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R Recensione

6,5/10

The Vaccines

Come of Age

Quello che ci piaceva nell'esordio dei Vaccines era il mood licenzioso e cazzaro adatto per adolescenze (e post-adolescenze) ormonali e sudaticce. L'approccio british era scosso da un'urgenza power-pop capace di infilare un pezzo dopo l'altro senza un attimo di noia. Pezzi brevi e fragorosi, capaci di mettere d'accordo i Ramones, gli anni '50 e i Replacements, nonché di spaziare in un immaginario giovanilistico ciondolante tra scopate post-abbandono (Post Break-up Sex) e disperazione da cuori infranti (A Lack of Understanding).

Questa volta, dopo il successo riscosso dal fortunato esordio, la band di Justin Young ci riprova tentando di eguagliare il precedente carisma. Però, purtroppo, non tutto è filato liscio: sarà che la maturità arriva per tutti, sarà che l'ansia da prestazione è un problemaccio, ma se c'è una cosa che non si sente nel nuovo Come of Age è l'immediatezza. Non che sia un problema di per sé, eppure l'impressione è quella di un calderone poco omogeneo dove i nostri tentano di muoversi attraverso uno spettro sonoro più ampio e ricercato, senza però padroneggiare del tutto la disinvoltura richiesta da una tale operazione. Tanta America, tanti Strokes, tanta cura nella produzione (merito di Ethan Johns): tutte buone cose, se non fosse che se prima ogni pezzo era una potenziale hit, qui gli assi nella manica si riducono sensibilmente.

 

Si parte con No Hope e già sorgono i primi dubbi: buon pezzo, con quel ritornello ficcante che rimane in testa, ma la somiglianza con la band di Casablancas è davvero impressionante. Gli altri pezzi, dal canto loro, oscillano -ora con buoni risultati ora con qualche forzatura di troppo- tra un ampio spettro cromatico nel quale è più che evidente il tentativo di dare nuovi sbocchi alla proposta della band londinese, tra le reminiscenze fifties di I Always Knew (con i suoi vibrato che ricordano alcune produzioni di Joe Meek), il garage cupo di Ghost Town (a metà tra uno stomp e uno psychobilly), il piglio scatenato di Bad Mood, il brit-pop di Aftershave Ocean (forse il brano meno Vaccines del lotto), l'orecchiabilità pop di Weirdo e il rock anni '70 della testosteronica (nonostante il titolo) I Wish I Was I Girl.

 

Tra effetti, tremolo, muri sonori e divagazioni stilistiche (che coinvolgono perlopiù le prestazioni chitarristiche, capaci -queste sì- di compiere un salto di qualità che potrebbe diventare un vero punto di forza in futuro), i Vaccines hanno dato alle stampe un album che scorre liscio, senza però generare intorno a se quel fascino che il primo lavoro raccoglieva a palla. Niente di drammatico, ma nemmeno di particolarmente degno di nota. What Did You Expect from the Vaccines? Qualcosina di più, a dir la verità. Sarà per la prossima volta, speriamo.

V Voti

Voto degli utenti: 5,9/10 in media su 8 voti.
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Noi! 7/10
mavri 5/10

C Commenti

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Peasyfloyd (ha votato 5,5 questo disco) alle 10:42 del 22 agosto 2012 ha scritto:

era inutile l'esordio. Paradossalmente questo migliora un pelo ma resta brutto.

Noi! (ha votato 7 questo disco) alle 19:55 del 22 agosto 2012 ha scritto:

Anche a me è piaciuto più dell' esordio. Un ottimo disco.

nebraska82 (ha votato 5,5 questo disco) alle 15:07 del 31 ottobre 2012 ha scritto:

arrivati spompati alla prova della verità, peccato.