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R Recensione

7,5/10

Confusional Quartet

Confusional Quartet

Martedì 3 aprile 1979

Marco si sveglia tardi, troppo tardi per la lezione di economia politica all’Università e, con la testa ancora confusa per le troppe birre e il rumore della sera prima, decise di prendersela comoda. Negli occhi ha ancora le immagini del concerto al Palasport , il primo concerto di new wave  italiano e le orecchie ronzavano ancora .

Essere in mezzo a seimila persone ad ascoltare una decina di gruppi italiani alle prese con quella creatura, la “nuova onda”,  che sta nascendo dalle braci ancora fumanti del punk è una bellissima sensazione, ed rafforza in lui la fiducia in una rivoluzione culturale che, a ritmo frenetico,  sta popolando la penisola di cellule creative. Firenze con Litfiba Diaframma e Neon, i CCCP a Reggio Emilia , il Complotto a Pordenone , i Dirty Actions a Genova, e poi Milano, Roma. Bologna con gli Skiantos , i Gaznevada , i Windopen e gli altri visti sul palco si candida ad un ruolo di primo piano.

E poi ci sono quelli senza cantante, che ricordano i Devo, con una versione iconoclasta di “Volare”, quasi irriconoscibile. Confusional Quartet. Fortissimi e geniali a frullare insieme Area,  marcette devolute, un po’ di jazz e spezzoni di pubblicità e propaganda futurista presentando il tutto con un’energia ritmica frenetica. Decide di uscire a fare un giro e magari avrebbe fatto un salto da Nannucci a vedere se c’era il loro LP. Indossati gli anfibi Dr Mertens e l’eskimo,  lascia la sua stanza di studente fuori sede e si avviaverso il centro.

Per la strada , nonostante lo stordimento generale, nota uno strano fenomeno: parecchie persone che sui marciapiedi e sotto i portici sembrano parlare da sole. Un’auto bianca assolutamente silenziosa lo sfiora quasi sulle strisce e lui rimane un po’ sorpreso di non aver sentito il rumore del motore. In via Oberdan poi lo attende la sorpresa più grossa: al posto di Nannucci un negozio di libri di seconda mano. Eppure ricorda benissimo di esserci stato non più di una settimana prima. Inizia a non raccapezzarsi più tanto,  quando da una grande vetrina vide fare capolino una multicolore copertina con la scritta Confusional Quartet piazzata al centro.

“Ah eccolo”, pensa tra sè e sè, ed entra convinto di aver fatto centro con l’oggetto desiderato. Che però si riveladi un formato molto diverso dal tradizionale cartonato del LP. E' un oggettino minuscolo, 12 cm x 12 , che contiene un dischetto metallico con una superficie riflettente. Perplesso, Marco chiede spiegazioni al commesso: “Ma che roba è ?”. Il tizio un po’ attempato lo fissa perplesso per un po’ e poi gli risponde: “ Sono proprio quelli là , ce ne han messo di tempo a fare il secondo disco. Vuoi ascoltarlo? “

Marco senza aver capito nulla, risponde inebetito di si e gli viene messa sulle orecchie una cuffia bella morbida. Primo pezzo “Futufunk”,  inizia con una voce dal megafono che inneggia alla battaglia di Tripoli:  si, qui ci  ritrova i Confusional  della sera prima,  un ritmo bello serrato che regge un riff da film di fantascienza.  Anche se qualche suono gli sfugge e ... questo Bloody Beetrots indicato in copertina come coautore chi diavolo é? Indagherà. “Kursaal” , si sente che un po’ dagli Area hanno preso.

 “One nanosecond in Tunisia” , qui picchiano duro coi riff alla Hendrix , “Verme”, ecco le marcette alla Devo  condotte dalle tastierine simil Casio. Mentre ascolta, Marco nota un sacco di ragazzi con un aggeggio nero attaccato all’orecchio che parlano. Non riesce a capire cosa sia.

 “Ritmo speed” e “Forza dell’abitudine”,siamo in piena epoca punk, ritmica tribale , chitarre e tastiere tirate in vorticosi intrecci , “Amaricante”, una pausa di ironia in twist e, alla fine , eccolo il pezzo manifesto “Newnew wave”, un’orgia di tastiere avvolgenti. In tutto 37 minuti per undici pezzi, mai sopra i quattro minuti, mai una pausa . Voleva quel disco, ma rimaneva un problema che prontamente espose al commesso: “Lo prendo, ma vorrei l’LP”. “Ok, sono 15 euro”  fa quello e gli prendeda uno scaffale il vinile . “Io ho tremila lire” dice Marco e, alzando la testa verso il commesso, in quell’istante vede l’orologio con la data . 30 ottobre 2012. Un formicolio comincia a percorrere le sue braccia, mentre il fiato gli si blocca in gola. Era sempre stato un po’ dormiglione, ma questa volta ha decisamente esagerato. Ha dormito 32 anni.

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