R Recensione

8/10

Yo La Tengo

Ride the Tiger

Ira Kaplan scrive comunque canzoni che si ricorderanno a lungo, per il semplice fatto che ricordano canzoni che si ricorderanno a lungo. Kaplan e` un computer progammato per replicare lo stile di quei pochi complessi che nessuno ha mai messo in discussione, a cominciare dai Velvet Underground. E` un critico, e sa cosa i critici non potranno mai permettersi di criticare. Una volta svelato, il trucco puo` mostrare dei limiti, ma rimane sempre un trucco efficace.” Piero Scaruffi (critico dalla reputazione criticata)  

Lo Scaruffone va letto, c’è poco da fare, perché ogni tanto ci prende, e quando lo fa, lo fa alla grande, come in questa perfetta inquadratura del gruppo proveniente dal New Jersey. A partire dal riferimento ai Velvet Underground viene identificata subito la base principale degli Yo La Tengo, la stessa da cui diventò evidente partire per una buona fetta di indie-rockers che fiorì a metà anni ’80, in reazione a quell’eccesso di raffinatezza nelle produzioni sempre più sintetiche e patinate delle musiche da classifica di inizio decennio.

Gli Yo La Tengo si inseriscono dunque in quel filone sponsorizzato da molti critici (tra cui un giovane Simon Reynolds) che proponeva un recupero di sonorità rockettare e psichedeliche del decennio d’oro pre-punk. È la riaffermazione della chitarra come strumento per eccellenza della musica rock, in barba alle sperimentazioni e alle digitalizzazioni sempre più in voga nell’epoca, sulla scia delle sempre più complessa musica elettronica. È la riscoperta della melodia semplice e diretta, del riff primordiale, dell’assolo inutile ma bello, e di un certo particolare “bel canto”.

Eppure non è ovviamente tutto qua, non ci si ferma solo ai ‘60s, almeno per quanto riguarda i nostri. Se l’esperienza punk viene rigettata dal gruppo non lo è invece quella new wave, sia nelle sue prime fasi (Television, Feelies) che in quelle ormai talmente distanti da diventare di fatto nuovi filoni (l’intero scenario del Paisley Underground, dai Dream Syndicate ai Green on Red). Ride the tiger è quindi un album estremamente complesso ed eterogeneo, che assomma numerose influenze riproposte non in maniera formalista bensì rielaborate con fini propositivi e innovativi, tanto da fare degli Yo La Tengo un punto di riferimento fondamentale per l’intero panorama alternative-rock a seguire.

Ci vuole poco in fondo, quando si ha il talento compositivo e critico di Ira Kaplan, motore del gruppo assieme alla batterista-consorte Georgia Hubley, qui accompagnati dal chitarrista Dave Schramm, dal bassista Mike Lewis e dal produttore Clint Conley (Mission of Burma). Basta poco, ed ecco una sublime e matura rilettura più adatta al dimesso clima wave (figlio della decadenza Lou Reed-iana, of course) di un classicone dei Kinks (Big sky); ecco una serie di brani pop-rock incantevoli per semplicità e capacità di assorbire lezioni americane doc (country, folk), come la melodica The cone of silence, la dylaniana The way some people die, lo splendido climax ascendente di The empty pool, il perfetto archetipo indie-pop di The river of water, l’underground cupo, tragico e low-fi di Crispy duck (probabilmente il brano più Television dell’album). Mai brani banali comunque, nonostante un’apparente semplicità all’insegna della leggerezza e dell’idillio.

Eppure a guardar bene la principale fonte d’ispirazione sono quei nodi psycho-chitarrosi del Paisley Underground, frullati tra salsa psychobilly, ricordi Feelies e Dream Syndicate (nell’aspra ed emotivamente sentita The evil that men do, nella nervosa Screaming dead balloons, nelle indiavolate A house is not a motel e Closing time), notevoli assoli e fughe (in Living in the country, sublime esercizio stilistico che ricorda la grazia del Jimmy Page di Bron-yr-aur, ma anche in Five years) fino a fondersi in una psichedelia più eterea e liquida (The forest green), tra ballate ipnotiche sospese a mezz’aria (The pain of pain), archi di suoni minimali e raffinatissimi arrangiamenti che partendo dalle liturgie chitarristiche dei Television arrivano a sfiorare il dream pop (con Alrock’s bells) con trame poi prese in mano da gruppi come i Galaxie 500 (non per niente anch’essi devoti conoscitori dei Velvet Underground).

