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R Recensione

7/10

Younghusband

Dromes

La formula Toy è destinata a lasciare il segno. Un flusso artistico, quello legato alla nuova scena britannica (partendo dagli Horrors, padrini indiscussi), che coinvolge una rilettura programmatica della storia del rock (dai Sixties in poi), creando fertili convergenze stilistiche e nuove diramazioni. Stiamo parlando del fortunato connubio tra motorik krauto e soluzioni chitarristiche che rimpallano ora le saturazioni shoegaze, ora le stratificazioni del tardo post-punk (penso a band come Chameleons, il cui What Does Anything Mean? Basically meriterebbe di venire dissepolto dal dimenticatoio). L'esordio dei londinesi Younghusband sorge nutrito da questo contesto, confermando la non sporadicità di un genere sempre più definito.

Ebbene, se Comets Crossed ha nelle suddette coordinate riferimenti più che diretti (rimanendo, a scanso di equivoci, un ottimo pezzo), Dromes brilla anche di luce propria, facendo leva su una personale interpretazione dreamy che ammorbidisce la muscolarità e l'epicità dei principali alfieri della scena. Il tutto rimane imperniato su una circolarità ipnotica e stordente a base di striature cromatiche di tastiere e chitarre effettate (Left of the Rocks, Reunion Message), arrivando però a lambire territori squisitamente dream-pop (Sunstroke) e intraprendendo incursioni pop-psichedeliche dove l'anima acustica -matrice dello svolgersi compositivo- è impreziosita da arrangiamenti stralunati, iniettori progressivi di profondità sonora (Silver Sisters, Wavelenght), ricordando la materia di certi Deerhunter (alla produzione, non a caso, Nicolas Vernhes, impegnato con Monomania e con il recente primo lavoro dei Tripwires).

Con una chiusura al fulmicotone (l'omonima Dromes), gli Younghusband lasciano alla fine il loro brano-manifesto, mossa intelligente e coraggiosa: un regalo destinato solo a chi ha saputo apprezzare quello che è venuto prima, sorta di suggello di un progetto in cui i nostri dimostrano di credere profondamente. Ancora da limare e personalizzare, questo Dromes rimane comunque un esordio di ottimo livello, foriero -si spera- di un grande seguito.

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