V Video

R Recensione

8/10

Belong

Common Era

Il culto del suono. La storia dei Belong non può che partire da qui. Non si tratta di semplice fascino, ogni artista è affascinato dai suoni che produce senza però esserne un cultore, uno studioso, un feticista. Per quanto riguarda il caso del duo di New Orleans invece si tratta proprio di una predisposizione analitica, dove la sperimentazione procede a partire da presupposti e ipotesi, non generando effetti a casaccio. L'interiorizzazione dei risultati sonori non è ex-post, ma in qualche modo è prevista, sussunta. L'attitudine nei confronti delle influenze musicali è quella consapevole del collezionista, del critico: “Mike and I are something like librarians when it comes to our music collection – always trying to find music (old and new)” (da un'intervista tratta da www.factmag.com).

Il progetto Belong si colloca così nel circuito dei massimi sperimentatori ambient e drone: personaggi del calibro di William Basinski (non sto esagerando, sentire Same Places (Slow Version) per credere), Tim Hecker o Seefeel. Ed è proprio da quell'ambiente che Turk Dietrich e Michael Jones ricavano la vocazione a costruire dense matasse di materia sonora, capaci di addensarsi in invalicabili amalgami elettrici, sviluppando propaggini sempre più avvolgenti a partire da un nucleo disturbato e massiccio.

 Questa volta però non basta mettere in campo l'ambient noise cui eravamo abituati. Il nuovo Common Era espande il suo spettro facendo ricorso ad una struttura (finalmente) riconducibile al pop. Sono canzoni quelle che ci apprestiamo ad ascoltare, non informi suite di droni. Ed è qui che i Belong riescono a mettersi duramente alla prova, sintetizzando le loro precedenti esperienze senza sacrificarle ma riconvogliandole verso altri usi, verso nuove conformazioni.

 Invece di scegliere la via della lentezza ecco che si parte immediatamente con uno scatto di reni: la prima Come See evidenzia due elementi principali, tra cui il motorik tirato e meccanico del krautrock e le chitarre processate in pieno stile My Bloody Valentine. Shoegaze in piena regola, con i bordoni di chitarra effettati e dilatati fino a perdere ogni consistenza originaria, tramutati in scorribande levitanti, pulsanti, avvolgenti. Il lavoro per creare textures evanescenti e trascinate è una costante di tutto l'album: prendiamo i riflessi traslucidi di Never Came Close, quelle nebbie sonore che paiono impegnate in un'espansione lenta ma inesorabile, dove ogni rigonfiamento è una copia deformata della fonte primigenia, prendiamo Make Me Return, dove la differenza tra synth e sei corde si fa labile e sottile, per una dedizione ad un noise atmosferico colmo di presenze e suggestioni oscure. Esiste poi un altro elemento che spicca: la voce distante ed eterea fornisce un appiglio melodico che contribuisce a connotare in senso pop le composizioni della band, finalmente a suo agio in un equilibrio che unisce gli esordi di October Language (2006) con i primi azzardi vocali di Colorloss Record (2008). Perfect Life può essere portato come massimo esempio di questa stabilità: una scrittura impeccabile nell'unire disturbi shoegaze ad una forma canzone compiuta e solida, senza però tralasciare la cura del suono, mossa da una pulsione avant davvero notevole. Le gemme però non sono finite: A Walk e Different Heart raffigurano oscuri affreschi gothic che riportano a certe atmosfere à la Cure (la claustrofobia di Pornography), mentre Keep Still, Common Era e Very Careful tornano a concentrarsi sull'ambient ripartendo però dalle rinnovate attitudini incentrate su innesti melodici più definiti e portanti.

 Un disco che rappresenta un sopraffino punto d'arrivo per i Belong, nonché un serbatoio di piccole meraviglie sonore. Le chitarre sintetizzate e trasfigurate, i suoni curatissimi ed avvolgenti, le strutture pop convincenti, un cerebralismo infestato e decadente. Un traguardo da non sottovalutare, una creatura ibrida dove è proprio la visibilità dei punti di sutura che tengono unite le varie influenze ad essere così accattivante.

V Voti

Voto degli utenti: 6,8/10 in media su 3 voti.
10
9,5
9
8,5
8
7,5
7
6,5
6
5,5
5
4,5
4
3,5
3
2,5
2
1,5
1
0,5

C Commenti

Ci sono 2 commenti. Partecipa anche tu alla discussione!
Effettua l'accesso o registrati per commentare.

otherdaysothereyes (ha votato 7 questo disco) alle 23:03 del 11 settembre 2011 ha scritto:

Bella proposta per un gruppo che non conoscevo. Un incrocio fra dark wave e shoegaze che mi ricorda gli Have a nice life. Bella recensione!

otherdaysothereyes (ha votato 7 questo disco) alle 23:04 del 11 settembre 2011 ha scritto:

ah dimenticavo il voto...