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R Recensione

8,5/10

The War on Drugs

Lost In The Dream

Slave Ambient”, visto oggi, e visto soprattutto alla luce di questo “Lost In The Dream”, acquista maggior peso: un disco che, di fatto, covava in forma nemmeno troppo embrionale tutti gli elementi che ritroviamo in fase matura nella splendida fatica di quest'anno. Allora, liberatosi dai rami secchi (leggasi Kurt Vile), Adam Granduciel faceva passi da gigante esprimendo tutta la sua incontenibile capacità autoriale e la sua verve sperimentale in uno dei grandi album di quel 2011. E sì, c'era un po' di kraut e un po' di Dylan, erano evidenti i legami con una canzone americana ben radicata nel DNA della band, ma a tutto questo faceva da geniale contraltare una vena psichedelica e ambientale fatta di strati su strati di synth e riverberi chitarristici. Oggi, come si diceva, è il tempo della maturità. Le poche (poche davvero) sbavature dell'album di tre anni fa qui scompaiono del tutto, le componenti sperimentali trovano una sistemazione ben più organica, divenendo parte non scomponibile dello scorrere dei brani, il songwriting si affina rendendosi autorevole, a tratti maestoso. Il gioco è fatto: una sorta di “Yankee Hotel Foxtrot” degli anni '10, un capolavoro di sintesi tra generi che inventa una sorta di space-heartland rock, operando sulla recente tradizione americana (Dire Straits, Bruce Springsteen, Tom Petty) facendole vestire panni ibridi, frutto di espansioni sonore che potremmo sommariamente ricondurre al contemporaneo recupero di certa neo-psichedelia sfumata ed espansa.

Under The Pressure” sancisce questo nuovo corso definendo un processo compositivo che sarà marchio di fabbrica dell'album tutto: un flusso ininterrotto sviluppato su pochi accordi, irrobustito progressivamente da arrangiamenti strutturanti, che danno profondità e consistenza dreamy al songwriting di Granduciel. Pennellate traslucide di chitarra, rintocchi echeggiati di piano, ondeggiare di layers di synth (senza contare il sax che si infila di traverso nei rari spazi delle textures): il tutto sospinto da una ritmica battente che si annulla con la lunga e rarefatta coda ambient del finale. Arrangiamenti strutturanti, si diceva, dediti allo sviluppo verticale dei brani, al legame fluido delle parti, in un continuo ondeggiare tra ispessimenti sonori in espansione ed implosioni ovattate, alimentando una perpetua tensione estatica, mentre le composizioni sfoggiano una grande dimestichezza melodica: si prenda la splendida “Red Eyes”, brano dall'anima indie-pop canalizzato in un crescendo incessante, immerso in una soluzione sonora che si allarga seguendo le linee droniche di synth e il motivo colorato di chitarra solista; o anche il capolavoro “An Ocean In Between Waves”, che si dipana a partire da un fitto nugolo di riverberi sfumati che evolvono progressivamente facendosi più fitti ed infuocati, accompagnando un Granduciel in stato di grazia attraverso uno dei pezzi più convincenti del lotto. I brani memorabili sono però tanti: “Eyes To The Wind” è da amore istantaneo, così come “Burning”, gioiellino folk-rock di chiara ispirazione Springsteeniana.

Non mancano, poi, deviazioni consistenti, seppur pienamente integrate nell'estetica complessiva: “Disappearing” si contamina delle incursioni sophisti-pop del Destroyer di “Kaputt”, immergendo la composizione in una soluzione onirica e dai contorni sfumati, dove ogni elemento è utilizzato per creare consistenze liquide, fluide: dal basso fretless, alle parti riverberate di piano, fino agli strascichi di armonica e steel guitar. E anche qui lo sforzo principale è quello di creare atmosfera, come si capisce dalla lunga coda in lento fading. “Suffering”, dal canto suo, rappresenta la ballad definitiva, mettendo tutti gli elementi finora passati in rassegna al servizio dell'andamento morbido del brano in questione, immerso nei riverberi di synth e nei rintocchi di wurlitzer.

