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R Recensione

8/10

Bloc Party

Silent Alarm

Il 2000 si apre nel segno della proliferazione di gruppi indie-rock orientati verso sonorità new wave e post punk, tanto per citare i nomi più eclatanti: Strokes, Killers, Franz Ferdinand... Sono proprio i Franz Ferdinand a scoprire un altro di questi gruppi, forse il meno mainstream-oriented ed il più originale. Si tratta dei londinesi Bloc Party, il cui primo album, Silent Alarm, esce nel 2005.

La prima cosa da notare è la copertina, davvero azzeccata, costituita da un grande cielo bianco, separato dal suolo innevato da una fila irregolare di alberi grigi. Ho detto azzeccata perché la copertina rende bene ciò che troveremo all'interno dell'album: i brani sono tutt’altro che calorosi e solari, infatti la voce a tinta unica del cantante e le chitarre spigolose contribuiscono a dare a Silent Alarm un tono gelido e pungente, anche nei suoi momenti più energici. Non si tratta certo di un album spento, tuttavia prevale nei brani un certo rigore formale e delle strutture rigide che gli conferiscono poca flessibilità. Tornando al paragone musica/copertina, si potrebbe dire che i brani dell’album in questione sono come gli alberi grigi che delimitano cielo e terra: non vanno oltre le loro radici (sebbene possano essere profonde) e non superano la loro altezza. Detto questo, non si tratta assolutamente di un lavoro poco ambizioso, tutt’altro, semplicemente ogni brano ha dei confini ben precisi dai quali non è possibile allontanarsi più di tanto.

Non vi è quindi una particolare ricerca di virtuosismi, anche se gli strumentisti, chitarrista in particolare, sono davvero ammirevoli; il modello a cui attenersi infine è il post-punk, sia nella ritmica che nelle parti vocali.

La prima traccia, Like Eating Glass, si apre con le cadenze regolari e veloci del batterista e le chitarre pulite e dirette, il basso si fa poi apprezzare per la piacevole inventiva non troppo elaborata.

Il ritornello, con la sua non banale ricerca melodica, conferma le impressioni positive a riguardo di ciò che stiamo ascoltando. La chitarra poi si fa sempre più splendida, dipingendo paesaggi limpidi, sposandosi a perfezione con la voce pulita del cantante. La struttura di sovrapposizione graduale di elementi verso un crescendo sempre più veloce, i ritmi “matematici” di Matt Tong, i bellissimi assoli e intrecci chitarristici e i ritornelli melodici formano gli elementi caratteristici della maggior parte dei brani. Sulla stessa onda della prima traccia troviamo infatti Positive Tension, dal notevole intermezzo musicale, The Pioneers e Price of Gasoline.

Helicopter e Banquet sono i due brani più diretti, evidentemente destinati ad una fruizione maggiormente commerciale. Di particolare efficacia soprattutto il secondo, caratterizzato da un botta e risposta delle chitarre e da un ritmo robotico, il tutto destinato a “sbloccarsi” nel coinvolgente refrain.

Di notevole valore sono poi pezzi più delicati come Blue Light, This Modern Love o So Here We Are. In questi brani gli intrecci degli arpeggi raffinati delle chitarre di Okereke e Lissack costituiscono l’elemento maggiormente evocativo ed apprezzabile, insieme ad un progressivo aumento di velocità rivolto ad un finale di elevatà intensità e musicalità.

I pezzi più svincolati dalle strutture “chiuse” degli altri brani sono She’s Hearing Voices e Lumo, maggiormente dilatati e vari, di cui il secondo sembra essere più convincente, sorretto da un chitarrista eccellente.

L’elettronica Compliments chiude questo bel lavoro su tonalità synth-pop algide.

Nel complesso un ottimo disco, che sfiora però più volte il rischio di apparire ripetitivo. Di fronte a questo pericolo incombente, i nostri quattro “new new-wavers” sbatteranno il muso con il loro album successivo. Accontentiamoci allora del bel contributo datoci da Silent Alarm.

V Voti

Voto degli utenti: 7,5/10 in media su 28 voti.
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Vikk 7/10
target 8/10
REBBY 8/10
zanmat 5/10
giank 5/10
leax 8/10
motek 7,5/10
lizarking 8,5/10
mavri 7,5/10

C Commenti

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Marco_Biasio (ha votato 8 questo disco) alle 7:42 del 3 luglio 2007 ha scritto:

Buonissimo disco. Peccato per il tonfo di "A Weekend In The City".

target (ha votato 8 questo disco) alle 13:09 del 3 luglio 2007 ha scritto:

"Luno", "Banquet" e "This modern love" sulle altre. Ma è un disco completo e senza sbavature, che qualcosa nella scena indie-rock degli ultimi anni ha detto. In effetti, il seguito penoso rischia di far invecchiare precocemente anche questo buon disco.

Luca Morello (ha votato 1 questo disco) alle 1:43 del 4 luglio 2007 ha scritto:

Piezz'ee core...

Dire che è un disco "completo" o "senza sbavature" ("strutture chiuse"??!?), almeno per me, equivale a sminuirlo. Silent Alarm è un CAPOLAVORO che necessita di essere compreso e vissuto fino in fondo, finché ti cresce dentro e diventa parte di te...ed è tra l'altro tremendamente superiore alla media dei soliti dischi pompati da NME.

Un disco giovane e adulto, ingenuo e disilluso, immediato e profondo.

A Weekend In The City è inferiore ma è un altro grande album...

target (ha votato 8 questo disco) alle 12:59 del 4 luglio 2007 ha scritto:

uno?

Nessuno mette in dubbio, luca, che Silent Alarm sia tutto giocato nelle strutture sghembe, asimmetriche, squilibrate. Sicuramente sta anche lì il suo fascino, nella costante possibilità che prenda da un momento all'altro le direzioni più diverse. Io mi riferivo al fatto che mancano canzoni riempitive e momenti di stanca. Quindi siamo d'accordo. Su A Weekend In The City, invece, ma l'ho già scritto nella recensione, proprio non siamo d'accordo...

Vikk (ha votato 7 questo disco) alle 15:31 del 11 ottobre 2007 ha scritto:

Disco che ho ascoltato in loop per settimane... guardandolo con un po' di distacco e' un po' troppo naif nell'approccio, ma resta piacevole; un bel disco non spacciamolo per il capolavoro indie del 2005

Mr. Wave (ha votato 6 questo disco) alle 12:38 del 8 giugno 2008 ha scritto:

"Silent Alarm" rappresenta l'ennesimo caso degli ultimi mesi in cui si rimane ben piantati (o impantanati, a seconda dei punti di vista) nelle trame chitarristiche della prima stagione new wave , nelle batterie che evitano accuratamente il virtuosismo puntando verso stringate battute in punk/funk style, nella costante ricerca della melodia vincente, del ritornello definitivo, insomma. Esordio, tutto sommato appagante all'ascolto. Nel lotto ci sono tracce che volentieri potrebbero essere ricordate ed ascoltate graditamente [Like Eating Glass, Helicopter, She's Hearing Voices] soprattutto il brano destinato a propagare il sound del gruppo possibilmente in ogni angolo del pianeta, ideale punto d'equilibrio fra rock e dance, ovvero: Banquet... però a tratti il disco può risultare [ahimè] logorroico

zanmat (ha votato 5 questo disco) alle 9:18 del 7 dicembre 2009 ha scritto:

da come se ne parlava mi aspettavo qualcosa di più interessante, invece mi ha deluso non poco! ...peccato!