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R Recensione

10/10

Red House Painters

Red House Painters (Rollecoaster)

Sappiate che potrebbe accadere anche così. E non ci provate neanche a fare i duri, quelli che dicono “A me non succederà mai”, “Io sono diverso”, e altre frasi ad effetto. Non è una cosa che si possa decidere. O quanto meno non sarete voi a deciderla per voi stessi.

Potrebbe capitarvi in ufficio, sull’autobus, durante una cena tra amici o in spiaggia. Potrebbe capitarvi ovunque. Potrebbe capitarvi, ad esempio, all’università, durante la solita mattinata fatta di quarti d’ora di lezione alternati con ore di pausa. Ecco, potrebbe succedere proprio durante quel quarto d’ora di lezione. Vi sedete nell’ultima fila disponibile – nonostante le centinaia di sedie vuote di fronte a voi – accanto ai soliti quattro amici buoni a nulla, pronti a intrattenere la consueta contro-lezione a base di musica, calcio, donne, progetti di serate destinate ad andare oltre il buon gusto e comunismo da bar. E questo volendo citare solo gli argomenti facenti parte della cosiddetta “legalità”.

Al solito, l’inizio della lezione richiama il vostro sguardo verso le prime file. E non perché un grassone unto, noto anche come “Docente in Scienze del Blablabla a Vanvera”, si è seduto in cattedra pronto a giustificare il proprio stipendio con il minimo sforzo possibile. In realtà aspettate solo che lei vada a prendere il suo solito posto in prima fila. Terza sedia partendo da sinistra. Non l’avete mai vista da vicino. Arriva sempre un minuto dopo il professore e se ne va nell’istante esatto in cui quel ciccione si alza dalla sedia.

Poi un giorno, senza apparente motivo (perché “il Signore opera in modo misterioso, ma porca miseria se opera”) lei arriva in aula, dà una rapida occhiata in giro, e punta dritto verso l’ultima fila. La vostra ultima fila.

È seduta alla vostra destra, vi separano quattro sedie vuote. Ma fate finta di nulla per proteggervi. Poi osate guardarla e notate che non sta affatto ascoltando le parole del Professor Trippa. Semplicemente, come voi, tormenta un pezzetto di carta con sgorbi ritorti e pensa ad altro. Anzi, notate che dall’orecchio spunta un auricolare che va ad infilarsi nella borsetta. State li a tormentarvi un po’, vi guardate in giro, non sapete che fare. Poi, improvvisamente, tutti si alzano dalle sedie e vanno verso l’uscita. Cazzo, è già finita la lezione. Avete passato due ore a chiedervi cosa fare. E non avete fatto niente.

Ma l’uomo, si sa, dà il meglio di sé in situazioni di crisi. Allora approfittate del caos, vi alzate di scatto e la raggiungete, lei è già in piedi e sta puntando la porta d’uscita. L’unica cosa che vi esce dalla bocca è, ovviamente, una stronzata: <<Cosa stavi ascoltando?>>. Lei vi guarda, sorride, mette la mano nella borsa e tira fuori una cassetta: <<Tieni, secondo me ti piacerà>>.

Sulla cassetta c’è scritto solo “Red House Painters”. La mettete nel vostro walkman, alzate il volume, e prima di ogni altra cosa notate il crepitio della puntina che impatta sul vinile. Buongustaia.

La prima traccia ha un andamento allegro, una bella ballata melodica sorretta da un voce calda e pulita (scoprirete, tempo dopo, che il pezzo si chiama “Grace cathedral park”). Subito dopo, venite avvolti da un abisso di dolore e desolazione della durata di settanta minuti. Musica per solitudine pensosa, o per profonda inquietudine. Brani spesso sorretti da poche note di chitarra (“Katy Song”), ma cantati in maniera incredibilmente intensa da quello che scoprirete essere uno dei maggiori autori e interpreti di quel genere chiamato sadcore. “Mistress” è un brano immortale, presente in versione elettrica e in (struggente) versione per piano e voce. Spesso le atmosfere si dilatano all’infinito (“Funhouse”, ma c’è poco da divertirsi …), altre volte Mark Kozelek (scoprirete che dietro tutto c’è praticamente solo questo ragazzo di Atlanta) gioca a fare il Nick Drake (“Take me out”), altre ancora disegna paesaggi in bianco e nero (“Rollercoaster”) o bozzetti folk-acustici (“New Jersey”).

Mother” è una danza al rallentatore, tredici minuti di voci che si rincorrono, rintocchi lentissimi di batteria, melodie mandate al rovescio ed un senso generale da intima Apocalisse dei sentimenti.

A seguire, senza pausa alcuna, “Strawberry Hill”, il pezzo più bello: partenza sontuosa, voce rassegnata e chitarre shoegaze (“I can hear them / speaking in the next room / as they drink and start / losing control and get louder”), poi la voce alza la tonalità fino a gridare di dolore (“he’s not like all / the other boys around here / he’s says nothing and sits in his room”), per spegnersi in una coda infinita e senza speranza.

Ora, tutto ciò potrebbe anche non accadervi. E mi dispiacerà per voi. Perché è bello, a distanza di dieci o quindici anni, accorgervi che quel giorno vi siete innamorati anche dei Red house painters.

