V Video

R Recensione

4/10

Editors

In This Light And On This Evening

Forse anche in seguito ad alcune critiche ricevute dopo il secondo disco, “An End Has A Start” (2007), accusato da più parti di essere troppo schiacciato sullo stile di “The Back Room” (2005), gli Editors, al terzo lavoro, hanno deciso di voltare pagina e cambiare maniera. Non sono, per la verità, i primi a farlo all’interno del plotone revival wave britannico: i Bloc Party, l’anno scorso, con “Intimacy”, avevano già fatto intuire come potesse essere l’elettronica a modificare i connotati di una formula indie rock pericolosamente inceppata. Mentre però la band di Okereke aveva esplorato territori di sperimentazione electro molto attuali, vicini a certe soluzioni nu-rave (Klaxons) o più esplicitamente da pista (Chemical Brothers), gli Editors hanno intrapreso una strada più passatista: “In This Light And On This Evening” è a tutti gli effetti un disco synth-pop, zeppo di richiami eighties e di sonorità vintage applicate a una scrittura non diversa da quella del passato.

La svolta, a disco ascoltato, lascia molte perplessità, non tanto perché legata a una ripresa ’80 ormai più modaiola che sentita. Il problema è che risulta difficile reinventarsi e sapersi riadattare alle regole di un nuovo paradigma musicale (in tempi, poi, così rapidi) se non si è una band di caratura superiore. E gli Editors, rispettabilissimi e capaci di scrivere in passato buoni pezzi, non lo sono. In questo disco manca totalmente la ricerca che si pretenderebbe da chi affronta per la prima volta, pur in ambito pop, soluzioni musicali inedite per la propria carriera, mentre si ha spesso la sensazione di essere di fronte a un compitino ben svolto: le singole canzoni, ispessite da un massiccio ricorso ai synth e quasi del tutto prosciugate dalle trame chitarristiche, sono costruite su un’idea di partenza da cui non si staccano più, per risultati che all’orecchio appaiono spesso noiosi e troppo statici.

Agli Editors mancano fantasia ed estro nell’accostarsi ai sintetizzatori, sicché i nove brani si muovono visibilmente ingessati. In genere, per dribblare il rischio della ripetitività, la band punta su pomposi crescendo, ma l’escamotage appesantisce ulteriormente i pezzi e li espone al fardello di minutaggi troppo corposi. “Bricks And Mortar”, così, supera i sei minuti, ma è interamente dettata da un inalterato motivo di synth (ancor più immoto il basso) su cui non fa presa qualche chitarra dissonante; il singolo “Papillon” è sfiancato da un pedestre fraseggio elettronico, che sparisce solo nei ritornelli, per questo sopportabili, mentre Tom Smith offre un’interpretazione vocale a dir poco sopra le righe. Non vanno meglio “You Don’t Know Love”, boccheggiante sin da metà, tra cori plasticosi e l’ennesimo refrain di synth iper-iterato, e “The Big Exit”, il cui attacco promettente, con stilettate noise e basso liquido, si infiacchisce nel tema neoromantico (con falsetto) dei ritornelli.

Spesso si ha l’impressione che quanto segue il primo minuto e mezzo non sia necessario. “Eat Raw Meat = Blood Drool” è, credo, l’episodio peggiore della discografia della band, tra abrasioni e scorticature elettroniche senza costrutto e lunghi vuoti (tra i 2’03’’ e i 3’31’’ c’è un buco nero) che fanno diventare lusinghiero il termine canzone. Del synth-pop gli Editors non prendono che le scorie più mosce (una “Empire State Human” degli Human League, per dire, rimane puro miraggio): Ultravox, Depeche Mode, Simple Minds più ferrigni tra ’70 e ’80, sono suggestioni udibili solo in controluce o in qualche momento più maturo, come nella costruzione dark della title-track, con schegge del Bowie berlinese a conficcarsi nell’esplosione ruvida del finale. Stupenda, invece, “The Boxer”, che parte da dove gli Editors più notturni ed eterei erano partiti (“Camera”) per insinuarsi, tra tom legnosi e una chitarra tremula che fa vibrare il consueto ricamo di tastiere, in deliziose campate dark-wave. Peccato che una commistione così intelligente tra il ‘vecchio’ e il ‘nuovo’ stile duri lo spazio di una canzone.

