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R Recensione

6/10

Alcest

Souvenirs D'Un Autre Monde

Che dire di questo album, Souvenirs D’un Autre Monde (Ricordi Di Un Altro Mondo), sospeso e pericolosamente in bilico tra pura rievocazione della scena shoegaze ed originale interpretazione della stessa? Tra toni oscuri, rumorosità fragorose, limpidità vocale, sensibilità spiccatamente pop, piglio metal e diffusissimo umore spleenetico come la tradizione francese richiede? Cosa dire di questo album che il mio Media Player si ostina a catalogare come Black Metal? (!) Forse basterebbe dire queste cose poche, ma preferisco non rischiare di trascurare qualche particolare degno di nota… Quindi intraprendo un più attento ascolto.

Innanzitutto chiariamo che originariamente, gli Alcest, gruppo francese originario di Avignone, si fecero conoscere a partire dal 1999 proprio come band black metal, ed è quindi ovvio che di spunti relativi al suddetto genere dobbiamo aspettarcene.

Nonostante questo, l’album in questione si presenta pienamente e maturamente come un lavoro che attinge ad altro, allo shoegaze. Sì, proprio il genere di My Bloody Valentine e Slowdive, da cui vengono tratti il modo evocativo di cantare e la lentezza sognante delle canzoni. Un altro gruppo può essere citato, forse un po’ impropriamente, i Jesus And Mary Chain, da cui sembra derivare l’uso sovrastante e fragoroso delle chitarre, destinato ad imporsi con rigore su tutto il resto.

L’iniziale Printemps Emeraude, mette subito in evidenza gli standard della band. Innanzitutto è da notare la durata delle canzoni, tutte tra i sei e i sette minuti. Dopodichè troviamo imponenti riff di chitarra, spessi e fitti, ad accoglierci, liberi di spaziare tra una molteplicità di diversi umori: dal rabbioso al delicato con tutte le sfumature comprese, forse anche troppe, con il rischio di eccedere in una melodiosità di stampo troppo emo. Sono proprio dei delicati accordi che introducono l’ingresso della voce, in un riverbero di voci infantili che fanno molto “milieu”…Per quanto riguarda la voce, si tratta di un timbro pulito e trascinato, avvolto da un senso della melodia sempre più netto, senza dubbio di grande presa, lambito dalle taglienti chitarre elettriche. Tutto sommato si tratta di un promettente ed apprezzabile primo pezzo, carico di poesia e fascino. Procediamo.

La successiva Souvenirs D’un Autre Monde è introdotta dagli accordi acustici della chitarra, che fanno subito pensare ad un pezzo pop-rock, idea presto rafforzata dagli arpeggi malinconici della chitarra elettrica. Per fortuna intervengono gli amplificatori a dare un po’ più di carica al pezzo, e a non permettere alla voce, impegnata in una dolce cantilena ariosa, di rendere troppo smielato il pezzo. Tuttavia l’intervento dei soliti arpeggi struggenti, richiama troppo insistentemente alla memoria l’eco dei gruppi punk-emo commerciali che affollano i palinsesti delle reti musicali. Insomma dopo più ascolti purtroppo crolla quella immediata evocatività che poteva, in un primo momento, affascinare, per tramutarsi in una troppo palese ostentatezza di toni strappalacrime.

Les Iris incalza con un più convincente impeto chitarristico, dai toni molto vagamente black metal. Questi, affiancati da una voce meno patetica rispetto al brano precedente, si lanciano in efficaci ed impressionistici sfoghi spleenetici, questa volta degni di suscitare nel migliore dei modi, e quindi senza apparire forzati, i momenti più evocativi e melodici, ora realmente sinceri e sentiti. Il finale leggermente doom dona maestosità al brano, senza stonare troppo. Due a uno quindi, passiamo alla traccia successiva.

