R Recensione

6/10

The Killers

Sawdust

Appetitosa raccolta di b-sides e rarità per il gruppo indie-rock di Las Vegas.“Sawdust” contiene tutto quello che i Killers hanno serbato nascosto nel doppiofondo della custodia della chitarra: e dimostrano ancora una volta di saperci fare, cimentandosi con Lou Reed nell’oscura e stralunata “Tranquillize” , mentre Brandon Flowers mette in mostra le sue dotate corde vocali regalando ottimi spunti new-wave in “Shadowplay “, altra cover di lusso (Joy Division), ravvivata da un pizzico di elettronica.

Si parla di b-sides ma è bene chiarire subito la faccenda: queste canzoni non avrebbero sfigurato nemmeno in un disco ufficiale: si ascolti un pezzo inspirato e al limite dell’ironia cupa come “Leave The Bourbon On The Shelf", fra i migliori , una “UnderThe Gun” vicina alle migliori melodie dell’esordio e ai "colleghi" Editors o l' indie/rock d'antan di “Move Away”.

Ma anche una “Glamorous Indie Rock and Roll” riarrangiata per l’occasione ed una trascinante “All The Pretty Faces”, aperta da un solenne riff di chitarra, smargiassa dimostrazione dell'abilità ritmica della band.E resta ancora da segnalare l’ottima “Romeo And Juliet” (cover dei “Dire Straits", of course) “ e il remix pomposo di “Mr Brightside”, il brano che ha sancito il successo planetario della band.

Un buon disco, che non lascia l’amaro in bocca grazie ad una pletora di cover e rarita’ che non dispiaceranno ai seguaci del gruppo, in attesa di un nuovo lavoro di inediti: raccolta minore destinata ai fan della band, questi "lati b" restano quindi un buon diversivo ed una discreta prova di forza da parte della band.

V Voti

Voto degli utenti: 3,9/10 in media su 9 voti.
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NDP 0,5/10
luca.r 0,5/10

C Commenti

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Peasyfloyd alle 0:47 del 4 febbraio 2008 ha scritto:

mah...

Mr. Wave (ha votato 5 questo disco) alle 12:45 del 8 giugno 2008 ha scritto:

''Hot Fuss'' era alquanto soddisfacente all'ascolto, mentre ''Sawdust'' è parecchio anonimo e ripetitivo alle orecchie, mah...

fabfabfab (ha votato 5 questo disco) alle 17:29 del 25 giugno 2008 ha scritto:

A me sembrano i figli omosessuali degli Europe.

davide.pagliari1980 alle 1:17 del 4 dicembre 2008 ha scritto:

Come avevo già scritto per gli Strokes, anche in questo caso mi verrebbe da dire, perfezionando leggermente il concetto, che, secondo me, l’indie rock (rock indipendente) non è un genere musicale, bensì una filosofia che implica un pressoché totale rifiuto della cultura “mainstream”, nonché della grossa industria discografica, viste come culle del conformismo inibitrici dell’arte. In buona sostanza non è che SI SUONA indie rock…SI E’ indie rock, indipendentemente dagli stili musicali intrapresi.

Ciò non vuol dire, tuttavia, che le grandi major producano soltanto materiale mediocre o smaccatamente commerciale, né che il rocker indipendente abbia, per forza, qualità artistiche sopra la media. Per altro la storia insegna che gran parte delle stesse formazioni ritenute indie, col tempo, tendono a virare verso suoni più in sintonia con le mode, o quantomeno più accessibili al mercato; così come, del resto, capita che certa musica commerciale segua, in partenza, certi iter indipendenti semplicemente per mancanza di fondi o per disinteresse da parte delle grandi label.

In questo “limbo” autonomo i musicisti si autofinanziano e autoproducono supportati, quasi sempre, da piccole case discografiche (le famose “Etichette Indie” da sempre giocanti un ruolo fondamentale per la produzione e distribuzione musicale indipendente) raggiungendo, spesso, risultati di scarsa qualità sonora (a prescindere dal loro valore artistico). L’intento primario è cercare di creare musica originale (talora sposata con testi concettualmente provocatori), lontana dagli stereotipi e al di fuori dagli schemi tradizionali, essenzialmente per il proprio piacere e di pochi altri appassionati.

Diversamente, negli ultimi tempi, viene (erroneamente) definito “indie rock” un genere musicale, tipico della prima decade dei 2000, il quale trova i suoi maggiori consensi tra le realtà studentesche, soprattutto universitarie.

Tale genere (che si sviluppa, più che altro, in Inghilterra, Scozia e Stati Uniti) è ritenuto dalle medesime musica “alternativa” rispetto a tutto ciò che, da circa 6-7 anni, viene proposto dai grandi circuiti mediatici e che, in sintesi, si può così suddividere:

• MUSICA PRETTAMENTE DA BALLO E INTRATTENIMENTO: l’onnipresente disco-dance, la techno-house più recente, il latino-americano etc.

• POST METAL: più che altro le versioni gothic, progressive-power e soprattutto NU METAL ( del quale attualmente in voga la traduzione più “soft”, banale e commerciale, rappresentata da Linkin Park, Tokio Hotel etc.)

• L’UNIVERSO POP con tutte le sue innumerevoli varianti e contaminazioni: power, hip-hop, R&B, soul, swing, funky-jazz, elettro-dance e chi più ne ha più ne metta…

• GLI ULTIMI PRODOTTI (QUANTO MENO DISCUTIBILI) DEI “GRANDI” DEL ROCK E DEL POP: dai Rolling Stones agli Aerosmith, da Bruce Sprengsteen ai Pearl Jam, dagli U2 agli R.E.M. e Sting, da Madonna a Robbie Williams, dagli Oasis ai Coldplay e così via…

In definitiva, questa presunta musica alternativa (sia essa prodotta autonomamente, o tramite piccole label o tramite grandi major), altro non è che la riproposizione, talora fusione, di alcuni degli stili che più hanno caratterizzato il processo evolutivo della musica rock (dal rithm&blues al rock&roll, dall’acid-rock al classic-rock), filtrati attraverso il punk e relativa new wave.

Il tutto presentato secondo un’estetica “grunge” (con suoni programmaticamente low-fi) manifestando atteggiamenti per l’appunto punk (non tanto nichilistici e autodistruttivi quanto bulleschi e oltraggiosi), o a seconda dei casi, rievocando atmosfere tipicamente dark.

Tuttavia, data la commistione di generi sentiti e risentiti da decenni, la proposta rischia di essere, talvolta, tediosa o fine a se stessa.

Tra i tanti nomi che rappresentano l’indie rock (o meglio “revival rock”) possiamo citare: gli americani White Stripes (a mio avviso i più autorevoli nonché migliori del genere), Interpol, Strokes, Killers e Cold War Kids; gli inglesi Late of the Pier, Arctic Monkeys, Editors, Kaiser Chiefs e Baby Shambles; gli scozzesi Franz Ferdinand e The Fratellis.

Saluti a tutti e scusate queste mie lunghe e noiose considerazioni…

Dr.Paul alle 1:47 del 4 dicembre 2008 ha scritto:

ma...a parte alcuni passaggi, piu o meno condivisibili, ma cosa c'entra tutto questo con i killers? dove vuoi arrivare?

davide.pagliari1980 alle 23:04 del 9 dicembre 2008 ha scritto:

ho voluto esprimere la mia concezione di "indie rock" (del tutto opinabile) per chi ritenga i killers un gruppo "indie rock"