Un album, questo “Lost In The Dream”, che ha richiesto, non a caso, un lungo tempo di gestazione (le registrazioni sono partite a fine 2012): sforzi premiati, perché la band di Adam Granduciel spicca definitivamente il volo, raggiungendo un sontuoso traguardo. Un disco che fa qualcosa di grande, imponendosi da subito come un lavoro con il quale, d'ora in poi, si dovranno necessariamente fare i conti.

V Voti

Voto degli utenti: 7,8/10 in media su 32 voti.
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giank 8/10
zagor 7/10
creep 7,5/10
loson 8/10
target 6/10
cnmarcy 7,5/10
bonnell 7,5/10
egon72 7/10
Lepo 6,5/10
brian 7,5/10
xxx 9/10
Santi 7,5/10
max997 8/10
Gianvi27 8,5/10
REBBY 7,5/10

C Commenti

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Jacopo Santoro (ha votato 8 questo disco) alle 10:10 del 25 marzo 2014 ha scritto:

Disco veramente eccezionale, trascinante.

Atmosfera dreamy creata ad arte, mediante la voce "delayata", "reverberata", o la batteria sovente campionata, in loop, che varia di rado, o le trame oniriche della chitarra e delle (impercettibili) tastiere, il basso fretless a far da tappeto sonoro.

Si passa da ritmi sostenuti (Red Eyes, Under The Pressure, An Ocean...) a toni più lenti e pacati (Suffering, Disappearing), a episodi più classici e lineari, e per questo per me meno interessanti (Eyes To The Wind, Lost In The Dream, a metà tra Springsteen ed Eagles). L'afflato del Boss torna in Burning, ma è una presenza costante in tutto l'album. Costante come l'anima-Dire Straits degli anni '80. C'è anche un pizzico di Pink Floyd, soprattutto nella strumentale, psichedelica The Haunting Idle.

Diversi momenti memorabili: basti pensare all'assolo centrale stropicciato di Disappearing, l'esordio di In reverse, il passo rapido di alcuni pezzi, l'elettrica sempre ispirata, la voce effettata che usa una metrica veloce, immediata, non si dilata, ma per questo è congeniale.

Tagliare le code mastodontiche di qualche brano avrebbe forse giovato per una miglior compattezza del disco. Ma c'è una specie di idea di espansione e ciclicità che Granduciel vuole rispettare, e ogni canzone sfuma pian piano.

Per ricercatezza di suoni e arrangiamenti, maturità del songwriting, capacità di creare atmosfera (quella giusta), espressività della chitarra, questo album si colloca già tra i capostipiti dell'anno Duemilaquattordici. Si finisce irrimediabilmente "persi nel sogno". E che sogno.

target (ha votato 6 questo disco) alle 19:59 del 25 marzo 2014 ha scritto:

Ricopio da rateyourmusic: "Empty epic. That's very up-to-date, in its traditional way. Interesting but not always enjoyable and most of the time only inertial (just like our times)." Nel senso: è un disco più interessante che bello, per me. Lunghe cavalcate epiche, ma di un'epica vuota, in cui c'è tutto ma mancano i protagonisti - i motivi per essere epici davvero. E quindi diventa un'epica di sé, con queste code infinite, queste parti strumentali lasciate scorrazzare. Molto attuale, dunque, nonostante la base ultra-canonica e da vecchio Springsteen. "Red eyes" e "Disappearing" le mie preferite.

Jacopo Santoro (ha votato 8 questo disco) alle 1:40 del 26 marzo 2014 ha scritto:

Cosa intendiamo, qui, per epica?

(I due pezzi da te citati, Fra, sono anche per me i migliori)

target (ha votato 6 questo disco) alle 10:07 del 26 marzo 2014 ha scritto:

Intendiamo il racconto di grandi imprese. Spicca, cioè, che ci siano tutti gli strumenti e gli elementi delle vaste narrazioni americane, fatte di sudore e spazi allargati pieni di cose, ma dentro alla cornice le parole sono misurate, le parti strumentali hanno la meglio, la batteria - come scrivi - va in loop, le chitarre fanno "trame oniriche", e, insomma, ci si mette tutto ciò che epico non è, semmai lirico.

