Broken Water
Tempest
I Sonic Youth sono una grande band, i Velvet Underground degli anni '80. Banalità che ogni tanto fa bene ripetere. Banalità sulle quali i Broken Water, power trio proveniente da Olympia, acconsentono di sicuro. E allora ecco che tra distorsioni a palla, nuances shoegaze e nichilismo urbano il loro sophomore Tempest si fa strada tra rievocazioni più o meno esplicite della gioventù sonica con dieci pezzi abrasivi e votivi.
Atmosfere opprimenti, come quelle dell'ammasso di scorie elettriche di Drown e del midtempo noise di Coming Down, sviluppato a partire da un ipnotico motivo circolare lasciato poi esplodere nel chiassoso crescendo finale, schizofrenie infiammate, come quelle di Yanka Dyagileva e Underground. Se non fosse per lo splendido trittico noise-gaze costituito da Some Thread to Connect (stordente litania psichedelica dove per la prima volta si riesce ad avere una timbrica azzeccata e piacevolmente corrosiva, una sessione ritmica capace di imporsi senza seguire compiacente le piatte composizioni che fin qui non avevano fatto altro che riproporre copie di copie), da Paranoid (fosco intrecciarsi di fraseggi metallici che fregiano di nette escoriazioni armoniche un incidere più paranoico -appunto- che mai, per esplodere in una notevole prestazione muscolare sul finale) e da River Under the River (altro viaggio distorto, tutto stiracchiamenti delle sei corde e riverberi venefici), quello che si avrebbe di fronte sarebbe un monotono sforzo di emulazione dei grandi del genere unito a quella sensibilità shoegaze che sembra andare per la maggiore negli ambienti noise contemporanei (un esempio: i MBV che fan capolino immancabilmente nelle melliflue timbriche di Chantal).
Insomma, un disco che non offre troppe emozioni (se non quelle, doverosamente pesate, del trittico sopra elogiato) e che si mantiene su una linea di stiracchiata sufficienza, non arrischiandosi troppo in quella appena percepita ibridazione ancora troppo impersonale e acerba. Seconda prova non memorabile, per competere su questo terreno occorre osare molto di più.
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