Resta da sperare che “In This Light And On This Evening” aiuti gli Editors a trovare la giusta misura del loro nuovo corso. Questo disco, intanto, somiglia più a un vicolo cieco.

V Voti

Voto degli utenti: 6,6/10 in media su 25 voti.
10
9,5
9
8,5
8
7,5
7
6,5
6
5,5
5
4,5
4
3,5
3
2,5
2
1,5
1
0,5
loson 7/10
REBBY 6/10
lev 8/10
4AS 6/10
Fender 6/10
krikka 8/10
MinoS. 4/10
Lepo 10/10

C Commenti

Ci sono 51 commenti. Partecipa anche tu alla discussione!
Effettua l'accesso o registrati per commentare.

DonJunio (ha votato 5 questo disco) alle 1:36 del 16 ottobre 2009 ha scritto:

Concordo su tutto, anche su "The Boxer" ( pezzo che suscita diversi rimpianti, decisamente).

Mr. Wave (ha votato 7 questo disco) alle 11:49 del 16 ottobre 2009 ha scritto:

Discreto. Personalmente preferisco gli Editors in versione ''guitar-wave'' dei tempi di ''The Back Room'', però questo tentativo di svecchiamento/aggiornamento stilistico l'ho apprezzato. Sono in disaccordo col tuo giudizio finale, comunque sia, complimenti per la disamina

loson (ha votato 7 questo disco) alle 15:32 del 16 ottobre 2009 ha scritto:

Stroncatura di classe,Target! ;D Allora, faccio una premessa  Il sound degli Human League è ormai tornato in auge, in ogni sua possibile declinazione: tanto quella oscura e futuristica di “Reproduction”, quanto l’ipotesi new pop di “Dare”. E se la seconda incontra i gusti del mondo dance (si vedano gli ultimi, ottimi Juan MacLean), la prima si dimostra contigua – ancora una volta – allo strazio pungente, asfittico, dei nipotini di Curtis e McCulloch. Ora: gli Editors non sono stati i soli esponenti nu-new wave, in questo 2009, a scoprire le tastiere (vedi gli ultimi Franz Ferdinand), ma forse sono stati quelli ad averlo fatto con più gusto, guardando dritto in faccia il primissimo, algido synth-pop di Human League e Gary Numan. A te, Francesco, non è piaciuto l’approccio “minimale” al synth, che hai giudicato semplicistico, amatoriale (e ci può stare tranquillamente, bro ;D). Io confesso d’averlo apprezzato, specialmente nelle spirali di “You Don’t Feel Know Love”, “The Big Exit” e della stupenda Title Track. Però su due cose siamo d’accordo: 1) “The Boxer” è il brano migliore, con i suoi richiami agli Eyeless In Gaza, le striature di marimba e percussioni, nonché una frase curvilinea di sintetizzatore che sembra provenire da “The Lamia” dei Genesis (grandissimi!); 2) a volte le canzoni sono tirate un po’ per le lunghe: in un simil contesto una maggior brevità sarebbe stata più efficace. Voto: dal 7 al 7,5.

loson (ha votato 7 questo disco) alle 15:32 del 16 ottobre 2009 ha scritto:

Ah, e ovviamente dimenticavo il voto in stellette...

target, autore, alle 15:42 del 16 ottobre 2009 ha scritto:

Ah, Los, tanto in questo periodo, tra Mew, Memory Tapes, Flaming Lips (e pure Atlas Sound, da quello - bellissimo - che ho sentito), noi due stiamo vivendo una seconda luna di miele dopo la traumatica rottura post-Wolf: non saranno di certo gli Editors a rovinarla! ))

REBBY (ha votato 6 questo disco) alle 8:07 del 19 ottobre 2009 ha scritto:

8 canzoncine (4 carine e 4 bruttine) ed una bella

canzone (eh si, mi unisco al coro di elogi a The

boxer).

