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R Recensione

8/10

Massimo Volume

Lungo i Bordi

“Dire qualcosa mentre si è rapiti dall’uragano, ecco l’unico fatto che possa compensare di non essere l’uragano.”

Al Pretello sono state scritte storie importanti di libertà, tutte italiane e incredibilmente dense. Da Radio Alice a Prate TV non sono pochi i sintomi di un clima tutto particolare che circondò quel di Bologna per molti anni (niente a che vedere con quotidiani sceriffi appassionati di presunti P. Dick).

Formarsi durante le occupazioni del ’92 è di certo un buon punto di partenza per esplicitare la peculiarità della proposta musicale portata avanti dai Massimo Volume. Con suoni ripetitivi, a metà tra l’angosciante e l’epico, si apre un universo in cui si perde il senso del limite e c’è il rischio di finire “come il soffitto di una chiesa bombardata”.

Più che di musica ci sarebbe da parlare di poesia, perché grande rilievo e spessore lo hanno i testi e le parole, incorniciati da una musica che non ha altre pretese se non creare il giusto ambiente e cornice in cui lasciare i proprio messaggi.

Avere molti sogni e nessun soldo, grandi speranze nel cuore e pochi segni positivi intorno. Una sorta di Cappuccetto Rosso che si muove in una metropoli distrutta di un fantomatico futuro (di quelli che affollano i videogiochi tanto di moda e i manga di bassa categoria).

Arido, denso e nudo sono forse i tre aggettivi più giusti per provare a dare un’idea di quello che ci si può aspettare.

Non è un lavoro facile da digerire o apprezzare. Qualche commento parla di “litania mezzo urlata e monotona”. Di certo la recitazione e l’esecuzione strumentale cerca di conquistare una linearità, che riesce però a infilare un anello dopo l’altro di una gelida collana. È volutamente ostico, dedicato a tempi di crisi. “La sequenza di uomo che spezza le corna di un toro a mani nude … ma manca la foto del contatto. Leo è questo che siamo?”.

Se avete appena trovato l’amore della vostra vita, ricevuto una promozione, aumentato la produzione o portato a termine la rivoluzione passate ad altro, e riservatevi i Massimo Volume per un momento di pausa e riflessione.

Dalla opener (Il primo dio) dedicata al poeta bolognese Manuel Carnevali, passando per l’urtante Frammento 1 e arrivando in una caotica Ravenna si resta trattenuti in una fatale rete; o riuscite ad amarla o la disprezzerete, ma comunque una volta passati non c’è verso di liberarsene.

Lungo i bordi dimostra una grande maturità e senso del reale, nonostante sia solo il secondo lavoro del gruppo, che già si era fatto notare con il soprannominato Demo Nero del 1992, e il buon Stanze (1993).

A dimostrare la scarsa semplicità del gruppo stanno quei concerti d’inizio carriera in cui le stanze dove suonavano andavano a svuotarsi dopo qualche pezzo. Clementi stesso (voce, autore dei testi e bassista) ammette; “fino a che la gente non ha cominciato a venire ai concerti un po’ più predisposta rimaneva delusa dopo gli entusiasmi della critica”.

Vederli (dopo lo scioglimento del 2002) solcare il palco con Afterhours e Patti Smith (nel 2008) dimostra che il riconoscimento (nel mediato) non è mancato.

Meno conosciuti tra altri gruppi di rock alternativo, sono riusciti a restare lontani dai lidi commerciali o di facile approdo, immergendo Lungo i bordi in una teca da capolavoro.

Ora fate finta di non aver letto una parola di questa recensione.

Inserite il disco, date il via e spengete la luce.

Non è un viaggio facile. È  una lenta e inesorabile marcia verso l’infinito.

V Voti

Voto degli utenti: 8,1/10 in media su 32 voti.

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fabfabfab (ha votato 9 questo disco) alle 22:55 del 29 dicembre 2008 ha scritto:

Dire qualcosa mentre si è rapiti dall’uragano, ecco l’unico fatto che possa compensare di non essere l’uragano

Secondo me uno dei dischi in lingua italiana più belli di sempre. Bravo Dmitrij!

