R Recensione

3/10

Va

Pisspounder

C’è in giro qualcuno che tenta di spacciare questo Pisspounder per il nuovo No New York, l’opera simbolo della no wave di trent’anni fa che mise assieme alcuni dei gruppi più importanti della scena newyorchese. I tempi sono cambiati ma la grande mela resta un serbatoio infinito di idee e artisti e anche nel nuovo millennio ha prodotto artisti validi sia in campo rock “conformista” (Strokes, Yeah Yeah Yeahs) sia in esplorazione limitata verso nuove frontiere del rock (Oneida, Liars, Tv on the Radio).

Oggi scopriamo che l’avanguardia pura e semplice è ancora viva e vegeta a New York e porta il nome di una serie di gruppi sconosciuti ai più. Qualcuno ha pensato bene di raccogliere sei dei più promettenti tra questi e di offrirli al mondo come l’ultimo prodotto della scena underground noise. Mettiamo subito le cose in chiaro: qui di noise come si possa intendere tradizionalmente non c’è praticamente nulla. Se ne può parlare solo nel caso in cui si intenda fracasso gratuito completamente amelodico e destrutturato da ogni fine. I Sonic Youth, che sono ritenuti i padrini del genere, ogni tanto buttavano lì qualche schitarrata senza senso ma si guardavano bene dall’uscire dal formato canzone tradizionale (solo recentemente hanno dato sfogo a questo bisogno con il progetto Syr). I Pussy Galore, altro gruppo che dal noise pescava non poco, restavano saldamente ancorati a una tradizione garage-rock di ascendenza blues.

Qui non c’è niente di tutto questo. Solo una serie di gruppi che, chi più, chi meno, tentano di sconvolgere le leggi della musica, forse cercando di portare avanti la lezioni artisti avanguardistici come John Cage e Glenn Branca, o forse semplicemente in preda a qualche acido di troppo.

Si comincia con gli Sword Heaven che su venti minuti complessivi ne regalano quindici di bestiale cacofonia inascoltabile e cinque di apocalisse percussionistica che solo a tratti molto lontani ricorda le ultime cose dei Liars.

I Foot Village sono il simbolo di una libertà sonora spregiudicata e imbarazzante: sparano una serie di urlacci e qualche colpo di batteria completamente a casaccio, ci mettono molta foga violenta e anarchica, nell’ottica di una venerazione assoluta per la no wave più amelodica. I brani sono totalmente sconnessi e sporchi, luridi, disordinati e frammentati. I pochi spunti di buona musica si perdono in un oceano di pretestuosità giovanile. Raffiche di batteria-mitragliatrice portano alla mente le peripezie di un altro arrogante ultra-tecnico: Kevin Shea. I rumori di strada inseriti qua e là sono tanto carini dal punto di vista concettuale quanto inutili e dannosi da quello estetico-musicale.

I Grey Skull, interessante esempio di ambiental-noise, sono tuttavia guidati da un cantante dallo stile black metal, creando un curioso mix. Ovviamente il concetto stesso di occupare 23 minuti con distorsioni e low-fi rumoristico assoluti, appena accompagnati da una batteria suonata in maniera infantile e da un cantato senza capo né coda non può essere il massimo degli ascolti per un amante di musica. Qualche momento imponente c’è, come intorno al decimo minuto quando un filo di linearità sembra creare una trama sufficientemente intrigante. Il problema è che questi momenti più “convenzionali” (e ribadisco le virgolette) non vengono intesi come il momento musicale più importante ma solo come momenti eccezionali all’interno di una esasperata ricerca di un’antimelodia anticonformista.