Dr.Paul (ha votato 7 questo disco) alle 0:33 del 20 ottobre 2009 ha scritto:

dunque non ho mai apprezzato particolarmente gli editors, tutt'oggi preferisco un qualsiasi disco degli interpol a un editors! questo nuovo In This Light And On This Evening pero credo sia il miglior disco della loro breve carriera, primo brano moooolto bello, sembrano gli Harmonia in alcuni passaggi, la voce del singer è un altro punto debole della band...vabbe dai...

tramblogy (ha votato 5 questo disco) alle 10:01 del 22 ottobre 2009 ha scritto:

veramente orribile e noioso!!!

voce inqualificabile!

lev (ha votato 8 questo disco) alle 12:16 del 22 ottobre 2009 ha scritto:

a me piace, ripasso per voto e commento.

target, autore, alle 18:42 del 26 ottobre 2009 ha scritto:

Ripiglio il filo del discorso, anche perché pare che il disco sia apprezzato da molti: la mia impressione (e replico in modo particolare al caro Los) è che quel synth-pop algido e robotico a cui viene normale accostare questo disco avesse un suo background storico-esistenziale (un suo contesto - una sua ragione) che qui manca, trasformandosi in uno di quei fondali finti che si usano in tivù per fingere di essere da qualche parte in cui non si è. Gli Editors, desiderosi di una svolta, hanno scelto il fondale synth-pop, orientandosi verso quello più minimale, anche perché sarebbe stato l'unico che avrebbero potuto riprodurre (il più 'semplice', il Gary Numan di "Complex" o di "Are friends electric" e gli Human League di "Reproduction" sono giustissimi rimandi). Quella degli Editors è, alle mie orecchie, una scelta (giocoforza) banalizzante, e per di più non accompagnata da un estro e una capacità compositiva straordinari (anche solo guardando le strutture nude dei brani e prescindendo dalla loro resa, non è qui, secondo me, che si trovano i loro pezzi migliori; tranne, ripeto, "The Boxer"). Ecco, non vorrei che il 4 piazzato lì sopra fosse interpretato come una mera ricusa della nuova maniera synth-pop che hanno scelto ("li preferivo con le chitarre"). A me il synth-pop (fatto bene) piace, e molto. Questo no. E' una bruta copia. E stona tantissimo in questo contesto la voce di Smith (sto con Paul e tramblogy): teatrale, molto marcata e impostata, attoriale, cozza con il grado zero degli arrangiamenti.

hiperwlt (ha votato 6 questo disco) alle 19:37 del 26 ottobre 2009 ha scritto:

Twilight

Vabbe' l'indecenza del film,ma ascoltate "no sound but the wind" della soundtrack.l'ho trovata bellissima, struggente.ballile ed elaborato il pezzo di thom yorke "hearing damage".

hiperwlt (ha votato 6 questo disco) alle 19:37 del 26 ottobre 2009 ha scritto:

Twilight

Vabbe' l'indecenza del film,ma ascoltate "no sound but the wind" della soundtrack.l'ho trovata bellissima, struggente.ballile ed elaborato il pezzo di thom yorke "hearing damage".

hiperwlt (ha votato 6 questo disco) alle 19:39 del 26 ottobre 2009 ha scritto:

Sorry comunque ballabile

Dr.Paul (ha votato 7 questo disco) alle 21:13 del 26 ottobre 2009 ha scritto:

(anche solo guardando le strutture nude dei brani...) be target da questo punto di vista neanche quelle di numan o human league erano brillanti, è stata tutta una questione di arrangiamento e produzzione (che io ho sempre apprezzato), riguardo la voce la trovo priva di personalità, le voci teatrali o impostate mi piacciono, questa è impostata male ehehe

Dr.Paul (ha votato 7 questo disco) alle 21:13 del 26 ottobre 2009 ha scritto:

z

lev (ha votato 8 questo disco) alle 23:32 del 18 novembre 2009 ha scritto:

mi piace parecchio sto disco, e the boxer è una delle più belle canzoni degli ultimi anni. la voce in effetti non è un granche, ma basta farci un pò il callo, in fondo non è che sia fastidiosa. molto bella pure la title track. francesco di la verità, detesti sto disco perchè ti ricorda i depeche mode!!!

Utente non più registrato alle 12:12 del 3 dicembre 2009 ha scritto:

'cause i'm a bluff, a bluff, a really really bluff

Son d'accordo con la recensione e anzi il recensore ha avuto più cazzimma di me a valutarli, ma va bene così. Sul disco voglio sprecare qualche parolina anche io:

