R Recensione

9/10

Fine Before You Came

S f o r t u n a

Ho addobbato un albero perché volevi un natale, e quando sei tornata non lo hai nemmeno visto”  

I Fine Before You Came rivelazione italiana dell’anno. Punto e basta. Meglio degli Uochi Toki? Non so, però loro avevano già sfondato con altri dischi. I FBYC invece non li conoscevamo già? In fondo sono al quarto album…

È vero, ma non certo così, in questo abito così rude e sporco, eppure così curato ed elegante. Non in lingua italiana, non in questa tenuta insomma. Lasciano al passo tutti i FBYC, con una scrittura testuale fottutamente cruda e appassionata, accompagnata da una sezione strumentale mostruosamente solida e colta. C’è tutto quello che serve in Sfortuna: l’energia vitalistica del punk-core, una struggente e malinconica decadenza emo, una rabbia primordiale e sincera, ed un’estetica grezza e rude in grado di evocare l’immediatezza del miglior rock italiano degli ultimi tempi.  

Ci sono gli Altro, il cui minimalismo emerge con furore in brani come Lista e Vixi. In Lista si fanno largo passione e dolore, che si infilano tra stupri di chitarre, intente a tessere trame strumentali in bilico tra post-rock, noise e tradizione hardcore. “Ho tirato pugni da ogni parte solo per uscire da un sacchetto di carta” è l’immagine con cui si apre l’ultimo brano del disco, Vixi, potentissima scarica elettrica in cui esplode tutta l’angoscia esistenziale che si accumula perversa per tutte le sette tracce del disco.  

Un disco tutto incentrato su un amore finito, sulla sensazione tremenda di aver perso una ragione di vita, su quei pomeriggi passati sul divano a ricordare un periodo felice ormai lontano, sull’impossibilità di accettare una situazione così scombussolante. Un disco tutto focalizzato sulla mancanza di amore insomma. E nonostante fosse facile cadere nel baratro della banalità e della scontatezza i FBYC compiono un piccolo miracolo, trovando l’ispirazione di affrontare il tema con capacità che finora avevamo ammirato in gruppi come Marlene Kuntz, Massimo Volume e Afterhours.   “Non aver paura del buio, meglio non vedere che cercare invano e non trovare” è il verso (con citazione ovvia) che apre Buio, brano a metà tra rabbioso punk urlato in stile Altro e violenza heavy roboante alla Super Elastic Bubble Plastic. Eppure nonostante l’incapacità di vedere spiragli ad un rapporto ormai consumato (“buio, qua intorno non c'è che buio, mi concentro su un particolare e tutto mi è chiaro, vedo la nostra fine”) rimane uno spiraglio lasciato cadere nel vuoto (“solo una piccola parte di me risponde all’appello, ma tu non lo senti!”) e l’urlo che sancisce la triste verità si fa incandescente spaccando i cuori a metà per l’amarezza della conclusione.  

La rabbia di Fede emerge dalla durezza con cui il batterista picchia sul suo strumento e dalla maniera emotivamente devastante del canto, alla ricerca di convincimenti interiori (“tutti hanno smesso di chiedermi di te, non sei più niente, il tuo numero non lo ricordo più, non pesi niente”) che cocciano con l’incapacità di tornare a relazionarsi in maniera regolare con l’ambiente circostante (“il bar in cui andavamo a fare colazione ha cambiato gestione, ha la pretesa di essere pulito, serve brioches di cartone”), per colpa sua, lei, sempre in testa (“ho regalato il tuo vecchio spazzolino a un povero senza una mano, mi ha chiesto "capo è sicuro?", gli ho detto "io non la amo"”) al punto da arrivare ad atteggiamenti negazionisti tragicamente infantili (“quella canzone che ascoltavamo andando al mare non l'ascolto più, non mi piace più, da quando tutti hanno smesso di chiedermi di te”).  

Il titolo di Natale è uno scherzo di cattivo gusto visto il testo che segue (“Ho sempre fatto il contrario di quello che avrei voluto fare. Se avessi fatto il contrario di quello che mi son sentito dire. Non sarei andato quando tu mi urlavi resta per favore amore”). Tra scorrazzamenti noise e stop & go di pregiatissimo math-core si fa largo una progressione sublime in cui una voce straziata denuncia il tragico epilogo interiore (“E adesso che tutto è a posto manco io, manchi tu!”).   Piovono pietre riporta alcuni dei versi più belli degli ultimi anni, (“piovono pietre da un cielo di cotone, i baci non dati il loro sapore, le cose non fatte il loro valore, le frasi non dette e pensate soltanto in fondo alle scale, e non mi sento al sicuro, neanche se mi copro il viso, finché rimango qui, all'ombra del tuo sorriso”) sorprendenti per la loro semplicità e per l’incredibile effetto che ottengono nella fusione con ritmi e suoni così viscerali e contrastati.  

