R Recensione

8/10

Radiohead

Hail To The Thief

Arrivare al sesto album non è mai impresa facile per una band. Arrivarci sfornando capolavoro su capolavoro è cosa alquanto rara. E quando questi capolavori sono stilisticamente uno diverso dall’altro la situazione comincia a farsi decisamente scottante. Questo spiega la curiosità spasmodica che accompagnò questo album nel 2003.

All’epoca i Radiohead si trovavano di fronte l’ennesimo quesito: quale strada intraprendere dopo aver fissato in modo indelebile un loro marchio rock caratteristico con Ok Computer e aver esplorato nuove frontiere musicali con la memorabile accoppiata Kid A-Amnesiac? Un’ulteriore evoluzione di Yorke e soci sarebbe stata difficilmente concepibile: quello che ne scaturisce è la salomonica via di mezzo: Hail To The Thief (il cui titolo è uno sberleffo ironico all’amministrazione Bush) si può situare idealmente a metà strada tra le chitarre ruvide di Ok Computer e il recente percorso elettronico.

Non un rinnegamento delle proprie evoluzioni sonore quindi: ci troviamo comunque di fronte a un prodotto originale all’interno della loro discografia, che fa però affiorare l’impressione che questo sia un disco di passaggio, anche se di passaggio verso cosa non si sa. Come se la band avesse voluto prendere tempo per capire quale direzione prendere e nel frattempo mediare con un album più “convenzionale”. Le virgolette sono d’obbligo perché ciò la convenzionale del disco è relativa agli standard del gruppo: in pratica si assiste alla creazione di una summa sonora tra due periodi e stili diversi e il risultato è più che soddisfacente.

Tentando un’analisi dettagliata è possibile ricondurre le quattordici composizioni a diversi “filoni” tematici e stilistici. A conservare il tratto più caratteristico del gruppo sono le classiche ballate radioheadiane: a dominare su tutte il fiume di lacrime di We Suck Young Blood, in cui le poche note sommesse di pianoforte accompagnano uno Yorke straziante come mai prima, in quello che di fatto è il capolavoro massimo del disco. Meritano attenzione l’onirica Sail to the Moon (in cui a fare la parte del leone sono l’ipnotico pianoforte e la voce intensa) e altri episodi malinconici degni di nota come I Will e Scatterbrain

Tra i brani più puramente rock (relativizzando anche il significato del termine rock agli standard di Yorke e Greenwood) quali la camaleontica Go To The Sleep e il devastante climax chitarristico di 2+2=5.

Gli episodi più marginali del disco sono invece riconducibili ai brani in cui l’elettronica prevale nettamente: la poco riuscita Backdrifts e l’eccesso di virtuosismo digitale di The Gloaming (quest’ultima di chiara ascendenza Amnesiac).

Un ultimo filone è determinato da un uso meno invasivo dell’elettronica all’interno di forme pop-rock di canzoni comunque mai scontate: è il caso delle atmosfere delicate di Where I End And You Begin in cui a prevalere sono la batteria e l’oscuro basso, ma anche della splendida Sit Down, Stand Up che inizia torbida e pacifica con un piano ammaliante alla Pyramid Song e che sfocia in un finale schizofrenico. Ottima anche Myxomatosis per la roboante anarchia della batteria jazzata e il cantato atipico in cui Yorke gratta la propria voce fino a renderla quasi rauca. Meno brillante invece A Punchup At A Wedding, indice di un leggero calo di ispirazione.

Ci sono infine due pezzi che meritano un discorso a parte: There There e A Wolf At The Door, al cui ascolto non si può fare a meno di pensare all’ingresso in un mondo fiabesco, in una foresta incantata irta di insidie (le distorsioni di Greenwood della prima e il testo inquietante della seconda) ma anche di dolci magie (il carillon lirico di A WOLF AT THE DOOR).

Hail To The Thief è un disco di non facile comprensione e dall’animo variegato. Non un capolavoro ma sicuramente un ottimo album che mostra qualche leggera pecca solo nell’uso a tratti imperfetto dell’elettronica. D’altronde in una visione complessiva dell’opera queste sono inezie che rischiano di far passare in secondo piano la grande poliedricità mostrata dai membri del gruppo e soprattutto da uno Yorke molto ispirato, istrionico nel suo incessante cambio di stili e tonalità di canto. Forse non siamo ai livelli dei tre precedenti capolavori ma sicuramente poco ci manca, e se è vero che questo è un album di passaggio allora si può anche sperare che il gruppo resti in questo stadio intermedio per sempre.

V Voti

Voto degli utenti: 7,6/10 in media su 54 voti.

C Commenti

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greg ranieri alle 12:51 del 30 aprile 2007 ha scritto:

album secondo me molto bello, che risente però di una fretta eccessiva nella registrazione e viene dopo tre album letteralmente immani come ok computer , kid a e amnesiac. A me emoziona tantissimo comunque, però mi duole riconoscere che è inferiore ai suoi predecessori.

Neu! (ha votato 3 questo disco) alle 17:20 del 27 ottobre 2007 ha scritto:

chiunque ci sarebbe arrivato meglio, al sesto album

andystarsailor (ha votato 7 questo disco) alle 10:36 del 18 dicembre 2007 ha scritto:

Dici Neu! ? La maggiorparte dei gruppi ora arriva a fatica a fare il terzo di album. Comunque un disco minore nella loro discografia.