Cas, autore, alle 10:26 del 26 marzo 2014 ha scritto:

un ulteriore elemento di fascino, per me: l'epica -che in effetti è elemento ben presente- è decodificata, polverizzata, decontestualizzata. non il "machismo" dal volto umano di Springsteen, non la connessione con un'americanità carnale, ma l'elevazione, la perdizione, il sogno. io la trovo un'operazione tutt'altro che vuota, anzi, frutto di un reale processo di smarcamento, di innovazione. è una cosa quasi alla Walt Whitman

zagor (ha votato 7 questo disco) alle 10:52 del 26 marzo 2014 ha scritto:

Io con l' Epica sono rimasto fermo alla prima media: Iliade, Odissea, Eneide....bel dischetto, roots rock usa che incontra l'europa, Wilson e Waterboys rivisitati insomma.

zagor (ha votato 7 questo disco) alle 10:53 del 26 marzo 2014 ha scritto:

pardon WIlco, non WIlson, i Beach Boys non c'entrano nulla.

Franz Bungaro (ha votato 7 questo disco) alle 12:07 del 26 marzo 2014 ha scritto:

...vabbè, se per questo anche Wilson c'entra poco con i Beach Boys (intelligenti pauca)...

cmq sia...l'ascolto da giorni ormai..bello è bello (per quanto niente di imprescindibile)...ma a dirla tutta, l'ultimo di Kurt Vile mi era piaciuto molto di più (altro che secco, il ramo secondo me è più verde dell'albero )...vengono in mente Real Estate, Springsteen, Primal Scream, Bryan Adams, Mark Knopfler (vabbè, Kurt Vile, ma qui è un corto circuito)...ripeto, meglio l'ultimo Kurt Vile, ma cmq un bel disco...(che però alla lunga stanca un pò)

target (ha votato 6 questo disco) alle 10:56 del 26 marzo 2014 ha scritto:

Anche per me è un elemento di fascino (l'unico). Il riferimento alla vuotezza di questa epica voleva senz'altro essere un complimento.

hiperwlt (ha votato 8 questo disco) alle 9:33 del 26 marzo 2014 ha scritto:

Splendido - non l'avrei mai detto. Cas, gran recensione

Cas, autore, alle 10:28 del 26 marzo 2014 ha scritto:

grazie Mauro, contento che ti sia piaciuto! (perché non l'avresti mai detto? non ricordo se Slave Ambient ti aveva colpito o no...)

hiperwlt (ha votato 8 questo disco) alle 10:50 del 26 marzo 2014 ha scritto:

Ci sono passato sopra un po' distrattamente, al tempo.

Perché sono le premesse, la genetica del sound (l'"heartland rock", come incasellato da te) che non fa proprio parte del mio background: però, l'uso evocativo dell'elettronica e della psichedelia ha aiutato ad apprezzarlo...mi ha davvero ammaliato. C'è da dire che ho bisogno di razionalizzarlo meglio, questo "Lost in the Dream": l'otto è di pancia, e già vuol dire molto.

Andrò a riprendere "Slave Ambient"

Jacopo Santoro (ha votato 8 questo disco) alle 16:53 del 26 marzo 2014 ha scritto:

Noto con rammarico che nel tour europeo non fanno tappa in Italia. Credo anche che sia abbastanza scandaloso.

Franz Bungaro (ha votato 7 questo disco) alle 16:53 del 27 marzo 2014 ha scritto:

se può servire ad alleviare la tua "sofferenza", Kurt Vile ha appena annunciato una data in Italia, il 3 aprile a Milano...

Jacopo Santoro (ha votato 8 questo disco) alle 21:37 del 27 marzo 2014 ha scritto:

Grazie Franz.

salvatore alle 17:18 del 27 marzo 2014 ha scritto:

Non mi piace. Epico, sì, decisamente.

The musical box alle 15:01 del 28 marzo 2014 ha scritto:

Fantastico...Burning e la title track su tutte

redbar alle 8:24 del 3 aprile 2014 ha scritto:

Al primo ascolto ci sento molto dei Blue Nile

redbar alle 8:24 del 3 aprile 2014 ha scritto:

Al primo ascolto ci sento molto dei Blue Nile

redbar alle 8:24 del 3 aprile 2014 ha scritto:

Al primo ascolto ci sento molto dei Blue Nile

nebraska82 (ha votato 8 questo disco) alle 14:27 del 3 aprile 2014 ha scritto:

effettivamente il sax in "suffering" è molto sophisti pop!

