The Cinematics
A Strange Education
Chi siano i Cinematics non deve interessare. Se proprio dovete farvi venire le paranoie, andatevi a leggere l'ultimo Sun (o l’NME, che è lo stesso) e scoprirete che sono quattro ragazzi scozzesi che, ad un certo punto della loro vita (più o meno intorno alla fine dell'adolescenza) si sono trovati davanti ad un bivio: ordinare un altro giro di pinte ed entrare ufficialmente nel club degli alcolizzati delle Highlands, oppure rimediare qualche strumento di seconda mano ed iniziare a suonare.
"A Strange Education" è così il loro primo album, in cui i quattro - che, nel frattempo, si sono trasferiti a Glasgow - non fanno mistero di aver passato gli ultimi anni a sentire e risentire i vecchi lp dei loro genitori, parenti, amici, macellai di fiducia, ecc. e a provare e riprovare svariate cover nel garage di quell'amico lì (con buona pace dei vicini di casa, che si sentivano scatarrare London Calling alle tre di notte). Quello che viene fuori è però una straordinaria compilation, in cui campeggiano le influenze britanniche più disparate: in pratica un bignami degli ultimi 10 (e forse pure venti) anni di brit-music, in cui - davvero! - non manca proprio nessuno (e se manca protestate, chè magari nel prossimo album ci infilano pure quello).
Il filo conduttore di questo intelligente e ragionato riassunto musicale è una "musica melodica ed emotiva" al tempo stesso, che poggia sul connubio chitarra-basso (come a dire: Bloc Party + Editors) e sui ritmi wave danzerecci che danno al disco un intenso senso di Eighties (e che hanno fatto la fortuna di band quali i Franz Ferdinand). Non è un peccato dunque se questi ragazzi partono con un saluto agli Hard-Fi ("Race The City") - il tessuto sociale da cui provengono è quello - si fanno un giro dalle parti dei New Order ("A Strange Education") e poi si cimentino in una specie di post punk ("Human") ed il vocalist si prenda pure la licenza di un falsetto ("Chase").
Il tutto - ripeto - è eseguito in maniera intelligente: non si tratta di Nike comprate dal povero extracomunitario di turno o di giubbotti di pelle Made in Hong Kong. Consigliato soprattutto a quelli che si sono persi gli ultimi decenni di British Invasion; a quelli che pensano che "Fabri Fibra è cool"; a chi si voleva trasferire dalle parti di Glasgow e non ce l'ha fatta.
Certo, prevedo già che mi arrivi tra capo e collo l'aggettivo "derivativo" da un momento all'altro.Ma - d'altronde - siamo un paese libero, come dicevano nel blocco sovietico fino a qualche anno fa...I giovanotti in questione sono comparsi pure su Playboy (come io ne sia a conoscenza, non è dato saperlo...): come non fidarsi?
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