R Recensione

7/10

A Place To Bury Strangers

Exploding Head

Ci sono moltissimi modi di declinare un revival e di riadattare un vecchio stile ai gusti nuovi dell’oggi. La tecnica più usata durante gli ’00 è stata senz’altro l’ibridazione, e quella tra post-punk coniugato in chiave dark e shoegaze si è rivelata tra le più felici (penso ai The Horrors di “Primary Colors” quest’anno). Immettere le paranoie buie dei Joy Division di “Unknown Pleasures” e dei Cure di “Seventeen Seconds” all’interno di un contesto sonoro iper-prodotto e stratificato, in cui alla scarnificazione di quegli arrangiamenti si sostituisce una rumorosità densissima, figlia tanto dei My Bloody Valentine quanto di una tecnologia ‘effettistica’ più evoluta, significa, innanzitutto, dare più rabbia alla tenebrosità e più energia al dolore, sicché si passa dal vuoto al pieno, dall’abisso al caos, dall’antro al cosmo. Il pugno chiuso esce dalla tasca e colpisce.

Space-noise, in effetti, è un’etichetta che non stonerebbe per gli A Place To Bury Strangers, già noti sin dall’esordio del 2007 come “the loudest band in New York”: nonostante siano un trio, i ragazzi, in effetti, hanno guadagnato una notevole reputazione per l’impatto ponderoso e travolgente delle loro performance. A tanta spettacolarità contribuiscono in buona parte gli effetti (speciali) utilizzati dal chitarrista Oliver Ackermann, i cui pedali, da lui stesso costruiti in un’azienda dalla denominazione più che esplicita (Death By Audio), hanno nomi quali Total Sonic Annihilation, Interstellar Overdriver, Fuzz War: come essere sfracellati dal suono. Eppure il rumore non affonda la voce (come nei Jesus And Mary Chain), né annacqua la batteria (come in "Loveless"): tutto è in primo piano, con una carica di aggressività granitica, che ben si concilia con la New York futuribile in cui la band sembra muoversi come un manipolo di robotici shoegazers.

Su partiture cosmiche da estetica interspaziale si incidono melodie vocali debitrici del post-punk più canonico, con citazioni piuttosto evidenti, sin nella cadenza, alla cupa introversione di Ian Curtis (“Everything Always Goes Wrong”) o più spesso alla quieta atarassia di Bernard Sumner (“In Your Heart”: dove la dark-wave più ‘industrial’ incontra la disco-paranoia). Qua e là emerge anche un connubio tra shoegaze e psych-rock (“Lost Feeling”, “Deadbeat”, “Ego Death”), mentre le code di tutti i pezzi, qualunque sia il punto di partenza, si materiano di un fuzz sommergente e di badilate chitarristiche, taglienti come laser. “Exploding Head” è un disco di flash violenti, tutto notturno e sempre scorticato, anche quando sembra rilassarsi su ritmi più bassi.

In compenso, come nel recente lavoro degli Horrors, colpisce l’incisività immediata di alcuni anthempop’: micidiale il riff di “Keep Slipping Away”, in cui spicca un senso della melodia degno del synth-pop '80 più geometrico, tanto più evidente per il passo ballabile del brano, e pure “Smile When You Smile” è un altro potenziale classico da club per anime buie, soprattutto quando prende quota nelle note alte percorse dal basso nel ritornello, come un funambolo. Contrariamente alla consuetudine, il disco spiattella i pezzi più diretti nella seconda metà: eccellente il motivo killer della title-track (i My Bloody Valentine che rifanno i primi New Order?), così come la stilettata disco-punk di “I Lived My Life To Stand In The Shadow Of Your Heart”, mentre è più disturbante il goth-wave ferrigno di “Everything Always Goes Wrong”, i cui primi quindici secondi sono epilessia noise pura, salvo poi sfociare in una gloria joydivisioniana.

Gli A Place To Bury Strangers, pur essendosi 'radiofonicizzati' rispetto al debutto, rimangono una colonna sonora per un’apocalissi hollywoodiana, o quanto meno per la frenesia delle notti metropolitane più stordite. Difficile non rimanere feriti dopo l’ascolto. Nel suo genere, tra i dischi dell’anno.

 

Sito ufficiale: www.aplacetoburystrangers.com/

Myspace: www.myspace.com/aplacetoburystrangers

VIDEO

"In Your Heart"

V Voti

Voto degli utenti: 7,8/10 in media su 6 voti.
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Cas 8/10
Lepo 7,5/10

C Commenti

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benoitbrisefer alle 0:04 del 10 ottobre 2009 ha scritto:

Il primo album degli APTBS mi aveva impressionato assai favorevolmente, gli ultimi esiti musicali degli Horrors convincono appieno e dunque sarà doveroso procurarsi questa seconda uscita e sperare in un rinnovato godimento...

loson alle 19:21 del 11 ottobre 2009 ha scritto:

Sarà più di una settimana che l'ho in ascolto, ma devo ancora raccapezzarmici. Un suono esplosivo e implosivo al contempo, frastagliato, scomponibile in una miriade di tasselli timbrici. A volte sembra ti inghiotta, ed è sempre un buon sengo. Trattasi dì shoegaze-goth, ma il rumore sembra perdere spesso il tono angelico dello shoegaze e appellarsi alla violenza pura del noise-rock. Tanto per dire: l'intro di "It I Nothing" richiama i Big Black in modo impressionante, e sovente la chitarra è quasi più affilata di quel "rasoio sonico" che suonava Albini. Diverse canzoni poi colpiscono nel segno, in particolare "Lost Feeling" e "Everything Always Goes Wrong", ma devo ancora capire se sia più il fumo o l'arrosto. La sentenza, insomma, è rimandata. ;DDDD Per ora mi complimento con Francesco per la bella disamina.

Mr. Wave (ha votato 7 questo disco) alle 20:35 del 3 novembre 2009 ha scritto:

Vetri infranti impetuosamente nel pieno della notte, durante una pioggia battente. Un'accurata opera di riaggiornamento dell'"arte shoegazing", (che è la quintessenza in ambito rock del sentimento caotico, della trepidazione sconnessa, della suggestione confusa e dell'esaltazione impulsiva) coniugata con l'irruenza del post-punk e il fragore assordante del noise. Lungi dall'essere un mero album copia-e-incolla, priva d'identità, di vena artistica e di peculiarità stilistica. Certo, le influenze ci sono (My Bloody Valentine, Jesus & Mary Chain, Ride, The Cure, Joy Division, Rapeman e Jesus Lizard), ma in questo caso ''l'arrosto c'è insieme al fumo!'' voto: 7.5