Nel giro di qualche anno gli editors hanno tirato su la testa, passando dall'indie rock alle più appetibili lande del synth pop e quest'album ne rappresenta il salto. Forse il gruppo s'è fatto due conti: vista la fine miserrima che hanno fatto gli Interpol che ormai continuano a rimestare le idee della prima ora, visto che i the National sono quelli invece che hanno raccolto appieno l'eredità dei Joy Division, maturando anche un sound ben definito, che spazio resta agli Editors? Questi provengono dalla stessa scena dei gruppi sopra citati e anche per loro è toccato il momento di fare i conti col proprio ruolo. Come muoversi se il gruppo di riferimento primario (Interpol) è andato a puttane e l'altro passa agli onori della cronaca musicale? La risposta che si danno gli Editors e semplice, ripieghiamo sul synth e chi s'è visto s'è visto. In realtà il gruppo non ha preso una vera decisione (è giovane, che diamine) ma ha preferito prendere tempo per schiarisi un po' le idee, per capire che posto occupa all'interno della scena musicale, ma per mantenersi attivo ha dovuto comunque pubblicare un disco e il synth è l'unico genere disponibile che non richiede grandi approfondimenti e che produce risultati efficaci, negli anni '80 ci son passati tutti del resto. Basta ascoltare il singolo di lancio "Papillon" che ti acchiappa subito perchè ormai quel giro elettronico lo sai a memoria ma comunque ti incuriosisce perchè speri magari di scoprire del synth pop fatto come si deve ma non dai soliti gruppi (depeche mode in primis), poi ascolti l'album e ti rendi conto che è meglio tornare ai soliti noti che masticano il genere da decadi invece che sperare nei nuovi gruppi che per mancanza di identità approfittano del genere.

In This Light and on This Evening è un omaggio tout court ai DM scimmiottati un po' qui e un po' la in tutte le salse con l'aggiunta però di quel po' di prog in stile Muse per risultare ancora più masterizzabili. Il brano più riuscito è la title-track che procede con quel suo inciso solenne, un po' dark discostandosi molto dal resto del disco che ripeto è un omaggio al synth group per eccellenza ripreso nella versione anni '80 (the big exit, the boxer) e '90 (walk the fleet road, se davano più spazio al coro era uguale a condamnation).

Attendo al più presto di sapere che fine faranno gli editors che ora non sanno più che pesci pigliare

loson (ha votato 7 questo disco) alle 12:21 del 3 dicembre 2009 ha scritto:

RE: 'cause i'm a bluff, a bluff, a really really bluff

"il synth è l'unico genere disponibile che non richiede grandi approfondimenti e che produce risultati efficaci" ----> O________________O

Mr. Wave (ha votato 7 questo disco) alle 12:28 del 3 dicembre 2009 ha scritto:

il synth è l'unico genere disponibile che non richiede grandi approfondimenti e che produce risultati efficaci

totalmente in disaccordo.

Utente non più registrato alle 13:16 del 3 dicembre 2009 ha scritto:

RE: RE: 'cause i'm a bluff, a bluff, a really really bluff

Concludevo il periodo così: che negli anni '80 ci son passati tutti del resto. E finivo tutto il discorso col dire che 'è meglio tornare ad ascoltare il synth-pop fatto da quei gruppi che masticano il genere da decadi'.

Se poi vogliamo polemizzare su una frase decontestualizzata attribuendo ad essa un mio giudizio di valore, mentre invece si limitava a proporre una chiave di lettura di come il gruppo si sia posto nei confronti del disco possiamo anche farlo. Purtroppo non ne caveremo granchè.

loson (ha votato 7 questo disco) alle 14:31 del 3 dicembre 2009 ha scritto:

RE: RE: RE: 'cause i'm a bluff, a bluff, a really really bluff

Perdonami, ma quella frase esprime un giudizio di valore nettissimo, non tiriamo in ballo sempre l'alibi della decontestualizzazione. Nello specifico: il synth non è "l'unico genere che non richiede grandi approfondimenti", dato che ogni genere muicale popular è potenzialmente suscettibile di un approccio superficiale. Si può essere superficiali ripiegando anche sulle chitarre, sul laptop, sui drone e sulla free-improvisation... Sta all'artista dimostrare il proprio valore affrontando il "mezzo" con consapevolezza e cognizione di causa. Dì piuttosto che gli Editors non ci sono riusciti, risolvendo il tutto in un pastrocchio (io non sono d'accordo, ma rispetto il tuo giudizio).

