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R Recensione

7/10

Editors

An End Has A Start

E' il 2005. Lo tsunami della new new wave sta spazzando le orecchie di mezzo mondo. Sulla cresta di questa onda inarrestabile spuntano gli Editors con il loro The Back Room: vengono etichettati come risposta inglese agli Interpol e inizialmente lasciati nel brodo primordiale del purgatorio musicale. Però Munich è un gran singolo. Bullets è un pezzo che spacca. E dal vivo questi ci danno dentro come pochi per la gioia degli astanti.

Con il passare del tempo questi ragazzotti mancuniani si ritagliano una fetta di popolarità, risultando ben collocati nella mischia del nuovo trend, partendo in anticipo verso il canonico secondo album. Se non fosse che, nel frattempo, i nostri si preoccupano di pubblicare singoli farciti di b-sides, e queste ultime sono, nel peggiore dei casi, clamorose.

Invito i lettori a sbattersi in cuffia pezzi come The Diplomat, Come Share The View o From The Outside, e giudicare. Fatto sta che in due anni mandano alle stampe una raccolta sparsa di canzoni che, in caso di pigrizia, avrebbero potuto costituire la spina dorsale di un ipotetico nuovo album, chiamato questa volta The Front Room, capace di vendere a carriole e mantenere lo stile e l'impostazione della band in maniera egregia. Con queste premesse il sottoscritto attende la nuova prova dei ragazzi come se destinati a produrre la pietra miliare del movimento targato Interpol and co.

Invece.

IL famigerato Secondo Disco è sempre una grana non da poco. Per l'album d'esordio si usano pezzi rodati e limati, suonati dal vivo un milione di miliardi di volte, resi alla perfezione e maturati nel tempo. Per preparare un seguito si ha spesso a disposizione uno studio migliore, un sacco di grano per spremere le idee, un assistente personale per la band e un manager che si preoccupa anche della consistenza della carta igienica. Quello che manca è il tempo. Se il primo disco è un quadro dipinto con attenzione, cura e anni a disposizione, il secondo lavoro è una Polaroid, che imprime un'immagine in movimento, perciò un poco sfocata, ma a volte indicatore di un'evoluzione in essere.

Con il secondo album gli Editors hanno voluto imprimere una svolta, magari non rivoluzionaria ma certamente significativa. Si nota chiaramente il tentativo di affrancarsi da una determinata etichetta che, una volta assegnata, significherebbe il loro affondamento assieme al trend del momento. Non solo canzoni lineari, quindi, ma la ricerca di un suono più complesso, più stratificato, di una struttura musicale meno stereotipata e più aperta alle varie influenze esterne. Con questo i fan della prima ora avranno comunque di che essere felici: le prime due tracce del disco ricalcano e arricchiscono epicamente lo stile della band, e coloro innamorati di Bullets troveranno in Escape The Nest una splendida versione riveduta e corretta dell'originale. Il resto tenta di raggiungere direzioni diverse senza volersi separare completamente dalle proprie radici, e il risultato è come l'immagine di copertina: un pò fuori fuoco, ma comunque (o per questo) altamente suggestiva.

I ragazzi hanno talento, entusiasmo e energia da vendere. Questo disco farà contenti (ma non entusiasti) i fan della prima ora e avvicinerà nuovi appassionati. Potrebbe rappresentare una svolta o solamente uno stato provvisorio dei lavori, ma testimonia che gli Editors non si sono fermati e non vogliono certamente accontentarsi.

V Voti

Voto degli utenti: 7/10 in media su 36 voti.

C Commenti

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ozzy(d) (ha votato 6 questo disco) alle 8:47 del 2 luglio 2007 ha scritto:

all sparks will burn out...

Sono certamente un buon gruppo, però pagano inevitabilmente il debito verso tutta una serie di gruppi..a unc erto punto le differenze devono emergere, e per quel poco che ho ascoltato di questo secondo, difficile album, non mi sembra emerga qualcosa di particolarmente significativo. Il cantante ha una bella voce, a tratti simile a quella di Michale Stipe. però non mi sembra sufficiente a promuoverli.....

Peasyfloyd (ha votato 7 questo disco) alle 9:34 del 11 luglio 2007 ha scritto:

Mi sembra che questo secondo album sia molto raffinato e interessante. Certo Gulliver ha ragione: non hanno inventato niente, anzi. Probabilmente senza gli Interpol non ci sarebbero neppure stati. Però se l'esordio sembrava una copia stiracchiata del gruppo di Banks questo mostra di avere acquisito una certa maestria ed eleva gli Editors a compagni di percorso piuttosto che a subordinati. Ne viene fuori un album molto ben equilibrato e vibrante: voto sarebbe 7,5 per me

The_Boy_Racer (ha votato 8 questo disco) alle 9:39 del 11 luglio 2007 ha scritto:

buon album

forse l'unico gruppo della new new wave inglese a migliorarsi rispetto all'esordio...e "an end has a start" è una delle canzoni dell'anno

dagenham dave (ha votato 8 questo disco) alle 11:45 del 12 luglio 2007 ha scritto:

nessuna svolta

secondo me,ma un proseguimento del primo ottimo e stranamente tanto snobbato album. Certo forse mancano di originalità , ma le canzoni ci sono, forse non così esplosive come nel loro debutto.

