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R Recensione

6/10

Shannon Wright

In Film Sound

Sempre più heavy. La parabola di Shannon Wright, tra le più solide autrici rock degli anni zero, sembrava, fino a poco tempo fa, essere ben lungi dal giungere alla sua fase discendente. Se Let In the Light smorzava i toni regalandoci un elegante lavoro cantautoriale (con il successivo Honeybee Girls che cercava di bissare il colpo), Secret Blood riportava la Wright sugli aspri territori alt-rock degli esordi (allora, però, c'era Steve Albini alla produzione). Il nuovo In Film Sound prosegue su queste coordinate, inasprendo ulteriormente il sound, per una ritrovata verve chitarristica e per un songwriting a metà strada tra Pj Harvey e Lisa Germano.

Eccetto la dolente ballata pianistica di Bleed, che fornisce una conferma della maturità compositiva della Wright (per chi non fosse ancora convinto dopo Let In the Light), le restanti tracce sono tutte consacrate ad armonie ruvide ed aspre, ritmiche impattanti e chitarre sferraglianti. Si parte con Noise Parade, dominata da un riffone granitico destinato ad una stratificazione noise esasperata, per proseguire con The Caustic Light, dall'incedere lento e claustrofobico, dove i timbri ferruginosi delle chitarre fanno da contraltare alla litania sommessa, traghettata verso un crescendo incendiario, passando poi per reminiscenze Sonic Youth (Tax the Patients) e schegge post-core dall'anima scurissima (Mire, Captive to Nowhere), dove la Wright sceglie una vocalità roca e soffocata, filtrata, sempre sovrastata dall'incalzare massiccio delle dissonanze chitarristiche.

Il problema, nonostante la buona scorrevolezza del tutto, è che la Wright, recuperando a fasi alterne le sonorità noisy anni Novanta, sembra più intenta a rimbalzare tra le pieghe della sua stessa discografia che a rielaborare i linguaggi del rock contemporaneo. L'autoreferenzialità è un rischio che in questo disco diventa particolarmente acuto, inibendo le speranze di poter vedere la cantautrice americana sfornare il suo disco definitivo, dopo le buone promesse di Secret Blood.

V Voti

Voto degli utenti: 7,3/10 in media su 3 voti.
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gull 7/10

C Commenti

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Marco_Biasio (ha votato 7,5 questo disco) alle 10:16 del 19 novembre 2013 ha scritto:

Il rischio di autoreferenzialità effettivamente c'è, specie quando il noise si fa particolarmente noise e Shannon si avvicina alla Polly Jean dell'età d'oro. In questo senso, è un disco profondamente ancorato agli anni '90: da lì non si scappa. Io lo sento non solo come l'evoluzione naturale ma anche, in un certo senso, come l'ampliamento e il radicamento dell'inquietudine che già serpeggiava in Secret Blood. Lì i pezzi violenti erano contenuti nei due, massimo due minuti e mezzo. Qui diventano dei panzer che arrivano quasi fino a cinque, ripetendo sempre lo stesso riff ("Noise Parade"), inventandosi furibonde contorsioni (giustissimo il riferimento al post-core: il finale delirante di "Mire" è clamoroso), con una ballata centrale di bellezza accecante ("Bleed") e un brano in cui le due componenti sembrano quasi andare a braccetto ("Who's Sorry Now?"), prima che l'acceleratore venga schiacciato nuovamente. Fatico a trovare questa Shannon minore - anche se capisco le tue perplessità, Cas. Però per me lei è fenomenale. Devo ancora trovare un suo brutto disco, e sì che cominciano ad essere non pochi, ormai. Com'è bella lei quando sorride in mezzo al muro di suono. E che band coi controcazzi, peraltro, ad accompagnarla in questo disco. 7.5.

Cas, autore, alle 11:56 del 19 novembre 2013 ha scritto:

bravo, la band. uno degli elementi di merito è il ragggiunto equilibrio tra la one man band e, appunto, la dimensione di gruppo. un elemento che però non basta, per quanto mi riguarda, a far spiccare l'album resta da capire cosa pensa il pubblico...

Marco_Biasio (ha votato 7,5 questo disco) alle 14:45 del 19 novembre 2013 ha scritto:

Mi sa che ne pensa così e così. Non tanto a livello di gradimento, quando di feedback. Questo disco è uscito a marzo e siamo stati, penso, la prima webzine italiana a scriverne, otto mesi dopo peraltro.

gull (ha votato 7 questo disco) alle 13:04 del 19 novembre 2013 ha scritto:

Quoto Marco.

Paolo Nuzzi (ha votato 7,5 questo disco) alle 15:24 del 19 novembre 2013 ha scritto:

Mi unisco alle lodi sperticate, questo disco sfiora la violenza sonora inaudita, un monolite sonoro intervallato da ballad pianistiche mozzafiato. Stupendo, anche se gli preferisco di un pelo Secret Blood. Non c'è ancora un disco brutto di Shannon, anyway. L'erede naturale di Polly Jane e Lisa Germano.