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R Recensione

6,5/10

No Joy

Wait to Pleasure

My Bloody Valentine in salsa krauta. Questa la ricetta dell'esordio dei No Joy, shoegaze band da Montréal, Canada. Un esordio, Ghost Blonde (2010) che si faceva apprezzare per le dense matrici noise delle partiture chitarristiche, oltre che per un songwriting fresco, dalla sensibilità indie-pop. Si aggiunge muscolarità (la lezione dei Joy Formidable inizia a dare i suoi frutti), nel nuovo Wait to Pleasure. Ma non solo: Jasmine White-Gluz e Laura Lloyd si aprono ad un suono maggiormente screziato, arricchito da un approccio elettro-dream che si affianca alla solita cura prestata alle fitte textures di distorsioni chitarristiche.

Cura che conflagra nel fragoroso esploit di E, partenza a base di nugoli di chitarre che gorgogliano informi tra i vocals eterei, barriera di contenimento destinata a cedere a causa di un attrito crescente che sfocia, infine, in un incendiario climax al fulmicotone. Si procede con Hare Tarot Lies, chicca psichedelica tutta riverberi, loops circolari e dense pulsazioni di basso, uno dei vertici dell'album. Due pezzi che, da soli, potrebbero far gridare al (piccolo) miracolo. Eppure la tensione emotiva si spezza, annacquandosi in pezzi incerti come Blue Neck Riviera, sorta di bozzetto noise-pop a base di drum machine e campionamenti elettronici (che se non fosse per un outro azzeccata sarebbe da buttar via), o la fumosa Lizard Kids, abusato accumulo di strati sonori riverberati, o ancora la ripetitiva Slug Night. Pezzi da salvare, invece, Luna Phobia, raffinata melodia dream pop a metà tra Lush e Slowidve (una nota di merito al bassista, capace di imprimere un valore aggiunto non indifferente nel plasmare le armonie), Wrack Attack, che assieme a Ignored Pets fornisce un piccolo breviario di effettistica shoegaze, Uhi Yuoi Yoi, efficace bozzetto acustico alla Cocteau Twins impreziosito dalle sfumature psych degli eco e dei suoni espansi e sfumati.

Un disco che, nonostante qualche segno di cedimento, si mantiene su livelli dignitosi, senza però fare quel salto che servirebbe per smarcarsi e primeggiare su una scena particolarmente affollata. Basta poco: aspettiamo di capire chi tra i tanti ascoltati negli ultimi anni avrà la meglio. I No Joy si confermano in corsa, questo è certo.

V Voti

Voto degli utenti: 7/10 in media su 1 voto.
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mavri 7/10

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