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R Recensione

8/10

S.C.U.M

Again Into Eyes

La vitalità della scena inglese di quest'anno è destinata a non rimanere un fuoco di paglia: una lunga carrellata di uscite che hanno destato dal torpore un mercato discografico dato per spacciato, la promettente alleanza tra popolarità e qualità che ha riscritto canoni e linguaggi e la completa trasversalità della stessa operazione (dalle invenzioni elettroniche di Blake al vigore rock dei Chapel Club) sono tutti ottimi segnali di ripresa. Insomma, un anno denso e colmo di creatività, musicalmente parlando.

Ed ecco che in questo alveo si colloca l'esordio degli S.C.U.M (riferimento al manifesto femminista di Valerie Solanas, “Society for Cutting Up Men”), nuova tappa per questo rinascimento rock che sembra tendere verso ampi orizzonti. Siamo in casa Horrors, questa la prima impressione (confermata peraltro dalla presenza in organico di Huw Webb, fratello del bassista della sopraccitata band). Ma occorre approfondire, perché non tutti i conti tornano. Sebbene i punti di contatto tra le band siano innegabili, le direzioni prese da questo "Again Into Eyes" sembrano volgere verso altri lidi, approfondendo aspetti che in "Skying" erano accantonati (le canzoni ad esempio), dando forma ad una sorta di meta-shoegaze dalle tinte fosche, reso traslucido dall'utilizzo dei synth ma dotato allo stesso tempo di una notevole massa grazie ad una dedizione al riempimento e al sovraccarico, per corpi sonori gonfi e gorgoglianti.

Un brano come "Days Untrue" è l'ideale per sviscerare gli elementi caratterizzanti degli S.C.U.M: c'è la muscolarità dei Chapel Club unita però alla presenza in sottofondo di evanescenti linee di synth che si infittiscono per tempestare della loro presenza un ritornello infuocato. L'istrionico vocalist Thomas Cohen fa la sua parte con un timbro vibrante e nasale, per nulla travolto dall'impeto di una line-up davvero massiccia. Il magma sonoro che sussulta sembra incontenibile ma evapora sul finale, dando spazio ai toni atmosferici di "Cast Into Season". E qui siamo all'altra faccia della medaglia, quella glaciale, rigorosa, misterica, che ci accompagnerà a fasi alterne per tutto l'album. Una dark-wave algida che richiama tanto i Red Temple Spirits quanto i momenti più solenni dei Dead Can Dance, in un intreccio psichedelico di grande fascino. Di nuovo spicca l'abilità nel creare un paesaggio sonoro densissimo ma definito, dove ogni elemento svolge un suo ruolo armonico ma in perfetta autonomia. Siamo pronti a questo punto per metabolizzare la splendida "Summon The Sound", una della vette dell'album, infernale discesa in un paesaggio infestato, dove le lame del synth dilaniano la rutilante sessione ritmica, inserendosi trasversalmente conferendo al brano – assieme al supporto delle chitarre sfibrate in lancinanti distorsioni – un aspetto venefico e minaccioso.

Tornando all'altra faccia della medaglia ecco "Sentinal Bloom", raffinata creatura electro-pop, anello mancante tra Horrors e M83, "Paris", elegia autunnale che, partendo da una base di piano, si trascina su strascichi di chitarre ed effetti brulicanti sul sottofondo, la conclusiva "Whitechapel", dominata da un basso al galoppo, spigliata e smaccatamente pop, proprio come la precedente "Faith Unfold". Brani, questi due, che rivelano tutta l'abilità nello scrivere pezzi fruibili, colmi di carica melodica ma anche attenti alla messa in scena di soluzioni innovative e stranianti (i giochi di trasparenze delle tastiere, l'effettistica delle chitarre, i rigonfiamenti e le smorzate in dissolvenza).

Rinascimento (pop) rock, abbiamo detto. Speriamo. Se non fosse così questo 2011 sarà comunque ricordato come un anno incredibilmente prolifico, ricco di promesse per il futuro e di traguardi acclamati. "Again Into Eyes" andrebbe annoverato tra questi ultimi: un altro ottimo esempio di come la tensione tipica di un periodo di crisi possa costituire uno stimolo per l'elaborazione di linguaggi innovativi. Concludendo, la musica pop è ancora in carreggiata e non smette di stupire.

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Voto degli utenti: 7,4/10 in media su 19 voti.
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rubens 8/10
FeR 10/10
loson 8/10
giank 7/10
motek 5/10
REBBY 8,5/10
Lepo 8/10

C Commenti

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benoitbrisefer (ha votato 8 questo disco) alle 19:54 del 28 ottobre 2011 ha scritto:

A primo ascolto carini e da sentire con più attenzione... a volte sembrano una versione più lieve dei placebo (in particolare whitechapel)

benoitbrisefer (ha votato 8 questo disco) alle 23:24 del 6 novembre 2011 ha scritto:

Risentiti più volte mi hanno alfine folgorato. Ottimi e anche meglio dei Chapel Club. Voto alto (come pure per la recensione che coglie perfettamente la musica del gruppo)

salvatore (ha votato 7 questo disco) alle 11:48 del 12 novembre 2011 ha scritto:

Beh sì, un lavoro decisamente interessante che, di tanto in tanto, perde qualcosa in personalità. Io ci sento anche spruzzate di glam (Whitechapel è suede al 100%)... Paris - e non per il titolo - è un brano veramente bello e toccante. Centratissima la recensione! Gruppo da seguire...

FeR (ha votato 10 questo disco) alle 20:04 del 21 dicembre 2011 ha scritto:

Disco che mi ha sconquassato. Se non fosse stato per i Chapel Club quest'anno avrebbero dominato il mio stereo.

Dr.Paul (ha votato 8 questo disco) alle 20:20 del 21 dicembre 2011 ha scritto:

come dice salvatore di suede ce ne sono eccome, oltre whitechapel anche days untrue e la stessa summon the sound

loson (ha votato 8 questo disco) alle 18:10 del 22 dicembre 2011 ha scritto:

Bello bello.

REBBY (ha votato 8,5 questo disco) alle 8:33 del 14 marzo 2012 ha scritto:

Dopo quello dei Chapel club, altro esordio molto interessante in ambito rock albionico. Condivido la riflessione di Matteo: questo è un buon momento per la scena pop-rock inglese, grazie soprattutto alla nuova linfa apportata da giovani band che stanno crescendo. Oltre alle due già citate (le quali però dovranno almeno confermarsi nei prossimi album), io penso soprattutto a Wild beasts, Maccabees, Fanfarlo, Horrors e Pete and the pirates, ma di sicuro ne dimentico qualcuna.