Gli arrangiamenti di O è un cerchio che si chiude sfiorano le asprità di gruppi come Fugazi e Slint, dove il math-core incontra il post-rock e i confini si fanno labili mentre il cantato si sfibra al punto da cadere quasi nello screamo. Intanto “il tempo non passa mai, e anche se sto fermo tu non passi mai”, e si cerca di uscire dall’impasse, lottando contro ansie quasi maniacali (“ho scoperto posti in cui parcheggi”), fino alle tormentate passeggiate solitarie in cui riflettere sulle proprie colpe (“camminato in tondo per ore e ore, senza mai guardare in alto per paura di ammettere di avere paura, ho chiamato i miei insuccessi sfortuna, maledetta sfortuna”), e alla progressione strumentale finale, che mozza il fiato e ogni parola superflua. Non c’è uscita dal buco nero in cui catapultano le schegge di Sfortuna. Ma ci va bene così, cullati da ninne nanne urlanti storie vere, e per questo ancor più sublimi, di un quartetto milanese che ringraziamo di cuore. Davvero.    

Sito ufficiale (da cui è possibile scaricare il disco gratuitamente, siano benedetti): http://www.finebeforeyoucame.com/  

Myspace: http://www.myspace.com/finebeforeyoucamerock  

Video:   Vixi - http://www.youtube.com/watch?v=zEjyphgm-5Y&feature=related   Buio - http://www.youtube.com/watch?v=pC1nk5CxLkw&feature=related

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Voto degli utenti: 7/10 in media su 19 voti.

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Luca Minutolo (ha votato 8 questo disco) alle 0:09 del 28 novembre 2009 ha scritto:

Un video che parla più di mille parole...Mi sono entrati nel cuore...

Cas (ha votato 8 questo disco) alle 1:13 del 28 novembre 2009 ha scritto:

Ottimo disco, bravo Peasy per avercelo proposto! Una sorta di punto d'arrivo che va dai Massimo volume dritto dritto fino agli Altro. Anche una piccola dose di Vasco Brondi non manca...Tra i migliori italiani dell'anno.

bargeld (ha votato 8 questo disco) alle 12:09 del 28 novembre 2009 ha scritto:

Bellissimo, grazie Ale, lo aspettavo!

jackforjack (ha votato 9 questo disco) alle 15:55 del 28 novembre 2009 ha scritto:

dalle cantine

ottima rece. il disco uscito un po' di tempo fa (2009), taciuto da molti ma secondo me una delle migliori uscite indipendenti italiane di quest'anno. tra l'altro scaricabile in toto dal loro sito. ineccepibile per la produzione così grezza e trasandata che puzza di cantina (garage non ci sta). non paragonabili a nessuno (frecciatina in buona fede per chi chiosava vasco brondi, siamo su un altro pianeta). lunga vita ai FBYC, giovani ma temprati eroi dell'emo italico

salvatore (ha votato 6 questo disco) alle 20:46 del 29 novembre 2009 ha scritto:

bella recensione. Il disco non mi ha entusiasmato sebbene sia assolutamente ben fatto

Peasyfloyd, autore, alle 22:52 del 29 novembre 2009 ha scritto:

grazie a tutti per i commenti e i complimenti. Troppo buoni. In effetti cmq il disco è uscito già da un pò, speravo lo recensisse qualcuno ma vista la necessità mia di doverlo inserire nella top ten dell'anno ho dovuto accelerare una rece

bargeld (ha votato 8 questo disco) alle 21:49 del 22 gennaio 2010 ha scritto:

@Luca: mi era sfuggito quel video! Surreale! Siamo proprio dei disgraziati...

hiperwlt (ha votato 8 questo disco) alle 22:53 del 22 gennaio 2010 ha scritto:

ma no,incredibile! neanch'io l'avevo visto: che situazione angosciante

bargeld (ha votato 8 questo disco) alle 23:13 del 22 gennaio 2010 ha scritto:

Aggiungo, per chi avesse cercato invano la copia in cd dallo shop de La Tempesta (ehm... io), che lo stesso Jacopo dei FBYC mi ha comunicato che settimana prossima tornerà in vendita.

stefabeca666 (ha votato 9 questo disco) alle 15:49 del primo giugno 2011 ha scritto:

Credo sia uno dei miei dischi preferiti di sempre.