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R Recensione

7/10

Shannon Wright

Secret Blood

Shannon Wright non sta mai ferma, anche se lo fa senza dare troppo nell'occhio. Da quel riuscitissimo “Let In The Light” l'artista di Atlanta non ha mai smesso di tentare nuove strade, senza sconvolgere il suo stile ma soffermandosi ogni volta su diverse sfumature dello stesso, tentando di andare oltre alle conquiste puramente cantautoriali per aprirsi a contaminazioni varie, tra rock, folk, musica da camera, con uno sguardo di favore mantenuto verso il vasto panorama degli anni '90.

Ed ecco che, dopo l'allargamento dello spettro sonoro dello scorso “Honeybee Girls”, la Wright si rimette in discussione: il nuovo “Secret Blood” recupera i toni disperati alla PJ Harvey riscoprendo l'anima indie rock di un album come “Over The Sun” (2004). Ma questa volta si tratta di un rock più strutturato e cerebrale (anche se essenziale, come da tradizione) meno d'impeto, decisamente più orientato alle contaminazioni “post” tipicamente nineties.

Palomino” apre le danze richiamando i momenti più psicotici e scomposti di Lisa Germano, promettendoci un cambio di rotta, una virata verso lidi più sperimentali ed inusuali. Pezzi come “Violent Colors” ci danno una prima conferma di questa nuova fase, tirando in ballo un post rock tesissimo dove ogni lirismo si sfilaccia, a partire da un cantato sofferto e monocorde, sovrastato da atmosfere opprimenti e riff ripetitivi ed incalzanti. “Fractured” prosegue nell'arroventare il clima, facendo esplodere affilate schegge post-core e dedicandosi con particolare attenzione alla ritmica (si conferma di grande valore il batterista Brant Rackley), vero pilastro su cui questo “Secret Blood” vuole reggersi, come ci conferma poco dopo l'infuocata “Commoner's Saint.                                                                                                                                                                                      

Anche “Dim Reader”, nonostante l'apertura ad un melodismo dolente, si regge su un'architettura ritmica di natura portante, fatta di strutture matematiche e possenti, veri e propri richiami post assieme ai ricami chitarristici e ai riverberi atmosferici. “On The Riverside” non fa eccezione: una ballatona in stile tipicamente wrightiano, con quel pianoforte grave a dipingere arie drammatiche e cupe, con quel cantato abbandonato e lievemente strozzato... Ma i corpi estranei sono quelli che maggiormente caratterizzano il brano, partendo dal flebile tappeto electro fino alla base ritmica, lenta e pesante ma dalla funzione strutturante, capace di incorniciare i momenti sonori del brano e catturarli in blocchi che si susseguono interrotti da secche fratture, disturbando un fluire altrimenti sommesso e pacifico. “Merciful Secret Blood Of A Noble Man” completa questo processo, raggiungendo un'armonia tra gli elementi invidiabile, frutto di una maturità acquisita e di una sicurezza nel bilanciare sensibilità pop, ruvidità indie rock, atmosfere da camera e profondità concettuali.                                     

Tra brevi spunti cabarettistici (“Satellites”, “Chair To Room”) e ambient (“Fairgrounds”) e omaggi a band come gli Aerial M (i ricami chitarristici di “In The Needle”) l'album può dirsi concluso.

Una scelta stilistica chiara, netta, in grado di dare compattezza e unitarietà all'insieme dei brani. Si deve però notare, nonostante l'ottima interpretazione e i barlumi di genio che fanno di Shannon Wright una delle più importanti songwriters del decennio, un'incapacità ad innovare realmente il suo percorso: i riferimenti forzati all'ultimo decennio del secolo scorso rendono questo lavoro fuori tempo massimo, anche se senza dubbio gradevole. Una creatura nostalgica, quindi, che trae proprio da questo aspetto gran parte del suo fascino. Un fascino che comunque, va detto, non è ancora appassito.

V Voti

Voto degli utenti: 7,2/10 in media su 14 voti.
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brian 7/10
krikka 9/10
target 6/10
igizu 8/10
REBBY 6/10
gull 7/10

C Commenti

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Marco_Biasio (ha votato 8 questo disco) alle 20:25 del 8 novembre 2010 ha scritto:

Non sapevo assolutamente che Shannon avesse già inciso un nuovo disco! Ottimo, l'ascolto per questo novembre è fissato. Grazie Matteo.

stonmax (ha votato 8 questo disco) alle 11:31 del 9 novembre 2010 ha scritto:

Recensione azzeccata, disco bellissimo.

tarantula (ha votato 8 questo disco) alle 19:18 del 9 novembre 2010 ha scritto:

