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R Recensione

7/10

Teleman

Brilliant Sanity

Sono i tempi a cambiare, non i Teleman/Pirates. Loro stanno “semplicemente” al passo. Sì, perché il senso di continuità tra la vecchia e la nuova formazione dei fratelli Sanders è forte, fortissima. Vero, con i Teleman tutto vira verso un pop krauto e minimalista, tuttavia i torpori britrock che avevano contraddistinto uno dei suoni più riconoscibili del pop inglese degli ultimi anni non vengono per niente accantonati ma, anzi, risistemati e aggiornati secondo il gusto corrente.

Brilliant Sanity” procede dunque lungo la via segnata da “Breakfast”, andando però a lavorare su un suono più strutturato e al contempo più disinvolto: si dialoga sempre con motorik e synthpop, ma il controllo degli sviluppi melodici è pari al lavoro sulle texture (Dan Carey alla produzione), per una profondità e un’efficacia inedite.

L’opening “Düsseldorf” parla da sé: il loop di synth detta la metrica saltellante, subito spalleggiato da un drumming squadrato e compatto, mentre la chitarra di Thomas Sanders lavora di taglio alla maniera dei migliori Franz Ferdinand, il tutto in un continuo, irresistibile, crescendo (le trame si approfondiscono progressivamente, fino all’espansione della coda). Una verve frizzante e allo stesso tempo ieratica (la voce di Sanders alterna un’interpretazione enfatica a toni più dimessi e vellutati) che ritroviamo in “Glory Hallelujah”, “Superglue”, “English Architecture”, perfettamente riuscite nel mischiare un’elettronica plastica e giocosa ad una scrittura pop tutta british (“Canvas Shoe”, splendidamente beatlesiana).

C’è poi un’altra faccia della medaglia che emerge tra i solchi di questo “Brilliant Sanity”: lo spazio. In pezzi come “Fall In Time”,Tangerine”, o ancora “Drop Out”, le strutture serrate si sciolgono, nel primo caso, in lente spianate di accordi di piano, oppure si lanciano in vigorose sferzate space (“Drop Out”, in particolare, è un’interessante fusione tra le meccaniche kraut dei Toy e la tipica forma canzone degli ex Pirates). Per muoversi bene nello spazio occorre innanzitutto una buona consapevolezza di sé, poi dell’ambiente in cui ci si muove: ecco, i Teleman con il loro secondo disco dimostrano di aver sviluppato entrambe le capacità.

A contraddistinguere la proposta della band londinese è la compostezza, il non essere mai sopra le righe, nemmeno nei momenti più concitati. Una britishness esasperata. Come al Koko, in Camden Town, durante la penultima tappa del tour inglese: i musicisti suonano alla grande ma educatamente, l’unico a concedere sussulti plastici è il bassista Pete Cattermoul. Anche quando i pezzi vengono prolungati in fragorose code espanse i quattro rimangono composti, tra un Amamiya dedito al suo beat metronomico e un Thomas Sanders rigido al microfono che dispensa sorrisi alle prime file. Eppure l’impressione non è quella di rigidità, quanto di dedizione: solo la musica conta, e la risposta entusiasta del (variegatissimo) pubblico ne è la prova. “Brilliant Sanity” è la fotografia di una band in pieno vigore. Non lascerà delusi.

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