Utente non più registrato alle 15:48 del 3 dicembre 2009 ha scritto:

RE: RE: RE: RE: 'cause i'm a bluff, a bluff, a really really bluff

Alibi? Siamo in tribunale e lo ignoravo. Loson se vuoi continuare a vederci quello di cui prima nonostante la mia precisazione sei libero di farlo. Prima di ora non ho mai conversato con te quindi non so bene a cosa ti riferisci quando dici "non tiriamo in ballo sempre l'alibi della decontestualizzazione". Se per te un utente vale l'altro, chi sia sia non importa perchè ragionano tutti allo stesso modo sinceramente non vedo perchè dovrei sprecare fiato. Poi su che basi affermi che "quella frase esprime un giudizio di valore nettissimo"? Sempre sulla base che un utente vale l'altro? E poi i superlativi non mi sono mai piaciuti.

Infine mi suggerisci di esprimermi in maniera diversa, ovvero sostituire ciò che ho detto con la frase "Dì piuttosto che gli Editors non ci sono riusciti, risolvendo il tutto in un pastrocchio". E' LA STESSA COSA. Solo che io ho espresso il mio pensiero in maniera differente perchè - ringraziando il cielo - la retorica me lo consente. Se vogliamo ridurre il tutto ad una mera questione linguistica non è un problema. Eco ci ha fatto su un libro su come sia possibile in italiano esprimere lo stesso concetto in 101 modi.

loson (ha votato 7 questo disco) alle 17:09 del 3 dicembre 2009 ha scritto:

RE: RE: RE: RE: RE: 'cause i'm a bluff, a bluff, a really really bluff

Rockwell, abbiamo già conversato - piacevolmente, almeno da parte mia - in privato, non fare la gnorri. Non ti piace la parola "alibi"? Ok, "scusa" la preferisci? Evidentemente non sono solo io ad avere la fissa per il linguaggio. Su che base affermo che quella frase esprime un giudizio di valore nettissimo? Mmm, forse dal dettato letterale? Più chiaro di così: "il synth-pop è l'unico genere disponibile che non richiede grandi approfondimenti e che produce risultati efficaci". Certo, ho capito benissimo il contesto in cui l'hai usata, ma credo comunque che dalla locuzione "incriminata" (tranquilla, non sono un pubblico ministero) traspaia un fraintendimento: il synth-pop non è affatto un genere che richiede meno approfondimento (e quindi approcciabile con più superficialità) degli altri. Qualsiasi genere popular può essere tattato con semplicismo e sfruttato per battere cassa, o no? Gli Editors han fatto synth-pop perchè volevano farlo, o più probabilmente perchè questo è un pò il trend degli ultimi anni, punto.

Per il resto, non ho nulla da ridire sulle tue valutazioni, che rispetto nel modo più assoluto. Ho semplicemente espresso le mie perplessità per quella frase, che giudico infelice. Tutto qui. Non volevo fare polemica. Stai serena.

Utente non più registrato alle 19:56 del 3 dicembre 2009 ha scritto:

RE: RE: RE: RE: RE: RE: 'cause i'm a bluff, a bluff, a really really bluff

E io che speravo di essermi liberata dei tromboni in stile ondarockers…è una persecuzione , non c’è scampo. Guarda caso la diatriba era nata proprio a causa degli Editors, se tanto ci tenete ve li lascio senza remore e senza rimpianti.

Ci siamo scambiati 2 pm sulla questione del professionismo musicale non remunerativo - cosa che esula dal discorso che stiamo affrontando qui, inerente un disco. Ergo non hai delle basi per affermare ciò che dici, o quantomeno sono molto scarse in quanto in quei 2 pm parlavamo d’altro.

Più chiaro di così: “In realtà il gruppo non ha preso una vera decisione (è giovane, che diamine) ma ha preferito prendere tempo per schiarisi un po' le idee, per capire che posto occupa all'interno della scena musicale, ma per mantenersi attivo ha dovuto comunque pubblicare un disco e il synth è l'unico genere disponibile che non richiede grandi approfondimenti e che produce risultati efficaci, negli anni '80 ci son passati tutti del resto.” Ovvero: Se poi vogliamo polemizzare su una frase decontestualizzata attribuendo ad essa un mio giudizio di valore, mentre invece si limitava a proporre una chiave di lettura di come il gruppo si sia posto nei confronti del disco possiamo anche farlo. Purtroppo non ne caveremo granché. Ed infatti ne stiamo ricavando poco.

Se avessi capito bene il contesto in cui ho usato la frase non staremo qui a parlarne.

