V Video

R Recensione

7/10

Micromouse

Animal

I Micromouse provengono da Reggio Emilia e sono composti da Michelle Cristofori (voce e batteria), Riccardo Mariani (chitarra elettrica), Gloria Annovi (cembalo e organo Eko Tiger) e Gabriele Riccioni (basso). Il loro primo disco è questo “Animal”, registrato e prodotto da Andrea Rovacchi dei Julie’s Haircut (ma nei crediti troviamo anche Martino Pompili de La Grande Orquesta De La Muerte). Il genere dei Micromouse, se volessimo definirlo in qualche modo, è uno shoegazing ordinato e senza tanti fronzoli, con le distorsioni ben assestate, e con un mood generale che va dritto al nocciolo del discorso, l’istinto primordiale. La voce della Cristofori, bella e strutturata, regala inoltre una piega femminile a tutta la release, incrementandone la carica animalesca.

Si comincia con “90”, che a me ricorda tanto “Back in the USSR” dei Beatles ma anche qualcosa dei Gregor Samsa e dei Mojomatics, e si prosegue con “My Mother Saw the Devil” in una trottola infuocata di cadenze e ripartenze: bello il testo, ottima la mistura sonora, delizioso il riff di chitarra, certamente il miglior pezzo di “Animal”. Una leggera inflessione, confacente ai primordiali R.E.M., ci regala “An Alien As I Feel” per poi spostarsi sui fremiti sinusoidali di “Stalker”, in un caleidoscopico surf rock che fa tornare alla mente i Beach Boys di “Good vibrations”. Di nuovo una ballata alternative con la title-track, e giù ancora contaminazioni elettroniche in “The Trees”, la canzone più intimista dell’intero disco, col tempo dettato da una batteria pigra ma inesorabile, e chitarre elettriche pronte ad esplodere presto in tutto il loro fragore.

Un ritmo ferino e travolgente, di quelli che ci fanno sbatacchiare la testa, già in preda ai fumi dell’alcol, è il tratto distintivo della successiva “Unseen”, per poi tornare ad una parvenza di normalità con “Tsunami”, che normalità poi non è: il clima del pezzo è infatti surreale, con le chitarre di Mariani che creano un mulinello sonoro, come l’effetto Doppler delle ambulanze. Gli animi si placano in “The People of New Blind” per poi scaldarsi nuovamente con “Last Night”, il pezzo apertamente punk di questo “Animal”. Il disco si conclude nella pacatezza di “Pierced Box”, come in uno di quei film americani i cui titoli di coda scorrono sopra un’incrocio stradale sperduto di qualche Stato del West.

I Micromouse posseggono una forza propria, e il loro “Animal” ne è la conferma. È un disco istintivo, ferale, sanguigno, decisamente rock, nell’accezione più bella e vera del termine. Dietro le mille accezioni possibili e immaginabili di rock’n’roll esiste una distinzione capitale: suonare bene o suonare male. E i Micromouse, seppur consci di non aver inventato nulla di nuovo sotto il grande cielo del rock, suonano da Dio.

V Voti

Nessuno ha ancora votato questo disco. Fallo tu per primo!

C Commenti

Non c'è ancora nessun commento. Scrivi tu il primo!
Effettua l'accesso o registrati per commentare.