The Twilight Sad
Fourteen Autumns And Fifteen Winters
Grande risalto per l'esordio dei Twilight Sad, formazione a quattro, scozzesi, di Glasgow per l’esattezza. Dopo solo una manciata di concerti, a quanto si mormora memorabili per inventiva e per ampio uso di strumenti classici, computer programming e diavolerie varie, il gruppo si chiude in uno studio e autoproduce un demo di quattro brani recapitandolo alla Fat Cat records: da lì all’esordio il passo è breve.
Ad accoglierci nella traccia d’apertura Cold Days from the Birdhouse troviamo l’accento pesantemente scozzese del frontman (e deus ex machina) James Graham, unica peculiarità di rilievo del disco, ma anche, per chi scrive, fonte di un certo imbarazzo: l’impressione è quella di sentire una sorta di incrocio tra il bidello Willy della versione inglese dei Simpson e Billy Bragg.
E forse questa bizzarra (e non del tutto piacevole) sensazione auditiva va ad inficiare irrimediabilmente il giudizio di chi scrive. Fatto sta che, pur riconoscendo al gruppo un abile uso di trame sonore sovrapposte con abilità, una certa vena ipnotica ed una solennità a tratti intrigante, l’impressione è di ritrovarsi di fronte all’ennesimo album ruffianamente in odor di shoegaze: deflagrazioni chitarristiche alla My Bloody Valentine come se piovesse quindi, ma anche aperture space che possono lontanamente ricollegarsi ai connazionali Mogwai e linee melodiche e vocalizzi Morrisseyani .
Il canovaccio, già di per sé non rivoluzionario, si ripete stancamente e inesorabilmente per l’intero album, alternando quiete e rumore, inscenando sfuriate elettriche e barriere di suono che si innalzano meccanicamente con moto alternato, sfruttando la formula (peraltro già usurata) fino allo sfinimento: e giunge quasi come una manna dal cielo la bella titletrack strumentale, con i suoi lievi tocchi di piano e le sue distorsioni nebulose.
Epilogo di un disco in cui l’abilità nella scrittura delle lyrics di Graham, pur notevole, non riesce a riscattare una vena melodica eccessivamente monocorde, che le barriere soniche alzate sembrano quasi desinate a celare, più che valorizzare. Un’ipotesi sensata è che in studio non si sia riusciti a catturare quella magia live che i ben informati riportano come punto di forza della band. Resta il fatto che, onestamente, difficilmente ci si troverà a strapparsi i capelli per questo triste crepuscolo.
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The Twilight Sad Forget The Night Ahead
Peter Gabriel Peter Gabriel 3
David Bowie The Next Day
Mirrors Lights and Offerings
Japan Quiet Life
AA. VV. Brand Neu!
John Grant Pale Green Ghosts
Piano Magic Part Monster
Blur Blur
Au Revoir Simone The Bird Of Music
Richard Hawley Lady's Bridge
The Twilight Sad Forget The Night Ahead
Deerhunter Cryptograms
Gravenhurst The Western Lands
Billy Bragg Talking With the Taxman About Poetry
Asobi Seksu Hush
Belle And Sebastian If you are Feeling Sinister
Spacemen 3 The Perfect Prescription
The Raveonettes Lust Lust Lust
Youth Group Casino Twilight Dogs
My Bloody Valentine This Is Your Bloody Valentine
Blonde Redhead 23
My Bloody Valentine Loveless
Belle And Sebastian Tigermilk
Film School Hideout
No Age Nouns
Frightened Rabbit Pedestrian Verse
The Twilight Singers Dynamite Steps
Curve Doppelganger
Marco_Biasio
The_Boy_Racer