Ho affermato che il synth-pop è un genere che non necessita di approfondimento? Ho detto che forse (forse) gli Editors poiché dovevano pubblicare un album per qualche mero obbligo discografico e visto che non si potevano buttare sul jazz (che ignorano), il drone (che ignoro anch’io), il power pop (che è passato di moda), l’hard rock (!!!) hanno dovuto per forza ripiegare sul synth-pop che vista l’età che hanno se lo sono vissuto direttamente negli ’80 e che quindi non ha bisogno di tanto approfondimento dato che E’ STORIA RECENTE.

Magari un 20enne di oggi deve davvero approfondire il genere perché nato nei primi anni ’90 ma chi ha già 26-27 anni buona parte del genere l’ha vissuto in diretta. Non hai capito ciò che ho scritto, ma giustamente ora sto cercando solo delle giustificazioni a quella “infelice” frase. Avrei preferito più una richiesta di chiarimento se proprio si teneva a comprendere il tono dell’intervento, se proprio non si voleva far polemica. Così non è andata, amen.

loson (ha votato 7 questo disco) alle 21:50 del 3 dicembre 2009 ha scritto:

RE: RE: RE: RE: RE: RE: RE: 'cause i'm a bluff, a bluff, a really really bluff

"Ci siamo scambiati 2 pm sulla questione del professionismo musicale non remunerativo - cosa che esula dal discorso che stiamo affrontando qui, inerente un disco. Ergo non hai delle basi per affermare ciò che dici, o quantomeno sono molto scarse in quanto in quei 2 pm parlavamo d’altro." ---> Cioè, non ho le basi per affermare cosa, che ci siamo già parlati? O non ho le basi per discutere di musica con te? Forse è il contrario, tesoro, comunque sorvoliamo...

Adesso ti sei spiegata un pò meglio sulla questione, lo riconosco. Nel senso che hai trovato una giustificazione, anche se un pò risibile, a quell'affermazione piuttosto ambigua. Quelli che hanno vissuto in diretta il synth-pop oggi hanno quarant'anni, altro che classe 1983... Mi dici come hanno fatto gli Editors a viverlo direttamente negli '80? E' matematica eh, non un'opinione. E cmq non esiste solo il synth-pop al giorno d'oggi: gli Arctic Monkeys nell'ultimo album hanno guardato all'hard-rock (roba che andava quando erano giovani i loro genitori) e stoner (roba che andava quando loro erano in fasce). Ergo: non è così impossibile cercare spunti musicali anche lontani nel tempo. Detto questo, chiudo qui perchè è evidente che perdi le staffe per un nonnulla. Ripeto soltanto che NON VOLEVO CERCARE LA POLEMICA, ho semplicemente - e civilmente - contestato una tua affermazione. E trombone in stile ondarockers sarà tua sorella, grazie.

Dr.Paul (ha votato 7 questo disco) alle 14:45 del 3 dicembre 2009 ha scritto:

che l'eredità joy division sia in mano dei national è agghiacciante! veramente si stava meglio quando si stava peggio!

questo è un buon album e di muse nn ne vedo l'ombra!

Utente non più registrato alle 15:52 del 3 dicembre 2009 ha scritto:

RE:

Non conosco i tuoi gusti (tanto uno vale l'altro)ergo non est desputandum. Poi ho scritto stile Muse, non come i Muse. Stile moderno e (solo) moderno per te quindi dovrebbe essere lo stesso concetto. Se ti sente Gropius ti rovina il giradischi.

Dr.Paul (ha votato 7 questo disco) alle 20:53 del 3 dicembre 2009 ha scritto:

perdona rockwell niente modernismo, avevi parlato di "stile prog muse", io qui nn sento nulla di muse e di prog! riguardo la loro scelta di far uscire disco synth pop io la trovo ben ponderata, tutt'altro che manovra per "prendere tempo e schiarirsi le idee", puo essere una scelta furbetta? non lo so, sicuramente è ben ponderata! poi nn capisco come un 26enne (classe 1983) possa aver vissuto in diretta gli anni del synth pop, nel caso dei quattro editors uguale...sono nati nel 1981-1982, nn ce li vedo ad ascoltare gli human league di reproduction o gary numan all'asilo, tralaltro il riferimento ai depeche mode per questo disco è molto limitante! sta stretto, è skinny! ))

hiperwlt (ha votato 6 questo disco) alle 21:29 del 3 dicembre 2009 ha scritto:

domani sera me li becco live al palasharp: vedremo come suonerà "sto synth"!. io confido in un buon concerto: d'altra parte "an end has a start" e "the black room" li ho ascoltati parecchio e non di meno,apprezzati ; quest'ultimo album lo conosco molto, molto superficialmente:vabbè "the boxer", "papillon" e "in this light...", ma delle restanti, sono proprio curioso della resa live!

