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R Recensione

7/10

Lago Vostok

Decorso Infausto

Recentemente Bruno Dorella li ha insigniti di un’etichetta pesante e gratificante: quella di essere tra le band di punta del nuovo noise rock italiano. Non sarà la benedizione ufficiale impartita all’epoca da John Zorn agli Zu, ma per chi scrive (e, immagino, anche per i tre ragazzi lombardi) è una soddisfazione e una rivelazione. Possiamo dire, per una volta, che nulla sia stato intentato al caso, che nessuna parola sia stata di troppo. Ripescare “Decorso Infausto”, opera prima dei Lago Vostok, ad un anno e mezzo dalla sua uscita digitale, è un atto di giustizia nei confronti del disco, di cui si è sciaguratamente parlato poco sulle webzine tricolori, e dello stesso gruppo, alla ricerca del salto di qualità che merita.

Paradossalmente, il discorso da farsi è semplice fino all’autismo. Chitarra, basso e batteria, nessuna voce, cozzi e spigoli come se piovesse, un’impostazione geometrica rigorosa e costante per quanto discreta. I rallentamenti, ove presenti, sono raccordi temporanei, sezioni interlocutorie e funzionali al semplice rilancio della posta, alle ripartenze da sangue alle orecchie e schiuma alle gengive: per cui in “Amouse Bouche” non suonano certo i Fuh, né i Fog In The Shell, ma dei caserecci post-hardcorers in rotazione perpetua, e “In Pasto Ai Saprofiti” nasconde i Botch più emozionali (anche se qualcuno, specialmente nel finale cosmico e straniante, potrebbe riconoscere le luminose leve del new noise scandinavo) sotto un sottile strato di arpeggi. Per quanto il tiro dei Lago Vostok sia assolutamente devastante, alcuni pezzi soffrono ancora di eccessivo movimentismo (l’alternarsi frenetico di sezioni chitarristiche e ritmiche in “L'Altro Dopo L'Uno” offre la sensazione di un episodio costruito per accostamento, a partire da frammenti originariamente autosufficienti, e non amalgamatosi al meglio): è il concetto che hanno del mathrock, -core, altro – i debuttanti di talento, ma con qualche ansia da prestazione di troppo. Da preferire, senza alcun dubbio, la catastrofica “Crazy Crazy Man Only Wants To Kill Italians” (con alcune svisate schizofreniche da fare invidia agli Io Monade Stanca) e i Melvins artigianali di “Cañero” (lo sludge mai suonato dai System Of A Down).

Decorso Infausto”, ancora oggi, è disponibile in download gratuito sullo spazio Bandcamp del power trio. Approfittatene – e lasciate che altri ne approfittino.

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