R Recensione

6/10

Pliskin

Quando Arriva La Sera

Leggo spesso, nelle recensioni di album d’esordio di artisti italiani, valutazioni ottime riguardo a padronanza tecnica e piacevolezza dell’ascolto e, di contro, riscontri tiepidi (quando non freddi) su personalità, innovazione e freschezza della proposta. E non posso francamente sostenere di trovarmi in disaccordo con questo genere di opinioni. Sciami di emuli di Marlene Kuntz (già figli dei Sonic Youth) hanno monopolizzato l’attenzione di network radio e riviste di settore per molti anni, ultimamente sembra sia la volta del ritorno al cantautorato impegnato di Gaetano e Battisti, domani esploderà la soundtrack epica alla Sergio Leone, dopodomani l’elettronica easy-listening dei club anni ’80.

Trovo dissacrante, e un poco triste, ridurre a questi ritorni di fiamma il talento e la creatività dei musicisti (non solo) nostrani, ma la storia della musica passata e presente ci ha insegnato a ragionare per fasi, correnti, epoche, e raramente per note, rumori, emozione.

Sarà probabilmente il futuro a contraddirmi e sorprendermi, per ora devo ammettere a malincuore che non ci sono riusciti i Pliskin, perlomeno non del tutto. Non fraintendetemi, questo album d’esordio della band milanese è indiscutibilmente bello, suonato egregiamente, elettrico e teso come una corda di violino dall’inizio alla fine. Ma è classico fino al midollo, non sussulta, non stordisce, anche se sanguina, lentamente.

I Pliskin sono Pierpaolo Lauriola a voce e chitarra, Luca Giuffrida alla batteria e Roberto Colombo al basso, Quando Arriva La Sera come già detto è il loro album d’esordio. Una scrittura solida, un’autoproduzione asciutta, la maturità dimostrata nel suonare senza per forza esibire: sono tutte qualità indiscutibili della band, che affronta con disincanto la realtà trasferendo la propria emozione in una dimensione aliena forse poco credibile ma senza dubbio estatica. È esattamente il percorso raccontato nella nervosa Leccandoci La Pelle che ammette “Ci siamo bagnati l’anima, abbiamo messo del miele sulle nostre ferite, leccandoci la pelle lentamente”. La musica come cura, conforto dopo la sconfitta, sedativo naturale al velenoso incedere della metropoli (i tre vivono a Milano), palliativo miracoloso che annienta il dolore ma non la malattia.

E questo è, sopra ogni altra cosa, un disco d’amore, un abbraccio caldo e avvolgente che prima scioglie e poi divora, e pare da lontano come il sole rosso livido in copertina (un bel dipinto del pittore pugliese trapiantato a Milano Angelo Pacifico), infuocato nonostante tutto.

Le liriche, semplici ma mai banali, rimandano nelle ripetizioni e nel peso alla scrittura dei Verdena, il cantato ha un’ottima estensione e un timbro metallico e piacevolmente personale. Le composizioni in generale, come detto non a caso a inizio recensione, ricordano da vicino le ballate meno cervellotiche dei primi Marlene Kuntz, palesemente (ma non so se volontariamente) citati in Un Mattino Nuovo, e si muovono morbidamente, ricche di atmosfera, in territori new wave con qualche divagazione post. Nel Mentre e Vibra (la mia preferita, ndr), poste in chiusura, sembrano segnare il principio di una nuova ripartenza per il futuro, sporcando di pennellate psichedeliche un quadretto sin lì adagiato sul pastello.

Orecchiabilissimo (senza intenderlo un difetto), forse un poco statico, ma indubbiamente piacevole, Quando Arriva La Sera avrebbe tutte le carte in regola per diventare un successo, ricolmo come è di potenziali hit. La formula dei Pliskin, intelligente, melodica, un po’ belloccia, alle volte annoia e non fa urlare al miracolo, ma, di musica onesta come quella contenuta in questi solchi, un paese qualunquista e vagamente coprofilo come il nostro ne sentirà sempre il bisogno. Mettiamoci una pezza.

Sito ufficiale (download gratuito): www.pliskin.eu/

Myspace: www.myspace.com/pliskinspace

Video "Nel Disincanto": www.youtube.com/watch

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