Utente non più registrato alle 21:48 del 3 dicembre 2009 ha scritto:

Caro Paul che tu non senta nulla di prog in stile Muse in quest'album...non ammazza nessuno. Sia sul forum di Ondarock che su RYM altri come me sono arrivati alla medesima conclusione senza avere - almeno da parte mia - nessuna pretesa di oggettività (che palle sta storia!). Pazienza.

Beh io sono dell'84, a parte Ivana Spagna supercapellona con easy lady mi ricordo gli eurythmics e i pet shop boys, sarà stato l'89, il '91. E la superteleclassifica sciò, che ficata. Cmq una mia amica dell'82 ha reminescende addirittura di David Bowie con Labyrinth che è dell'86 che poi s'è recuperata più tardi. Poi gli Editors sono inglesi e son cresciuti a pancake e TOTP quindi qualcosina in più l'avranno assimilato. Forse si, il riferimento ai DM è troppo limitante, io ci sento tanto anche gli Eurythmics.

Dr.Paul (ha votato 7 questo disco) alle 21:57 del 3 dicembre 2009 ha scritto:

non ci sono muse e non c'è "presa diretta" per gente nata nel 1981/82 stop

Utente non più registrato alle 22:06 del 3 dicembre 2009 ha scritto:

hai decontestualizzato una mia affermazione, commentandola senza chiedere precedenti delucidazioni. Se ciò significa non avere intenti polemici...figurati che io nell'ultimo intervento non ho fatto altro che copiarti/incollarti i miei interventi precedenti che ho nuovamente spiegato. Col misurino bisogna esplicare un concetto. Non ho assolutamente affermato che tu non possa discutere con me (e questa non è polemica?) ma che semplicemente non potevi arrivare a determinate conclusioni sulla mia opinione con i pochi strumenti che avevi.

La mia è una supposizione (ma come, non s'era capito?) e in quanto tale non necessita di ulteriori teorie, non parliamo di fisica quantistica ma di un gruppo musicale opinabile.

Degli artic monkeys si parlerà sul topic a loro dedicato, non ci allarghiamo inutilmente.

Hai ragione, meglio chiuderla qui perchè questa discussione s'è fatta fin troppo prevedibile.

tramblogy (ha votato 5 questo disco) alle 9:36 del 4 dicembre 2009 ha scritto:

Permettetemi d'incorniciare tutti i commenti di rockwell.

sarah alle 10:16 del 4 dicembre 2009 ha scritto:

Per fortuna qui tromboni in stile ondarockers non ce ne sono, Matteo mi sembra una persona con cui è sempre piacevole e costruttivo parlare di musica.....

Mr. Wave (ha votato 7 questo disco) alle 14:07 del 4 dicembre 2009 ha scritto:

RE: Matteo mi sembra una persona con cui è sempre piacevole e costruttivo parlare di musica

Confermo.

Peasyfloyd alle 10:28 del 4 dicembre 2009 ha scritto:

qui ci si fa troppe seghe mentali.

Cmq il mio giudizio sul disco rispecchia quello sul gruppo: più che discreto, anche se in ritardo di qualche anno di troppo per non destare qualche sospetto. Ovvio però che i paragoni con Interpol e National non son manco da farsi

ozzy(d) alle 14:58 del 4 dicembre 2009 ha scritto:

il gioco delle coppie è così concluso: trombology e rockwell da una parte, loson e sarah ( con mister wave in veste di voyeur) dall'altra, marco predolin ha emesso la sentenza, allegria!

Mr. Wave (ha votato 7 questo disco) alle 15:12 del 4 dicembre 2009 ha scritto:

RE:

Gulliver, ti ci vedrei perfettamente nelle vesti di DJ Francesco!

ozzy(d) alle 15:33 del 4 dicembre 2009 ha scritto:

signor wave, tu invece potresti interpretare la concorrente di telemike sgamata a copiare dagli appunti eh eh....

hiperwlt (ha votato 6 questo disco) alle 16:17 del 4 dicembre 2009 ha scritto:

mannaggia hai bidoni dell'ultimo secondo!niente concerto: grr!

e dire che mi stava piacendo e che sarei andato molto volentieri!

