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R Recensione

6,5/10

Pinkshinyultrablast

Everything Else Matters

Tra Lush e A Sunny Day In Glasgow, i Pinkshinyultrablast, da San Pietroburgo, assorbono e rimodulano alla perfezione i canoni tipicamente british di uno shoegaze virato dream pop, dosando con buon gusto gli ingredienti per un assortimento di sceneggiature roboanti e rumoriste ed una sensibilità smaccatamente pop. Il loro “Everything Else Matters” uscito a distanza di cinque anni dall'Ep “Happy Songs for Happy Zombies”, dispiega con grande dovizia un sound sovraccarico e iperstratificato, cangiante come le sfumature di una chiazza di benzina sull'asfalto.

Espansioni spaziali e riverberi pregnanti: queste le coordinate base. Coordinate che, nella prima “Wish We Were” si dipanano tra fitti strati ondivaghi di tastiere elettroniche che a metà brano lasciano il posto a cumuli di chitarre supersoniche sopra una voce immersa negli eco, in un continuo gioco di riflessi e iridescenze. “Holy Forest” gioca su un'elettronica briosa a cui si applicano gli innesti rumoristi delle chitarre, su strati di effettistica evanescente e su una linea melodica dreamy tratteggiata dalla vocalist Lyubov Soloveva. Se “Glitter” è una progressiva evoluzione che non lascia mai pace (dall'intro estatica alla riffologia incendiaria a partire da metà brano), “Umi” si fa più eterea, un continuo gioco psichedelico di riflessi luminosi. Si prosegue con gli equilibri soffici di “Land's End”, aggraziato intreccio tra vapori di chitarre e voce, linea morbida di basso ed espansioni soniche, e con la splendida “Ravestar Supreme”, summa -con il dono della sintesi- di quanto ascoltato finora.

I Pinkshinyultrablast sanno il fatto loro: lo testimoniano non solo le numerose trovate melodiche inserite ad impreziosire ogni brano, ma anche una texturologia ricca, curata, densa, ad alta definizione, per niente approssimativa. Ognuno, poi, ci mette del suo: difficile trovare un elemento che spicchi nell'evolversi brulicante dei brani, caratterizzato invece da un grande lavoro di squadra. La strada sembra quella giusta, non resta ora che continuare a camminare.

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Voto degli utenti: 7/10 in media su 1 voto.
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