V Voti

Voto degli utenti: 8,9/10 in media su 29 voti.
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rael 8/10
sarah 10/10
lev 8/10
george 10/10
REBBY 10/10
Cas 9/10
giank 10/10
SamJack 10/10
Miro 6/10
tecla 7/10
alekk 9/10
B-B-B 8,5/10
Lelling 8,5/10
ThirdEye 10/10

C Commenti

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REBBY (ha votato 10 questo disco) alle 23:36 del 23 novembre 2008 ha scritto:

A me questo CD l'ha regalato mia moglie e confermo che è fantastico.

loson (ha votato 10 questo disco) alle 23:56 del 23 novembre 2008 ha scritto:

Questa recensione casca proprio a fagiuolo, caro Fabio. Disco ovviamente imprescindibile e recensione splendidamente romanzata, in linea col tuo personalissimo stile. Complimentoni!

swansong alle 12:40 del 24 novembre 2008 ha scritto:

Cavoli Fabio,

scrivi proprio benissimo! Complimenti! Il disco non lo conosco, ma è già mio! Eccome...

lev (ha votato 8 questo disco) alle 13:05 del 24 novembre 2008 ha scritto:

gruppo a me sconoscuto, ma vista la recensione cercherò di rimediare

lev (ha votato 8 questo disco) alle 13:06 del 24 novembre 2008 ha scritto:

volevo dire sconosciuto

Paranoidguitar alle 14:15 del 24 novembre 2008 ha scritto:

disco stupendo...lo voterò a breve perchè lo voglio riascoltare. Come mai alcune recensioni, tra cui questa, si visualizzano male?

simone coacci (ha votato 10 questo disco) alle 11:55 del 25 novembre 2008 ha scritto:

Disco superbo, copertina superba, recensione superba.

george (ha votato 10 questo disco) alle 17:40 del 19 dicembre 2008 ha scritto:

fantastico

Letta la recensione mi è venuta voglia di procurarmi il cd. L'ho ascoltato e, stranamente, ho scoperto di conoscere tutti i pezzi a memoria...

Mio fratello, anni fa, l'avrà tenuto nel lettore per 6 mesi!!!! Chissà perchè non l'ho apprezzato allora...

lev (ha votato 8 questo disco) alle 17:43 del 22 febbraio 2009 ha scritto:

ho rimediato (mamma mia quanti sono i gruppi su cui dovrei rimediare!), e devo dire di esserne stato molto affascinato. anche se forse qualche pezzo è tirato un pò troppo per le lunghe.

sarah (ha votato 10 questo disco) alle 23:26 del 26 giugno 2009 ha scritto:

"Katy Song" è una delle canzoni più belle e struggenti di sempre.

Cas (ha votato 9 questo disco) alle 15:47 del 28 marzo 2010 ha scritto:

Ancora non l'avevo votato??

Ecco fatto!

Gabriele alle 22:24 del 2 novembre 2010 ha scritto:

Kozelek è imprescindibile anche senza storiella d'amor para-adolescenziale.

Gabriele

fabfabfab, autore, alle 9:35 del 3 novembre 2010 ha scritto:

RE:

Potevi non leggerla, vecchio palloso.

SamJack (ha votato 10 questo disco) alle 11:38 del primo dicembre 2010 ha scritto:

uno dei miei preferiti....

FrancescoB (ha votato 8 questo disco) alle 17:50 del 21 giugno 2013 ha scritto:

Discone, il secondo capolavoro di Kozelek. Non vale "Down Colorful Hill", perché non ne eguaglia il genio melodico e gli abissi di depressione, ma rimane un pezzo pregiato. Fab è sempre Fab, poco da dire.

alekk (ha votato 9 questo disco) alle 20:11 del 21 giugno 2013 ha scritto:

fantastico. Anche se un pelo sotto il loro assoluto capolavoro "Down Colorful Hill"

nebraska82 (ha votato 10 questo disco) alle 14:27 del 3 dicembre 2015 ha scritto:

"A rare and blistering sun shines down on Grace Cathedral Park".....uno degli incipit di un disco piu' azzeccati di sempre, collezione di canzoni perfetta per l'autunno inoltrato. Recensione fantastica.

baronedeki (ha votato 10 questo disco) alle 17:55 del 22 ottobre 2016 ha scritto:

Scrivere canzoni che inneggiano al fallimento o alla rassegnazione di un destino avverso non vuol dire per forza di cose arrendersi alla vita. Tanti sono stati gli artisti che hanno gettato la spugna , Kozelek no . Secondo il mio modesto parere per lui era necessario scrivere tali storie per esorcizzare i propri demoni interiori . Parliamoci chiaro se allora si poteva scommettere sul suo suicidio i bookmakers non l'avrebbero quotato. Invece lui è ancora tra di noi a regalarci emozioni a non finire. Grazie Mark

nebraska82 (ha votato 10 questo disco) alle 13:45 del 6 novembre 2016 ha scritto:

"...and he's afraid to drive a car so sad he is".....che disco meraviglioso, repetita juvant