Ciel Errant, l’ennesimo titolo da poesia di Baudelaire, mette in mostra le stesse caratteristiche della seconda traccia: schitarrata acustica iniziale sopraffatta da un neanche così fragoroso impeto delle chitarre elettriche, e tempestata da quei tanto melodici arpeggi che insistono a imprimere il loro marchio in ogni brano. Il tutto portato a compimento dal cantato flebile di Neige. Due pari.

Sur L’Autre Rive Je T’Attendrai è invece un buon pezzo, convincente e compatto, meritevole di un riff convincente e tagliente. Questa volta la voce femminile cantilenante di Audrey Sylvain riesce ad attecchire, mostrandosi ispirata e, perché no, ispirando l’ascoltatore. Ovviamente la formula, mostratasi efficace viene ripetuta per sette minuti in un’alternarsi di melodia e fragore metal. Tre a due.

Tir Nan Og, ultima traccia di questo disco, dall’incipit forzatamente new age, non si sforza nei suoi sei minuti di durata di fare un uso convincente di amplificatori, anzi non ne fa proprio uso, ostentando così fino alla fine atmosfere eteree e ambient che paiono poco sincere.

Peccato, tre pari.

L’album in questione, seppur abbia il merito di riportare alle nostre orecchie i suoni un po’ dimenticati dello shoegaze che fu, pecca in un’eccessiva ricerca di parossismo emotivo, che raramente viene raggiunto, e quando questo accade ci si accontenta del risultato senza spingersi oltre.

Vale comunque un ascolto, due anche… Ma poi basta.

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Voto degli utenti: 7,4/10 in media su 15 voti.

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Suicida (ha votato 10 questo disco) alle 9:47 del 7 settembre 2007 ha scritto:

Forse è perchè lo hai ascoltato solo due volte che giudichi questo splendido disco così superficialemnte... Dovresti avere un cuore di pietra e la pellaccia proprio dura se la dolcezza sconfinata di Alcest ti sembra emo... (?!?!) E se poi non ci vedi dentro neanche il black metal (su tutto l' utilizzo forsennato del doppio pedale e dei muri sonori) forse è meglio che ripassi anche quello... Poi definire poco sincero e costruito un disco solo perchè non tocca le tue corde mi sembra ingiusto, considerando inoltre l' originalità interpretativa di Neige e le atmosfere così coinvolgenti e sognanti che è riuscito a costruire. A volte bisognerebbe ascoltare i dichi con l' anima e non sempre con le orecchie...

Marco_Biasio (ha votato 9 questo disco) alle 17:18 del 20 settembre 2007 ha scritto:

Tu dici?

Non concordo con la recensione... per me è un capolavoro di quelli assurdi, con la c maiuscola. Ci sono in effetti alcune imprecisioni nel tuo scritto (black metal forse no, ma io penso che la doppia cassa abbia certamente un piglio death: shoegaze ne sento poco; emo non ce n'è proprio!): un consiglio in amicizia, riprendi in mano il disco, e sentirai che merita

Cas, autore, alle 18:25 del 20 settembre 2007 ha scritto:

Se davvero lo consideri un capolavoro mi stupisco molto piacevolmente della tua calma e del tuo sangue freddo di fronte al mio voto negativo...eh eh . comunque colgo il tuo invito, alla musica non nego mai una seconda occasione. per ora però il mio parere rimane lo stesso...chissà, le cose possono cambiare. Ciao

Marco_Biasio (ha votato 9 questo disco) alle 20:08 del 20 settembre 2007 ha scritto:

Beh, sai, non posso indignarmi davanti ad un voto diverso dal mio se questo è sorretto e motivato bene come il tuo. La recensione si lascia leggere bene e denota un certo ascolto di fondo (che, però, a mio avviso, dovrebbe ripetersi, eheheh , e dopotutto siamo fra amici, non ci si deve arrabbiare per cose come queste, non trovi anche tu?

