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R Recensione

6,5/10

Crescendo

Unless

Ha una consistenza caramellosa e nostalgica il suono dei Crescendo, trio di Los Angeles dedito ad una formula che ricorda molto da vicino la generazione passata di nu-gazer, quella dei Radio Dept. di “Lesser Masters”, per intenderci: chitarre espanse e rumorose che assaltano un dream pop a base di strati di synth vaporosi, sessioni ritmiche anni Ottanta e liriche estatiche (quasi sempre frutto del duetto tra il chitarrista Gregory Cole e la tastierista Olive Kimoto) sciolte nei riverberi e nel sovrastare dei suoni.

I tre ci sanno fare, e lo si capisce ascoltando brani come “Repulsor”, glassa di chitarre distorte su cui si inserisce quell’irresistibile motivo solista agrodolce e malinconico (mi ritorna in mente l’outro di “You Should All Be Murdered” degli Another Sunny Day), o come “Tell” e la successiva “Last”, due facce di una stessa medaglia di andature concitate dal taglio post-punk, o ancora immergendosi nella colata psichedelica della sintetica “Haunted” e nella roboante “Transformer”, versione leggermente più heavy del sound di band come DIIV e Dog Bite.

Brani-bubblegum dal sapore intenso, capace di resistere dopo più ascolti, anche se inseriti in una cornice rischiosamente effimera e ripetitiva, facilmente edulcorabile in un mare di proposte simili. Io, però, ci sento una marcia in più, un’effervescenza pop potenzialmente distintiva. Vedremo, come si dice di solito. Intanto mastichiamo, mastichiamo, facciamo una bolla e vediamo quando scoppia.

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