Concordo che il vocalist abbia un gran bella voce..da ascoltare. voto 7.5

Cas (ha votato 6 questo disco) alle 18:34 del 21 agosto 2007 ha scritto:

mmm

non mi dice molto sinceramente...anche dimenticando la somiglianza con altri gruppi lo trovo comunque un pò scarno. mi sa che finirà per essere oscurato visto i bei lavori che sono usciti fino ad ora.6...

target (ha votato 7 questo disco) alle 15:59 del 11 ottobre 2007 ha scritto:

Editoriale

Ascoltato con cura, non è affatto male. Qui, è vero, trovano una loro personalità: un pezzo come "Smokers outside the hospital door" non poteva stare nel primo disco, ed è un gran bel pezzo, come "the weight of the world". Solo: c'è qualche auto-replica di troppo. Belle "Bones" e "An end has a start", ma sono costruite con lo stesso materiale delle canzoni di "the back room", smontate e rimontate come un mobile ikea. Direi che è un disco che funzionerebbe addirittura meglio senza il precedente. Promossi, ma ora dovranno evitare di diventare la copia stiracchiata di se stessi...

fabfabfab (ha votato 5 questo disco) alle 17:28 del 25 giugno 2008 ha scritto:

noia

otherdaysothereyes (ha votato 8 questo disco) alle 19:18 del 29 luglio 2008 ha scritto:

Gran bel disco...meno joy division del primo, ahime,ma più maturo. Tutte canzoni emozionanti e vibranti. Dal vivo sono eccezionali, andateli a vedere se potete

Jokerman (ha votato 8 questo disco) alle 2:10 del 21 ottobre 2008 ha scritto:

Dal vivo hanno un'energia pazzesca.Spaccano. Li ho visti due volte e mi hanno lasciato sempre a bocca aperta.

Roberto_Perissinotto (ha votato 8 questo disco) alle 13:28 del 4 dicembre 2008 ha scritto:

Il disco è davvero bello, una fiamma nel buio che non si spegne (quasi) mai. Tante voci dicono che dal vivo siano esaltanti, e io le confermo tutte.

benoitbrisefer (ha votato 9 questo disco) alle 0:42 del 17 gennaio 2009 ha scritto:

Trovo che siano il gruppo più emozionante del revival new wave, hanno grandi canzoni che non finiscono per confondersi una nell'altra, come avviene purtroppo per altri gruppi stilisticamente contigui.... e dal vivo hanno un'energia straordinaria. E se qualcuno pensa che per loro la new wave significa solo Joy Division dia un ascolto alla loro meravigliosa cover di Road to Nowhere (Talking Heads).

marcot (ha votato 6 questo disco) alle 20:56 del 11 febbraio 2009 ha scritto:

gran bella voce

mi piace il cantante...musicalmente niente di eccezionale 6

Mr. Wave (ha votato 7 questo disco) alle 13:10 del 22 marzo 2009 ha scritto:

preferisco il loro album di debutto 'The Back Room', ma comunque il disco in questione, si mantiene su livelli discreti.

andy petretti, autore, alle 16:20 del 22 marzo 2009 ha scritto:

RE:

anch'io preferisco l'esordio, a breve farò anche la recensione di quello per dimostrarlo.

Lezabeth Scott (ha votato 8 questo disco) alle 16:38 del 22 marzo 2009 ha scritto:

Superiori

è un gruppo verso cui la critica è sempre stata un po' eccessiva, prima nell'esaltarli, poi nel ridimensionarli. Ma la stoffa l'hanno sempre avuta da vendere e le canzoni non sono mai mancate.

"The Racing Rats" è uno dei maggiori anthem dell'ultimo biennio. Presenza fissa nel mio I-Pod praticamente dall'uscita come singolo. Grande video, anche.

zanmat (ha votato 5 questo disco) alle 16:46 del 15 luglio 2009 ha scritto:

6,5 al disco. ...non riesco a digerire ciò che per molti è il loro punto di forza: la voce del cantante!

Peasyfloyd (ha votato 7 questo disco) alle 14:34 del 27 febbraio 2010 ha scritto:

me lo sono appena riascoltato ora dopo averlo comprato a 4 euro (!) e cazzo, che bel disco ragazzi...

DucaViola (ha votato 4 questo disco) alle 12:45 del 19 marzo 2010 ha scritto:

Disco per me superfluo e abbastanza dozzinale. Troppo ovattato, pannoso e scontato.

4AS (ha votato 8 questo disco) alle 15:05 del 19 marzo 2010 ha scritto:

Non al livello dell'esordio, ma godibile. La chitarra è un pò ripetitiva e troppo "interpolliana". Considerando poi che gli Interpol già scopiazzano dai Chameleons...Alla fine c'è poco di nuovo. Ma ciò non toglie che le canzoni sono buone, molto bella "When anger shows".

Liuk Pottis (ha votato 7 questo disco) alle 18:49 del 21 novembre 2010 ha scritto:

Buon disco, considerato che è uscito nella seconda metà degli anni zero (decennio horribilis per la musica rock). Non aggiunge nulla di nuovo all'universo musicale già conosciuto, ma sa emozionare e fa la sua porca figura.