Gli Aa sono sicuramente la cosa più interessante: dieci minuti molto vicini al tribalismo dei Liars periodo Drums not dead ma con una componente psycho-new wave più accentuata. Sembra finalmente di sentire un pò di musica ma l’approccio dei Dreamhouse riporta al’ordinaria follia: per certi versi è un incrocio tra l’estremizzazione di Teenage Jesus & The Jerks e l’industrial dei Cabaret Voltaire. Difficile denominare noise questa musica perchè se è vero che in fin dei conti si tratta solo di un gran casino sonoro è anche vero che non si sente una nota di chitarra e non c’è uno straccio di melodia che sia una. Talvolta sembrerebbe di assistere a una jam free jazz molto free e poco jazz ma l’inserto continuo di rumori “domestici” o “industriali” rende di difficile catalogazione (e oseremmo dire sopportazione) l’insieme.

A chiudere il triplo lp ci pensano i Rainbow Blanket con un possente ambient-noise dal sentore metallico e epico. Anche qui il brano è talmente alienante e disumano da provocare una ripulsa involontaria dell’ascolto. Rimane l’impressione di una costruzione che abbia un senso ma che sia tremendamente difficile da sopportare, neanche tanto per la rigidità del suono quanto per la volontà distruttrice che è insita nella struttura. Mille volte più violenti dei Jesu ma incapaci di raggiungere l’equilibrio delle parti costruito dalla band di Justin K. Broadrick.

Pisspounder rimane nel complesso un’opera pretestuosa, arrogante e tecnicamente insignificante, capace di essere amata forse dai pochi che a suo tempo apprezzarono musica “non-musica” del calibro di Metal Music Machine, senza averne d’altronde il carico innovativo e contestatario.

Forse sarebbe piaciuto a Lester Bangs e penso che potrebbe essere apprezzato da chi abbia gravi turbe mentali. L’ascoltatore medio però non sa cosa farsene di dischi del genere. Si può ammirare questi ragazzi per il fegato che hanno avuto nel ricercare con passione un tipo di musica amelodico e assordante completamente fine a sè stessa che se ne frega del fatto che debba essere ascoltata. Non si può però non ribadire che un’opera pressochè concettuale come questa, priva del minimo contenuto (eccezion fatta per gli Aa e per i Rainbow Blanket) sia impossibile da approvare. E allora non ci vengano a parlare di un nuovo No New York.

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Voto degli utenti: 6/10 in media su 2 voti.
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C Commenti

Ci sono 4 commenti. Partecipa anche tu alla discussione!
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Marco_Biasio (ha votato 4 questo disco) alle 12:32 del 16 gennaio 2008 ha scritto:

Verissimo!

Raccolta francamente brutta ed inutile, si salvano a mio parere solo gli ottimi Sword Heaven (che quest'anno ci hanno regalato anche quel grande album che è Entrance). Ma, una cosa: cominciamo a darci dentro col 2008?

Peasyfloyd, autore, alle 13:26 del 16 gennaio 2008 ha scritto:

personalmente ho già iniziato (col 2008 intendo)

Prossimamente sugli schermi eheh

ste_p (ha votato 8 questo disco) alle 11:14 del 20 febbraio 2008 ha scritto:

parole buttate al vento

...beh, se non riuscite a inserire i dischi nel contesto storico è un problema vostro...

considerando che No New York quando uscì ebbe la stessa accoglienza e che poi adesso tutti la incensano, mi torna in mente qualcosa legato - mi sembra - al primo concerto dei ramones al cbgb's...tutti dichiarano di esser stati presenti, ma la famiglia ramone ricordava appena 4 presenti, barista escluso...

ne riparleremo tra qualche tempo...

Peasyfloyd, autore, alle 12:01 del 20 febbraio 2008 ha scritto:

il tempo dirà se questo disco avrà un'importanza o un'influenza simile. Ad ogni modo forse non dovrei ma ci tengo a ribadire che anche un'opera come No New York io la trovi personalmente molto brutta. Ciònonostante ne riconosco il valore storico per quello che ha significato nell'evolversi del filone no wave ma francamente non mi metterei mai ad ascoltare per piacere quella come questa raccolta. Ad ogni modo non mi sembra che Pisspounder possa essere un disco capostipite per qualche chissà quale scena underground. Mi sembra che al momento le scene musicali importanti e dotate di un minimo di coesione siano altre