R Recensione

6/10

Mquestionmark

One For All All For One

Grazie ad un'indefinitezza che sfocia in una versatilità pressoché universale, l'indie si presta ottimamente ad aderire alle più disparate sensibilità. Con l'indie abbiamo infatti delle scene dai contorni netti e definiti, caratterizzate da una particolare declinazione stilistica determinata dalla provenienza geografica degli artisti.

L'Italia ormai da qualche anno sta tentando (con successi alterni e dubbi) di collocarsi in questa operazione sfornando una serie di artisti in grado di non sfigurare di fronte ai colleghi internazionali, riuscendo nei momenti migliori a riempire questo “contenitore semi-vuoto” di personali trovate melodiche e di divertenti intuizioni ritmiche, sempre in bilico tra ingenuo provincialismo e dinamismo metropolitano.

Gli emiliani Mquestionmark fanno parte di questa schiera di musicisti che sembrano voler imporre il “fun” come elemento puro e caratterizzante della loro musica, rendendola proprio grazie a questo motivo cosmopolita e deliziosamente disimpegnata.

Il loro secondo lavoro in studio, One For All All For One, sembra proprio volersi dedicare a questo compito. Uscito a due anni di distanza dall'album che ne consacrò l'ingresso nella scena indie italiana, Absolutely Pizza (2007), l'ultima fatica degli Mquestionmarks si dirige verso una ricerca di toni maggiormente pop, spargendo su ognuno degli undici brani una buona dose di plasticità, leggerezza e spensieratezza. Le trame taglienti e wave degli esordi sono così spazzate via da una massiccia dose di easy listening casereccio, gli spigoli smussati da un approccio più morbido e disinvolto.

Doppia voce e doppio basso sono gli elementi caratterizzanti di un sound frenetico e tirato, come subito traspare dalla prima I Hate My Work, che parte subito in quinta mostrando pregi e difetti che saranno propri dell'album nel suo complesso.

Iniziamo dai pregi...

Innanzitutto va apprezzato un ottimo intuito melodico, degno di dar vita a motivi slanciati e accattivanti, sempre tenuti ben desti grazie ad una ritmica incalzante, a piacevoli ritornelli e a sonorità elettroniche azzeccate. Le migliori del lotto sono Banana Bee dall'interessante sbloccarsi e addolcirsi del refrain rispetto alle strofe ripetitive ed ipnotiche, Horse Anthem che riesce a tirar fuori dall'inerzia psichedelica iniziale un inaspettato vigore (che sa tanto di Deerhunter), i giocosi e plastici fraseggi dei bassi di Exhausted e la buonissima Hoarse Big Tuna.

Purtroppo però l'album mostra il solito aver assimilato e padroneggiato l'abilità dei colleghi stranieri, riuscendo a produrre un album che non ha nulla da invidiare con gli altri numerosi artefatti indie degli ultimi anni, ma niente di più. Non si riescono a caratterizzare per bene una serie di sonorità già sentite e digerite a dovere, come non si riescono a connotare queste undici canzoni di elementi innovativi capaci di far trovare all'ascoltatore un valido motivo per non ascoltare, diciamo così, gli “originali” del genere.

Rimane solo un certo orgoglio per quanto riguarda l'abilità nello stare al passo, ma non è così che si marca la storia della musica, noi italiani lo sappiamo fin troppo bene.

Sito ufficiale: www.mquestionmark.com/gruppo-musicale.html

My Space: www.myspace.com/mquestionmark

V Voti

Nessuno ha ancora votato questo disco. Fallo tu per primo!

C Commenti

Non c'è ancora nessun commento. Scrivi tu il primo!
Effettua l'accesso o registrati per commentare.