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R Recensione

5,5/10

Modest Mouse

Strangers To Ourselves

Chi voleva sapere qualcosa sulla genesi di questo disco dei Modest Mouse, uscito a otto anni dal precedente, lo avrà già trovato da qualche parte online: la successione di produttori, i tour abortiti, la defezione del bassista originario, l’impressione di uno stallo d’altronde poco sorprendente, se si considera l’attuale congiuntura musicale non proprio favorevole all’indie rock chitarristico della band di Issaquah e la recezione già piuttosto tiepida dello scorso “We Were Dead Before the Ship Even Sank” (con quel titolo così auto-avverante). Quali sono, dunque, le novità?

“Good news for people who love bad news”, intitolava un vecchio album dei Modest Mouse. Le notizie, qua, in realtà sono buone soprattutto per chi ama l’adagio “no news, good news”. I Modest Mouse, infatti, non sono cambiati dall’ultima incarnazione ufficialmente nota (l’ep, peraltro riuscito, “No-one’s First And You’re Next” del 2009), e la notizia è dunque che lo iato temporale non ha causato traumi (pare, anzi, che il gruppo abbia già un altro album pronto per la pubblicazione), o, se li ha provocati, ha lasciato anche il tempo di risolverli in modo da farne perdere apparentemente le tracce. Il che, in realtà, non è molto incoraggiante: i Modest Mouse continuano a suonare come se stessi, ma nelle loro vesti meno brillanti, più iper-prodotte e sovrabbondanti. Solo a tratti si intuisce il barlume della band che portò, tra anni ’90 e zero, un’aria nuova pienissima di anticipazioni del decennio a venire.

La gran parte del disco punta tutto sul lato caciarone ed enfatico del sound, con l'istrionica frenesia di Isaac Brock al servizio di pezzi melodicamente riusciti ed energicamente arrangiati (“Lampshades on Fire”, “The Best Room”, “Ansel”, “Be Brave”), ai quali nulla è imputabile se non la prevedibilità e l’eccesso di giochi di sponda autocitazionistici per riuscire a far tornare tutto. Qualche episodio del disco stroppia in modo clamoroso (orrenda la puntata gangsta-rock, pur parodica, di “Pistol”; troppo bombastica “Sugar Boats”), ma si tratta di momenti minoritari in un disco, d’altronde, molto (troppo) lungo.

Preferibile, e redentrice, la parte di “Strangers to Ourselves” che fa riemergere sonorità più grezze e un’interpretazione meno sopra le righe (“Shit in Your Cut”, “Coyotes”, la fuorviante title-track come incipit in sordina) o le tirate dove l’eccesso e la magniloquenza si fanno davvero epica, e perciò suonano come necessarie (“The Ground Walks, With Time in a Box”).

Il disco, pur stancando, non è un cattivo disco. Solo, non dà ragioni, per quando si avrà voglia di Modest Mouse, di essere preferito ai precedenti. Forse il trauma servirebbe davvero.

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Voto degli utenti: 6,3/10 in media su 7 voti.
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fabfabfab 5,5/10
Dr.Paul 5,5/10
andy capp 8,5/10
REBBY 6/10

C Commenti

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fabfabfab (ha votato 5,5 questo disco) alle 12:17 del 15 aprile 2015 ha scritto:

Analisi lucida e corretta, purtroppo. E' tutto un po' forzato e insipido. Peccato perchè loro erano davvero tra i migliori.

fgodzilla alle 14:55 del 20 aprile 2015 ha scritto:

Fra condivido ...ma ricordo che we dead qui' e' stato disco dell'anno con voti tutti 10 o 9 quindi recensione tiepida .......mmmmmm forse c'e qualciosa da rivedere

fgodzilla alle 14:59 del 20 aprile 2015 ha scritto:

va be cirreggo e' stato disco dell' anno per me e per il recensore ....... ma ha opreso un sacco di 7

target, autore, alle 15:10 del 20 aprile 2015 ha scritto:

E' vero, forse "tiepido" non è l'aggettivo giusto. Diciamo che un po' dappertutto (metacritic conferma) si era comunque giudicato, per quanto buono, il loro disco peggiore.

Franz Bungaro (ha votato 6,5 questo disco) alle 15:00 del 20 aprile 2015 ha scritto:

Sottoscrivo. Anche quando si dice che "...pur stancando, non è un cattivo disco". I Modest Mouse un disco brutto non lo fanno neanche quando (non) s'impegnano.

REBBY (ha votato 6 questo disco) alle 21:21 del 20 aprile 2015 ha scritto:

Su Metacritic sono valutati, al momento, solo 3 dischi precedenti a We were dead.... (quelli immediatamente precedenti) e ne tralascia quindi altri 3. Il peggiore, nettamente, viene considerato Sad sappy sucker (metascore 55). We were dead... ha un ottimo metascore (7 di poco inferiore a The moon & antarctica (82) e Good news... (83). È stato ben considerato dalla critica (ed ancor meglio dal pubblico, direi), dai

REBBY (ha votato 6 questo disco) alle 21:23 del 20 aprile 2015 ha scritto:

È comparsa una faccina al posto del 8 eheh, 78 è il metascore di We were dead...

target, autore, alle 21:47 del 20 aprile 2015 ha scritto:

Amen! (Ma, dai, tirare in ballo "Sad sappy sucker", che è la reissue del loro debutto di metà anni '90 poi abortito ecc ecc, non vale...).

Riformulo ufficialmente: "[...] e l'opinione sul disco precedente, accolto (ALMENO dal sottoscritto) con un certo entusiasmo poi via via scemato, fino alla TIEPIDA impressione che sia stato l'inizio del declino".

target, autore, alle 21:48 del 20 aprile 2015 ha scritto:

Dignitosissimo declino, aggiungo.

REBBY (ha votato 6 questo disco) alle 11:02 del 20 maggio 2016 ha scritto:

Davvero orrenda Pistol, Sugar boats invece per me non stroppia, ma va beh, recensione centrata eheh. Poi il finale è perfetto.

La fuorviante title-track e Wicked campaign le mie preferite.