REBBY (ha votato 7,5 questo disco) alle 11:58 del 10 maggio 2014 ha scritto:

Concordo quasi su tutto con la bella rece. di Matteo ed in particolare trovo che il secondo capoverso sia una mirabile sintesi recensoria (soprattutto con i miei omissis eheh). "Le ...sbavature dell'album di tre anni fa scompaiono ..., le componenti sperimentali trovano una sistemazione ben più organica, divenendo parte non scomponibile dello scorrere dei brani, il songwriting si affina rendendosi autorevole, a tratti maestoso. Il gioco è fatto: una sorta di Yankee hotel foxtrot degli anni '10, un capolavoro di sintesi tra generi che inventa una sorta di space-heartland rock, operando sulla ...tradizione americana (Dylan, Springsteen, Petty, Dire straits,...., Wilco) facendole vestire panni ibridi, frutto di espansioni sonore che potremmo sommariamente ricondurre al contemporaneo recupero di certa neo-psichedelia sfumata ed espansa."

E' vero che gli ingredienti c'erano già tutti anche in Slave ambient, ma la erano proposti in insalata, ancora ben distinti (talvolta persino un brano in un modo ed uno in un altro), qui sono meglio dosati e soprattutto amalgamati e cucinati in modo mirabile. Lo chef è stato molto più bravo sto giro, non basta mezzo punto Cas per sintetizzare ila differenza di valore tra i due album.

Cas, autore, alle 14:56 del 12 maggio 2014 ha scritto:

grazie per il commento Rebby! è vero, il disco meriterebbe almeno mezzo punto in più: rispetto al precedente lavoro si fanno passi da gigante. sono stato eccessivamente prudente, ma spero che il concetto sia chiaro: discone!

swansong alle 19:18 del 14 maggio 2014 ha scritto:

A parte qualche canzone "rubata" dal tubo, non conosco l'album, ma mi intrigano parecchio le sonorità liquide, dilatate e psichedeliche quindi credo che, a breve, me lo procurerò.

P.S. Ma qualche venetta "verviana" la sento solo io?

Jacopo Santoro (ha votato 8 questo disco) alle 23:13 del primo giugno 2014 ha scritto:

Spuntano due date italiane, estive...

REBBY (ha votato 7,5 questo disco) alle 20:49 del 14 giugno 2014 ha scritto:

Qualche minuto fa, mentre il mio stereo riproduceva Red eyes, mi son venuti in mente gli Arcade fire. Io dico che qualcosina ci azzeccano anche loro eheh

bonnell (ha votato 7,5 questo disco) alle 11:02 del 2 luglio 2014 ha scritto:

Il genere di partenza non è il mio e probabilmente mai lo sarà, ma devo dire che mi ha conquistato con il passare del tempo grazie ad alcune deviazioni più vicine al mio modo di sentire! Positivamente stupefatto!

egon72 (ha votato 7 questo disco) alle 13:40 del 2 luglio 2014 ha scritto:

Disco un po' sopravvalutato. "Red eyes" è bellissima ma il resto dei brani è senza spina dorsale. Semplici accordi di chitarra e note minimali di tastiere e fiati qua e là possono creare atmosfere accattivanti ma alla lunga non so cosa resterà.

Cas, autore, alle 15:18 del 8 luglio 2014 ha scritto:

che classe da Letterman!

Jacopo Santoro (ha votato 8 questo disco) alle 16:47 del 8 luglio 2014 ha scritto:

Che bomba!

Cas, autore, alle 14:02 del 14 ottobre 2014 ha scritto:

zagor (ha votato 7 questo disco) alle 21:19 del 14 ottobre 2014 ha scritto:

ahahahah bellissima....un po' di sano dissing non fa male, ai riferimenti a john fogerty e ai capelli zozzi del cantante sono caduto dalla sedia LOL

Jacopo Santoro (ha votato 8 questo disco) alle 12:38 del 24 novembre 2014 ha scritto:

Adam Granduciel nuovo messia di ogni popolo.