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R Recensione

7/10

Various Artists

Fire Records loves New Zealand

Dear Fire Records, we love New Zealand too!

Lanciatissima nella sua missione di diffusione culturale, la Fire Records -impegnata, oltre che nel campo delle nuove uscite, anche in quello delle ristampe, delle antologie e delle collezioni (ne citiamo una: “Firestation Towers: 1986-1989”, dedicata ai grandi Close Lobsters, prevista per settembre)- dà il via alla sua campagna neozelandese.

Parte di un'operazione più vasta che ha coinvolto prima i Chills (“The BBC Sessions”) e che vedrà presto uscire il boxset contenente i tre album registrati tra il 1988 e il 1993 dai Jean-Paul Sartre Experience, “Fire Records loves New Zealand” svolge la funzione di stuzzicante teaser, facendo luce su un team di vecchie glorie e nuove promesse provenienti dall'altro capo del mondo.

Dei Surf City (da Auckland, qui presenti con la loro “One Too Many Things”) e dei Chills (originari di Dunedin, qui con la bellissima “Wet Blanket”, tratta dalle Peel Sessions del 1985), si è già parlato su queste pagine. I The Jean-Paul Sartre Experience rappresentano invece una novità: tra i nomi di punta della scena alternativa neozelandese, vicinissimi ad un gusto britannico incastrato tra C86 e lo-fi, la band di Christchurch si presenta con la giocosa “I Like Rain”, filastrocca psichedelica a base di motivetto giocoso e minimale di tastiera: un gioiellino dissepolto. Concittadini dei Chills, gli Snapper ci vengono presentati con la loro “Snapper and the Ocean” (dal singolo “Dark Sensations” del 1991), ipnotico noise rock dalle forti venature kraut (un recupero sdoganato definitivamente solo pochi anni fa). Gli Orchestra of Spheres (giovane realtà di Wellington), con il loro funk-punk epilettico e contorto (“Numbers”), si mischiano alla perfezione con quanto finora ascoltato, per un continuo mischiare le carte, rendendo arduo per l'ascoltatore distinguere tra proposte vintage e novità. E così completano la breve raccolta i fascinosi Opossom, col pop psichedelico di marca Tame Impala di “Blue Meanies”, gli storici shoegazer Bailter Space (qui con la loro “Films of You”, da “Trinine”, 2013), e i Garbage & the Flower, con il loro folk sperimentale e dronico (“Carousel”).

Una cartolina che riesce non solo a mettere la pulce all'orecchio su vecchie e nuove realtà, ma che si dimostra dotata di una sua personalità autonoma, mescolando senza soluzione di continuità un repertorio sparso su oltre trent'anni. La Nuova Zelanda ha un passato e un presente che forse sarebbe il caso di riconsiderare.

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