Lupetto (ha votato 8 questo disco) alle 10:37 del 18 luglio 2008 ha scritto:

Se non esistesse In rainbows darei un eccezionale, ma vedendo che possono fare molto di piu' che in hail to the thief gli dò un molto buono.

Ho apprezzato questo disco, pero' lo trovo poco omogeneo,le mie preferite sono where I end and you begin, there there e SCATTERBRAIN che è entrato tra i miei pezzi dei radiohead preferiti.

lev (ha votato 8 questo disco) alle 21:09 del 16 dicembre 2008 ha scritto:

qualche pezzo così così, ma anche capolavori come "2+2=5", "backdrifts" e "there there".

dario1983 (ha votato 9 questo disco) alle 2:54 del 27 gennaio 2009 ha scritto:

io l'ho trovato stupendo. migliore de in rainbows e quasi ai livelli di ok computer, anche se quello era di un altro pianeta.

bargeld (ha votato 7 questo disco) alle 12:34 del 2 aprile 2009 ha scritto:

anche per me, inferiore ai predecessori e ai successori. Però "2+2=5"...

zanmat (ha votato 8 questo disco) alle 16:11 del 15 luglio 2009 ha scritto:

bel disco... ci sono 2 o 3 canzoni di troppo, ma a mio avviso è superiore in rainbows

DucaViola (ha votato 8 questo disco) alle 13:06 del 21 luglio 2009 ha scritto:

un altro grande disco dei radiohead... questi sono proprio bravi

Utente non più registrato alle 22:32 del 13 gennaio 2010 ha scritto:

Il vero Greatest Hits dei Radiohead. Orwell aleggia sempre sulle liriche di Mr. Yorke.

synth_charmer (ha votato 10 questo disco) alle 13:59 del 22 aprile 2010 ha scritto:

Insuperabile in senso assoluto

Mi sa che sono l'unico a ritenerlo il loro apice. Altro che di passaggio, in questo disco ci sono le canzoni più belle che abbiano mai composto: 2+2=5, We Suck Young Blood e A Wolf At The Door. Così bello che lo ascolto con timore reverenziale, impaurito che troppi ascolti possano rovinarne l'effetto. Nella loro discografia OK Computer, Kid A e Amnesiac sono bellissimi, ma questo sta un gradino più in alto, In Rainbows non mi è piaciuto.

Zio Jeff (ha votato 9 questo disco) alle 21:09 del 23 ottobre 2010 ha scritto:

Il mio preferito dei Radiohead a livello di insieme. Difficile da comprendere, credo tutto sommato sia ben costruito. Non penso ad un calo di ispirazione, probabilmente è presente un rimescolo delle sonorità sperimentate fin ora. Sono d'accordo non sia il loro migliore disco...ma sicuramente uno dei migliori negli ultimi 10 anni! Yorke e compagni non hanno sbagliato un colpo

hiperwlt (ha votato 8 questo disco) alle 14:59 del 24 ottobre 2010 ha scritto:

il disco dei radiohead che apprezzo meno nel dopo kid a: troppo confusionario dalla parte centrale in poi ("the gloaming" e "punch up at the weeding" i punti deboli), riesce però a farsi summa delle varie sensibilità musicali fin qui implementate (chi parla di "greatest hits", dice bene)da Yorke e soci. "there there", "2+2=5" e "we suck young blood" tra le migliori. in generale.

daferrara (ha votato 8 questo disco) alle 1:48 del 31 dicembre 2010 ha scritto:

RH è un marchio di garanzia

Inferiore, a mio avviso, ai 3 precedenti. 2+2=5 vale l'acquisto.

REBBY (ha votato 10 questo disco) alle 9:05 del 14 gennaio 2011 ha scritto:

Il mio album preferito del 2003 e probabilmente il Cd di questo nuovo millenio che ho ascoltato di più (se la gioca con Amnesiac...), l'ultima ieri sera con mia moglie (vicini vicini eheh). Non mi stanca mai. L'amore non si misura, si da'!

bill_carson (ha votato 6 questo disco) alle 2:26 del 23 febbraio 2011 ha scritto:

uno dei meno buoni

6-

REBBY (ha votato 10 questo disco) alle 15:36 del 23 febbraio 2011 ha scritto:

Più che al sergente pepe o-o ma allora, scaruffando scaruffando, sotto sotto ti piace e... quello nuovo ancora di più eheh

demyan alle 13:43 del 19 giugno 2012 ha scritto:

Si meriterebbe un 10 solo per myxomatosis.....

baronedeki (ha votato 6,5 questo disco) alle 20:44 del 6 agosto 2016 ha scritto:

Peccato non aver tagliato 4 , 5 canzoni specialmente quelle dove vogliono dimostrare di essere i più grandi innovatori di tutti i tempidopo beatles bowie i radiohead spacciano per propie cose che già altri avevano fatto prima di loro secondo il mio modestissimo parere i radiohead sono la migliore art rock band degli ultimi 25 anni e una delle peggiori band di finta avanguardia

Robinist (ha votato 5,5 questo disco) alle 14:49 del 18 ottobre 2016 ha scritto:

Molto belle 2+2=5, I Will e There,there. Per il resto non ci ho trovato nulla di interessante