitkicker", tra Beck e Beastie Boys, "Laydown stay down", stupenda instant-soundtrack per film di spionaggio anni settanta (magari l'album fosse tutto così!), il folk beatlesiano di "Another Sun", e la bellissima e fumosa "Fading World", base portisheadiana e vocalismi un po' Finley Quaye. Il citazionismo spinto, poi, è gratuito: "How long" fa chiaramente il verso ad "Heart shaped box" dei Nirvana, ma finisce in una cosuccia pop-grunge (?) da cameretta, più vicina al midi che alla canzone vera e propria. Peccato, perché qualche bel pezzo c'è. Gianni al risparmio.

gragno, autore, alle 12:03 del 17 giugno 2009 ha scritto:

lo sai com'è target, ti riempiono la testa sul fatto del risparmio che finisci per farlo su tutto. cercherò di rifarmi.

simone coacci (ha votato 7 questo disco) alle 15:44 del 22 giugno 2009 ha scritto:

Gradevole rock nostalgico periodo '67-'73 montato in sequenze elettronico, a grandi linee trip-hop, che suturano i samples e le parti strumentali. Tenendo conto che si tratta di un opera prima, l'insieme, pur presentando qualche disomogeneità e qualche fastidioso sentore di revivalistico deja vu, convince. Personalmente prediligo i pezzi in cui si sono dati un taglio più black/reggae oriented come "Warriors", "Moonsurfin'", l'ottima "Lay Down Stay Down" e "Fading World".

Il registro acuto e insistito del tipo, che pure è dotato, mi fa a lungo andare l'effetto Mars Volta. Scendere un po' le palle. Ma è un disco più che discreto.