Utente non più registrato alle 19:05 del 4 gennaio 2010 ha scritto:

Simpatica recensione di Pitchfork che dice meglio quello che andavo farneticando il 3 di Dicembre (http://pitchfork.com/reviews/albums/13597-in-this-light-and-on-this-evening/). Se lo dice il critico alziamo le mani...che gli anglo-americani a sarcasmo e frecciate sono abituati. Poveri ascoltatori italiani ancora preoccupati del politically correct applicato alle opinioni.

Buon anno a questi poveri disgraziati.

4AS (ha votato 6 questo disco) alle 15:25 del 20 gennaio 2010 ha scritto:

Il disco raggiunge appena la sufficienza, però mi aspettavo molto di più da loro. E' preoccupante come già al 3° disco mostrino dei cali di ispirazione e mancanza di idee. Sono troppo derivativi: ripropongo suoni anni 80 tipici del synth-pop senza aggiungere nulla di nuovo (hanno fatto un copia-incolla) e questa credo che non sia la strada giusta da percorrere.

Dr.Paul (ha votato 7 questo disco) alle 15:46 del 20 gennaio 2010 ha scritto:

RE:

mah sai...aspettarsi di piu...insomma sono gli editors mica i genesis!! ) io qui ci trovo dei bei singoloni, tipo the boxeur, papillon, bricks and mortar, singoli da top5. per il futuro nn saprei...

(ma poi nn era copia/incolla anche il materiale dei dischi precedenti?)

4AS (ha votato 6 questo disco) alle 15:38 del 21 gennaio 2010 ha scritto:

RE: RE:

Ahahah! Hai ragione, di certo non sono i Genesis. Però sai quando ascolti un esordio spettacolare come "The back room" (derivativo si, ma bellissimo!) e vedi che cominciano ad avere anche una certa notorietà (Su Mtv Brand New il video di Papillon lo trasmettono a tutte le ore!) penso sia lecito "pretendere" qualcosa in più da loro piuttosto che un discreto disco di synth pop d'annata.

Fender (ha votato 6 questo disco) alle 21:51 del 19 luglio 2010 ha scritto:

La loro evoluzione non mi è piaciuta affatto! peccato perchè ho molto gradito i primi due album

Liuk Pottis (ha votato 7 questo disco) alle 12:45 del 15 novembre 2010 ha scritto:

Ma fa così cagare questo disco?

Io ho letto solo qualche recensione in merito e ho ascoltato i singoli...

lev (ha votato 8 questo disco) alle 12:50 del 15 novembre 2010 ha scritto:

no, non fa così cagare. è un buon disco, anche se a distanza di tempo è un pò calato, e ammetto di aver esagerato un pò con il voto.

Liuk Pottis (ha votato 7 questo disco) alle 1:10 del 16 novembre 2010 ha scritto:

RE:

Allora a questo punto me lo ascolterò per benino. Non nego di essere curioso.

Dr.Paul (ha votato 7 questo disco) alle 15:26 del 15 novembre 2010 ha scritto:

è un gran bel disco! per certi versi leggerino? forse, ma gli editors sono sempre stati poco articolati come scrittura! la lista dei titoli è sbagliata, il disco è composto dalle prime 9 tracce presenti nella tracklist. le prime 6 decisamente irresistibili. questa è l'unica rece di target che mi trova in totale disaccordo, e sì che ne ha scritte 190! preferisco questi editors a quelli con le chitarrine!

target, autore, alle 15:32 del 15 novembre 2010 ha scritto:

Ahah, Paul, wow! Io invece sono ancora d'accordo con me stesso (!): per me, disco tremendo. Con l'eccezione della bellissima "The boxer".

Liuk Pottis (ha votato 7 questo disco) alle 18:42 del 21 novembre 2010 ha scritto:

Ascoltato!

Alla fine l'ho ascoltato, e a mio giudizio non l'ho trovato né orribile, né tremendo, né particolarmente noioso. Certo, non è un miracolo di disco, ma è più che ascoltabile e la svolta elettronica (benché sia un po' una paraculata) ci sta. Le migliori sono di sicuro "The boxer" e "Like treasure", mentre la peggiore è sicuramente "Eat raw meat= Blood drool", di cui è ascoltabile solo il ritornello