Mr. Wave (ha votato 9 questo disco) alle 23:59 del 29 dicembre 2008 ha scritto:

''...come il soffitto di una chiesa bombardata''

Impressionante e crudo ritratto della realtà quotidiana che, ad un primo ascolto superficiale, può vagamente sembrar modesto e trascurabile come lavoro, ma se ascoltato minuziosamente con attenzione, si nota una sconvolgente operazione di ricerca musicale minimale e una disgregazione apparente "psichica", da mettere abilmente in risalto la sofferenza e il dolore interiore di chiunque. Album imprescindibile del rock ''made in Italy''. Un irripetibile viaggio dentro l'inconscio. Ottima scelta (come sempre) Dmitrij

Cas (ha votato 9 questo disco) alle 0:14 del 30 dicembre 2008 ha scritto:

veramente intenso...poesia + vagiti post-rock, per un risultato eccelso!

simone coacci (ha votato 9 questo disco) alle 0:24 del 30 dicembre 2008 ha scritto:

Avevo un gruppo con cui cercavamo di fare canzoni tipo queste. Ovviamente non andò tanto bene. Non così bene, almeno. Album Straordinario: fra i primi dieci nella patria istoria.

simone coacci (ha votato 9 questo disco) alle 0:30 del 30 dicembre 2008 ha scritto:

* nota per il correttore di bozze: il quartiere è il "Pratello" e lo sceriffo,per quanto ne so, legge "Tex" o no?. Recensione solida comunque.

SanteCaserio, autore, alle 14:02 del 30 dicembre 2008 ha scritto:

In difesa

(non son permaloso, ma stavolta non son errori)

Pretello è come lo chiamano due miei amici che vivono lì. Mi han sempre detto che loro dicon così e mi son adeguato agli "indigeni". Un tempo mi spiegarono anche il senso, ma sinceramente non ricordo :-O, mi informerò

Tex è la cosa più nota, mentre a molti sfugge che si dichiari fedele "fun" () di Dick.

Valerio Evangelisti ha curato (con il contributo di molti) una raccolta di racconti di fantascienza che prendono in giro questa passione, che mostra come si possano leggere molti libri senza comprenderne il messaggio.

L'antologia si chiama "Scorrete lacrime disse lo sceriffo" e se ti capita assicuro che vale veramente la pena

simone coacci (ha votato 9 questo disco) alle 14:33 del 30 dicembre 2008 ha scritto:

Ah, perfetto. Grazie dell'informazione. Anche se di questi tempi, fare cattive letture, è la cosa meno grave che si possa imputare un politico. Di qualsiasi schieramento. Sarà che sono un suo "fun". ahahahah Santoddio, fun è bellissimo, qualsiasi cosa voglia dire.

4AS (ha votato 5 questo disco) alle 17:01 del 30 dicembre 2008 ha scritto:

Sono una voce fuori dal coro, ma con sincerità dico che questo disco non mi convince. Ho difficolà a capire come si possa definirlo capolavoro. Certo, è suonato benino, i testi sono ricercati e sicuramente di ottima fattura, ma avrei preferito sentire il cantante cantare non chiacchierare su tutte le canzoni. La scelta del cantato-parlato è un difetto che pesa troppo sul rendimento finale del disco perchè lo appiattisce.

swansong (ha votato 6 questo disco) alle 19:10 del 30 dicembre 2008 ha scritto:

Sì però la voce ragazzi!

Quoto in pieno il parere di 4AS! Nulla da dire sulla qualità/importanza oggettiva di questo disco, che, a livello prettamente esecutivo/strumentale si ritaglia senz'altro un posto d'onore all'interno del panorama italiano. Ma, dato che ritengo la voce, in una band che suona rock (e che rock!) e non solo, alla stregua di tutti gli altri strumenti e quindi elemento portanate e fondamentale, non posso tollerare un cantante che recita e declama i propri (validissimi) testi. Sono intimamente convinto che il mancato, e per certi versi ingiusto, riconoscimento commerciale di questo gruppo, dipenda proprio dalle gravi ed imperdonabili carenze del (non) cantante Emidio Clementi.

Difatti, dico per inciso, preferisco di gran lunga i Timoria di "Viaggio senza vento": gruppo non così orginale nelle musiche, e forse più prosaico nei testi, ma che trovava nella straordinaria voce di Renga un valore aggiunto di notevole spessore. 6 di stima, che poteva, tranquillamente, essere un 9.

DonJunio (ha votato 8 questo disco) alle 11:44 del 5 gennaio 2009 ha scritto:

Io tra le influenze dei MV ho sempre sentito molto Faust'O, anche se all'epoca faceva molto più fico citare sempre e comunque gli Slint. Sinceramente però li preferivo quando c'era Umberto Palazzo in formazione.

