The Good Life
Help Wanted Nights
The Good Life è il progetto indie-pop di Tim Kashner, leader di uno dei gruppi rock più sottovalutati degli ultimi anni: quei Cursive il cui percorso si è però dimostrato purtroppo declinante, specie dopo l’ultimo, deludente Happy hollow (2006). Se i Cursive sono uno dei gruppi più violenti e malinconici del campo emo-indie rock i Good Life ne sono il corrispettivo in campo indie-pop, limitandone le tinte tragiche ma consentendo ugualmente affinità e parallelismi con gruppi non certo frivoli come Okkervill River, Bright Eyes e Arab Strap. Il vero botto del gruppo è in realtà un lavoro quasi cantautoriale di Kashner: alludo al meraviglioso Album of the year (2004), di fatto un album di folk-songwriting che conferma la potenza e le capacità di scrittura di un artista venuto alla ribalta un decennio fa (nei Cursive) con uno dei dischi più sofferti e drammatici mai ascoltati dal sottoscritto: Such blinding stars for staving eyes (1997).
Help wanted nights non bissa i livelli mostruosi di Album of the year ma si mantiene su buoni standard di ascolto con un pop-folk molto gradevole da ascoltare con pochissime cadute di livello. Un album compatto che sfodera una decina di brani semplici e di facile ascolto che riescono però a conquistare con la loro leggerezza sonora e con la solita maestria di Kashner al cantato, capace di conferire al brano più banale un tessuto emozionale notevole. Difficile trovare picchi da celebrare, così come difficile diventa anche trovare pecche voluminose (si avvicina forse la poco ispirata Heartbroke pop) in un disco davvero bene equilibrato, con brani notevoli come Little bit more (splendido riff spigliato e gioviale) e You don’t fell like home to me (grande raffinatezza) ma che nel complesso gode più che altro di una buona alternanza tra episodi pop alla Shins (Keely aimee, Playing dumb) e momenti più riflessivi e malinconici (On the ticket fence, So let go con i suoi echi di chitarra distanti ma suggestivi) passando per ballate distorte (Your share of men) e splendide rivisitazioni letterarie (Some tragedy rievoca la vicenda di Romeo e Giulietta in maniera intensa grazie agli splendidi arrangiamenti) fino alla finale Rest your head, una buona escalation in cui spicca il testa a testa tra una fulgida chitarra elettrica e un vivace organetto in una battaglia sonora che si spegne lentamente in lontani riverberi.
Help wanted nights è un lavoro non certo devastante, ma strutturato abbastanza bene da non poter essere snobbato. Anche perché risulterebbe peccato mortale snobbare ulteriormente un personaggio come Tim Kashner.
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