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R Recensione

6,5/10

Implodes

Recurring Dream

C'è una forza nuova nel secondo lavoro degli Implodes. Dopo le atmosfere stagnanti di Black Earth (2011), Recurring Dream si dota di gran compostezza e di accesciuta personalità, unendo alla psichedelia fatta di matrici fitte di chitarre distorte, una scrittura ben più concisa di quella degli esordi. L'effettistica shoegaze privilegia comunque vedute ambient, ricordando a tratti l'immaginario dei Belong di Common Era (coinquilini di casa Kranky): chitarre addossate in strati sfrigolanti e cupi a creare panorami ampi e indefiniti, composizioni che si sviluppano per mezzo di movimenti magmatici, di variazioni lente e fluide, più che di successioni armoniche di accordi. Il songwriting, per questo, è annichilito allo stato ectoplasmatico, disciolto nelle lunghe striature di feedback.

Uno dei brani più compiuti del lotto è Scattered in the Wind, piccolo capolavoro dark-lisergico, con quel suo psico-effetto di chitarra reiterato (affilato come un rasoio) e i feedback che mugolano e stridono sulle liriche cupe della coppia Matt Jencik e Emily Elhaj. Sulle stesse frequenze ipnotiche e nere come la pece il pezzo gemello Melted Candle, sorta di sludge-shoegaze fatto di colate imponenti e grasse di chitarre deformate e sfrigolanti. Questi i pezzi dove la forma canzone è più “definita” e lineare. Per la maggior parte dell'album, invece, dominano i droni e l'ambient, sia nel caso dei brani più dreamy ed eterei (Sleepyheads, Prisms and the Nature of Light -in tutto e per tutto sotto l'influenza di Grouper-, Bottom of A Well), che in quello dei pezzi più heavy (i fitti gangli chitarristici di Necronomics, il lento e inesorabile montare di You Wouldn't Know It, le sferragliate soniche -dei Mogwai al fulmicotone- di Ex Mass).

Un caustico flusso sonoro che crea ibridi interessanti (tracce avant-dream alla Disco Inferno, ammassamenti drone, armonie psych-shoegaze), anche se non ancora troppo definiti: ed è forse questo retrogusto ancora acerbo, insieme ad un senso della composizione monorde che spesso appesantisce il tutto, uno dei difetti maggiori dell'album. C'è da lavorare ancora un poco per raffinare la proposta alla ricerca di maggiore sintesi ed efficacia. Gli ingredienti base però ci sono: godiamoci quelli, per il momento.

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