V Video

R Recensione

7/10

Mitski

Puberty 2

Il quarto album? E noialtri dove eravamo prima? Perché Mitski fa capolino solo ora? Ok, ai più attenti non saranno scappati i primi due lavori (auto-prodotti e rilasciati in formato digitale) frutto degli studi al conservatorio Purchase State College, e a noi non era sfuggito il terzo “Bury Me at Makeout Creek”, ma questo “Puberty 2” rappresenta il primo passo -dopo la “pubertà 1”, evidentemente- verso il grande pubblico, verso un mondo in bilico tra il rock alternativo imbronciato e orgogliosamente “loser” del predecessore e un approccio autoriale più marcato, sebbene pronunciato con cadenze ancora legate all’universo indie e al prefisso “alt”.

Il nuovo lavoro di Mitski prende le mosse dai granelli lo-fi di qualche anno fa per raggrumarli in una proposta compatta e massiccia, lavorando su un suono più plastico e sfaccettato, in grado di sostenere la forza delle liriche. Tutto questo rivendicando un assoluto controllo della gestazione artistica e ribadendo con forza i segni individuali che danno corpo alle composizioni: “Puberty 2” è creato da e parla di Mitski Miyawaki (a questo proposito si legga l’intervista sul New York Times).

Senso di inadeguatezza e di estraneità, dunque, che questa volta diventano le armi con cui distinguersi e affermarsi: l’indie rock fragoroso di “Your Best American Girl” (per non parlare del video) è un manifesto di auto-affermazione (“Your mother wouldn't approve of how my mother raised me / But I do, I think I do”), mentre la dolciastra “I Bet on Losing Dogs” sembra compiacersi della propria inadeguatezza, trasformando la debolezza in una assertiva spinta identitaria, tornando poi ad esplodere nella controversa attestazione di presenza della scatenata e (splendidamente) distorta “My Body's Made of Crushed Little Stars” (le chitarre qui sono sfibrate, denaturate, destrutturate, come se Mitski volesse disfarsi della loro -della sua?- stessa riconoscibilità timbrica).

Si parlava di approccio autoriale più marcato: l’evoluzione della Miyawaki è evidente, oltre che nei pezzi appena citati, nella compostezza di brani come “Happy”, riuscito esperimento art pop alla St. Vincent, o nelle ottime “Once More to See You” (tracce di Lisa Germano) e “Fireworks”, scritte benissimo e cantate con un vigore inedito, rivelando una delle voci più belle del cantautorato rock americano odierno, seconda solo ad Angel Olsen. Spazio alla voce: brani delicati come “Thursday Girl” e “A Burning Hill” sembrano fatti apposta per permettere finalmente alla Miyawaki di cantare, senza più filtri o camuffamenti.

Puberty 2” vede letteralmente sbocciare la musicista nippo-americana, che si manifesta in tutta la sua contraddittoria assertività tra strati di rumore e levigate aperture pop, in un processo creativo oscillante -tematicamente ed esteticamente- tra disgregazione e affermazione di sé. Prevarranno le trasfigurazioni delle chitarre di “My Body’s Made of Crushed Little Stars” o le dense ballate (addirittura in salsa Portishead) di “Crack Baby”? Sarà interessante scoprirlo.

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max997 7/10

C Commenti

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target (ha votato 7 questo disco) alle 10:22 del 8 agosto 2016 ha scritto:

Bravo Cas che la recuperi e rilanci. D'accordo con la tua analisi. Copertina di rara bruttezza.

Cas, autore, alle 18:55 del 8 agosto 2016 ha scritto:

vero, copertina bocciata.