Peasyfloyd (ha votato 9 questo disco) alle 0:34 del 6 dicembre 2007 ha scritto:

no no mi spiace

ma non sono per niente d'accordo con biasio. Alludo al fatto che gli insulti devono fioccare: cas sei un pirla! Sto disco è una ficata allucinante, una di quelle cose che colpiscono all'istante, non sono abbastanza competente per classificare il tipo di metal (io nel complesso direi che il black metal alla dimmu borgir sia l'elemento più prossimo ai miei scarsi ascolti di metal estremo) ma questo intreccio con lo shoegaze crea qualcosa di meraviglioso. Forse uno dei dischi dell'anno

Giuseppe Pontoriere (ha votato 7 questo disco) alle 19:47 del 15 marzo 2008 ha scritto:

Un po' di fumo negli occhi.....

Ad un primo ascolto è terribilmente bello ed emozionante. Risentendolo cala un pochino. Credo però sia davvero da ascoltare.

Truffautwins (ha votato 8 questo disco) alle 16:16 del 23 novembre 2008 ha scritto:

e chi se ne frega!

Che importanza ha se la musica che ascoltiamo sia o meno originale, se sia più o meno costruita e se si faccia un buono od un cattivo uso di amplificatori. Quale canzone non è costruita? Tutte lo sono. Sono costruzioni mentali che tendono a qualcosa. Sarebbe bello evitare le etichette: shoegaze, black metal, black metal che vira verso che ne so...ma chi se ne frega! E raccontare piuttosto l'impressione emotiva che la musica restituisce. A me questo disco piace.

4AS (ha votato 7 questo disco) alle 11:39 del 6 giugno 2009 ha scritto:

Sono d'accordo con il recensore: dopo qualche ascolto ti accorgi che le canzoni di questo disco sono imbevute di una malinconia un pò troppo "forzata" (a tratti quasi scontata) che più che emozionare finisce per annoiare. "les iris" sicuramente è un ottimo pezzo (quello che più mi ha colpito) il resto è buono.

moonwave99 (ha votato 9 questo disco) alle 23:44 del 28 maggio 2010 ha scritto:

Questo è un disco che parla al cuore - in quanto tale le parole ed i giudizi sono superflui, perché ognuno ascolta il proprio miocardio . Io la vedo come una bella ed intensa schitarrata di un ragazzo, che dipinge una tela davvero particolare, ora con le tinte scandinave del black metal, ora con quelle anglosassoni dello shoegaze. Blackgaze? Shoemetal? Chiacchere da bar, il mio cuore parla chiaro . Ovviamente ci saranno altri dischi che per taluni sono struggimento massimo e che per me sono a malapena validi - è il gioco delle preferenze, per fortuna che ne abbiamo tutti di diverse altrimenti non impareremmo mai nulla di nuovo .

stefabeca666 (ha votato 8 questo disco) alle 18:18 del 4 giugno 2011 ha scritto:

Questo è un discone a mio avviso... sto per dire una cosa insopportabile, ma "si respira proprio l'aria di Avignone". In bilico tra l'ineffabile ed il bucolico, è una specie di quadretto idilliaco/onirico. E non sono d'accordo con la recensione track-to-track. La trovo esageratamente analitica, incapace di cogliere quel che c'è di globale in un lavoro, in un'opera (è un discorso generale il mio, non peculiare a questo caso). E comunque, viva viva le opinioni differenti!

Cas, autore, alle 10:47 del 5 giugno 2011 ha scritto:

RE: viva viva le opinioni differenti!

giustissimo!

tra l'altro mi stimoli ad andarmelo a riascoltare: è precisamente dal 2007 che l'ho archiviato... chissà che non mi ricreda sul giudizio

stefabeca666 (ha votato 8 questo disco) alle 1:12 del 6 giugno 2011 ha scritto:

Speriamo... anche se è un disco molto autunnale e poco estivo (per le atmosfere si intende). Poi certo se ti piace ti piace sempre, se non ti piace non ti piace sempre.

luca.r (ha votato 7,5 questo disco) alle 9:22 del 6 ottobre ha scritto:

Gran disc, altrochè!