Probabilmente gli manca qualcosa a questo Ride the tiger per essere davvero un capolavoro, ma di sicuro il suo valore è più che notevole, e pur essendo un esordio è un’opera già perfettamente matura ed elaborata, in grado di fare da perfetto ponte tra la wave-psichedelica del Paisley Underground e il sempre più diffuso mondo indie-rock in via di sviluppo.    

V Voti

Voto degli utenti: 7,7/10 in media su 6 voti.
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Cas 8/10

C Commenti

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Cas (ha votato 8 questo disco) alle 11:07 del 10 agosto 2009 ha scritto:

Bella recensione e bel dischetto...fondamentalmente indie pop (si potrebbe confondere facilmente con le uscite della Sarah Records o le compilation C86...) ma, come dice Peasy, ricco di influenze capaci di spingerlo oltre al jangle-pop zuccheroso. Saranno queste influenze che porteranno la band a produrre capolavori come May I Sing With Me e I Can Hear The Heart Beating As One.

bill_carson (ha votato 8 questo disco) alle 16:54 del 5 aprile 2010 ha scritto:

bel disco, ma Scaruffi sbaglia

Scaruffi non fa certo un favore agli Yo La Tengo

sostenendo che May I Sing With Me sia il loro disco migliore. Ai tempi il gruppo non si considerava neanche un trio, ma un duo. Il bassista James McNew si limitò a registrare alcune tracce di basso per quel disco. Gli Yo La Tengo hanno cominciato ad essere grandi da quell'album in poi. I'm Not Afraid Of You And i Will Beat Your Ass è un capolavoro e se pensate che io sia pazzo date un occhio su Metacritic.

Solo Scaruffi, al modo, ritiene May I Sing With Me il vertice degli Yo La Tengo. La differenza tra i primi Yo La Tengo e gli ultimi Yo La Tengo è che i primi erano bravi e creativi, ma freddini, gli ultimi sono sempre bravi e creativi, ma anche emotivi ed emozionanti. Forse anche più orginali.

Ride The Tiger è un bell'album.

bill_carson (ha votato 8 questo disco) alle 17:42 del 6 aprile 2010 ha scritto:

Oltretutto non è assolutamente vero che gli Yo La Tengo ripropongano note e sonorità che appartengono alla storia del rock, di quel rock che nessuno mette in discussione. Tanto per cominciare agli Yo La Tengo piacciono anche i Beatles. Gli Yo La Tengo sono degli ascoltatori bulimici di musica e ciò che fanno è capitalizzare questi ascolti filtrandoli attraverso il loro stile, ottenendo probabilmente anche risultati piuttosto originali.

Leggendo le interviste rilasciate da Ira Kaplan per Populars Songs si scopre che la sua band preferita attualmente sarebbero i Yura Yura Teikokou( o una roba del genere), una band psych-rock giapponese. Poi apprezza molto i Lambchop, ma tutti e 3 dicono di ascoltare tanta musica. Il bassista parla degli Urinals, sarebbero questi i grandi artisti che nessuno osa mettere in discussione? Ma daiii, per favore.

ps: non credo che dicano cazzate, l'influenza degli Urinals l'avevo notata da solo, prima di sapere che li apprezzano.

baronedeki (ha votato 7 questo disco) alle 18:06 del 29 ottobre 2016 ha scritto:

Scaruffi va letto ma non va preso troppo sul serio , tanto competente quanto arrogante con criteri di voto più soggettivi che oggettivi. Ma poi dove avrà trovato il tempo necessario per recensire tutta questa musica . Preferisco le vostre di recensiini , competenti sincere e meno altezzose con recensori di turno che non guardano dall'alto in basso il lettore. Cas Target e Gazzola quelli che mi hanno invogliato di più all'ascolto di cose conosciute e non. L'album in questione è un buon esordio ma i yo la tengo migliori verranno dopo cone scritto da bill carson.