Peasyfloyd (ha votato 10 questo disco) alle 14:43 del 6 gennaio 2009 ha scritto:

sono andato in giro per anni a dire che lungo i bordi era probabilmente il miglior disco italiano dei 90s assieme a Catartica e Hai paura del buio. E probabilmente per inventiva e novità è pure superiore a questi ultimi.

target (ha votato 9 questo disco) alle 14:46 del 6 gennaio 2009 ha scritto:

Mi sa proprio di sì, peasy.

Marco_Biasio (ha votato 10 questo disco) alle 21:25 del 31 marzo 2009 ha scritto:

E' il tempo che scorre lungo i bordi

Perfetto. Non solo a livello testuale e tematico, ma anche sotto un profilo strumentale è ineccepibile. Alcuni passaggi di chitarra sono veramente ispiratissimi. Fondamentale, necessario.

target (ha votato 9 questo disco) alle 22:02 del 31 marzo 2009 ha scritto:

Eh, Sommacal è un grande (live impressiona), e poi si chiama come il soldato a cui Piero Jahier dedica uno dei momenti più memorabili di "Con me e con gli alpini". Grandi tutti i Sommacal.

TomooTaniguchi (ha votato 10 questo disco) alle 3:34 del 10 dicembre 2009 ha scritto:

Meglio tardi che mai...

Colpevolmente ascoltato in ritardo (quando lo conoscevo già da anni), è un disco che mi è entrato dentro nel corso di poco tempo, grazie ai testi di Clementi e alle atmosfere viaggianti generate dal lavoro del buon Sommacal. Peccato solo che io non abbia riconosciuto subito Jim Carroll tra le loro influenze...

Filippo Maradei (ha votato 9 questo disco) alle 13:13 del 10 ottobre 2010 ha scritto:

"...e c'è forza nelle tue parole..."

La poesia al servizio del rock. Imprescindibili.

glenn dah alle 15:24 del 13 ottobre 2010 ha scritto:

disco commovente, un ascolto che lascia il segno.

Syberya (ha votato 10 questo disco) alle 21:00 del 17 dicembre 2010 ha scritto:

Indimenticabile. Il gruppo più sottovalutato del rock italiano. Hanno fondato qualcosa davvero. Disco di altissimo valore.

Norvegese (ha votato 8 questo disco) alle 10:38 del 24 gennaio 2011 ha scritto:

bellissimo album...il mio preferito resta il debut "Stanze", ma questo è oggettivamente il miglior lavoro della carriera dei Massimo Volume

Mirko Diamanti (ha votato 10 questo disco) alle 20:16 del 18 novembre 2011 ha scritto:

Ho premuto "play"...

"Erano gli ultimi istanti di quella che da allora in poi avrei chiamato la mia vita precedente".

Mattia Linea (ha votato 9,5 questo disco) alle 17:56 del 14 agosto 2014 ha scritto:

Un disco meraviglioso, non di facile ascolto e che si impara ad apprezzare col tempo. I testi di Emidio Clementi sono delle poesie di rara bellezza, il chitarrista Egle Sommacal assolutamente rivoluzionario e geniale a mio parere. Tre canzoni su tutte: "Il Primo Dio", "Fuoco Fatuo" e "Nessun Ricordo". Considerato, giustamente, il loro migliore album in tutte le riviste e manuali.

zagor (ha votato 7,5 questo disco) alle 21:42 del 4 gennaio 2016 ha scritto:

li reggo solo " a rate" ( parti di chitarra sempre eccellenti, la voce così così), ma "l'inverno dell'85" resta uno dei brani migliori degli anni 90 italici

Jacopo Santoro alle 23:40 del 4 gennaio 2016 ha scritto:

Anche "Il Primo Dio", uno dei migliori dei 90s italici, a mio parere. Di questo disco adoro anche Pizza Express, con quella chiusa ('Erano gli ultimi istanti di quella che da allora in poi / avrei chiamato 'la mia vita precedente').

FrancescoB (ha votato 9 questo disco) alle 10:50 del 5 gennaio 2016 ha scritto:

Io in questo disco non trovo una nota e/o una parola fuori posto, credo siamo nell'Olimpo della canzone (e anche dalla poesia) italiana. Sono gli ultimi lavori a lasciarmi più freddino, forse Emidio inizia ad avere il fiato corto...Perché anche Stanze o Da Qui, pur se un filo meno brillanti, contengono a mio avviso momenti di esistenzialismo sublime compensato dentro architetture post-rock per l'epoca del tutto inusuali in Italia.