Devo dire che "Let the light in" non mi aveva convinto appieno anche perché le mie aspettative verso Shannon Wright sono sempre altissime in quanto i lavori precedenti sono dei capolavori. Più che altro, lamentavo una perdita della rabbia che aveva infuocato i duoi migliori brani. Quest'ultimo, nella prima parte del lavoro , recupera quel furore e si attesta su livelli altissimi. Peccato che la seconda parte del disco si acquieti un pò troppo.

brian (ha votato 7 questo disco) alle 11:01 del 11 novembre 2010 ha scritto:

è brava, poco da fare. speriamo che non abbia già raggiunto il suo massimo, sarebbe troppo poco

Marco_Biasio (ha votato 8 questo disco) alle 19:05 del 21 novembre 2010 ha scritto:

Caspita che bel disco. Sinceramente non me lo aspettavo, "Honeybee Girls" aveva assolutamente un suo perchè ed un paio di brani killer ma era complessivamente di molto inferiore a "Let In The Light". Questo "Secret Blood" mi sembra una via di mezzo tra gli episodi più cattivi di PJ Harvey (in "Commoner's Saints" si arriva al noise puro) e le ballate pianistiche di classica fattura wrightiana (tipo "Satellites" o "Dim Reader") con un uso, però, più diffuso e massicio delle chitarre. La già citata "Commoner's Saints", "Merciful Secret Blood Of A Noble Man" e "In The Needle" le mie preferite.

stonmax (ha votato 8 questo disco) alle 7:48 del 22 novembre 2010 ha scritto:

Qualcuno di voi ha avuto la fortuna di vederla live il 17 a Verona? Io purtroppo ero reduce dal concerto dei National del giorno prima Mi sa che mi son perso qualcosa di bello

NathanAdler77 (ha votato 8 questo disco) alle 23:04 del 12 gennaio 2011 ha scritto:

Chair To Room

Gran disco, più essenziale e urgente di "Honeybee Girls", e lei al solito lascia il segno sia nelle ballate di lunatica bellezza ("On The Riverside", "In The Needle", "Under The Luminaries") che nelle asprezze tra post-rock e noise ("Violent Colors", "Dim Reader", "Fractured", "Commoner's Saint"). A metà strada tra Lisa Germano e PJ Harvey oggi c'è Shannon, fortissimamente. Ottima rece, Cas.

REBBY (ha votato 6 questo disco) alle 9:26 del 24 gennaio 2011 ha scritto:

Ricordo, Shannon Wright l'avevo conosciuta, ormai quasi quattro anni fa, proprio su queste pagine grazie alla fenomenale recensione di madamoiselle

Nadine Otto (ma dove sei finita pervenere?). Parlava di quello che è poi diventato uno dei 15/20 album che ho più ascoltato del 2007 e che rimane ancor oggi, a mio giudizio, il suo più bello: Let in the light. Condivido la chiara (bene esplicativa) rece di Cas con l'unico appunto che fa "finire" il disco con In the needle. Ma come, la mia preferita (Under the luminaires) è subito dopo? eheh Piacevoli anche Dim reader, On the riverside e In the needle.

REBBY (ha votato 6 questo disco) alle 16:04 del 24 gennaio 2011 ha scritto:

Mi accorgo ora che sia io che Cas abbiamo invertito le parole del "riuscitissimo" album del 2007 di Shannon Wright. Infatti se clicchiamo sul titolo in grassetto di questo LP all'interno della rece non andiamo a finire su quella di Nadine....Il titolo corretto è Let the light in. Il fatto è che sia io che Cas una volta entrati in quella luce abbiamo poi forse voluto rimanerci eheh.

Cas, autore, alle 16:09 del 24 gennaio 2011 ha scritto:

RE:

In realtà credo che il titolo giusto sia proprio "Let in the Light", come confermato dalla copertina tra l'altro

REBBY (ha votato 6 questo disco) alle 16:21 del 24 gennaio 2011 ha scritto:

Giusto! Allora è sbagliata la titolazione nella rece di Nadine eheh

gull (ha votato 7 questo disco) alle 12:09 del 4 dicembre 2013 ha scritto:

Questo lo avevo un po' snobbato all'epoca, perso nel mezzo di mille uscite. L'ho recuperato solamente nelle ultime settimane. Ennesimo buon lavoro di una grandissima artista, sottovalutatissima. Già solo l'iniziale "Palomino" basterebbe per rendere l'ascolto necessario.

gull (ha votato 7 questo disco) alle 16:52 del 4 dicembre 2013 ha scritto:

Devo essere rimbecillito, ascoltavo "Fractured" che è la bellissima terza traccia e ho scritto "Palomino" che è il pezzo abbastanza anonimo che apre le danze. Abbattetemi!