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R Recensione

7,5/10

Sulk

Graceless

Ed eccoci all'anno definitivo dello sdoganamento degli anni '90. Le avvisaglie erano state molte, come ha ultimamente dimostrato la presenza, in diverse uscite contemporanee, di una sempre più contaminata estetica shoegaze (Chapel Club, TOY, S.C.U.M., The Horrors), senza contare le tante nicchie revivalistiche, spazzate via dal ritorno dei protagonisti indiscussi (MBV). La riscoperta del baggy è stato però il passo successivo, approdato alla santificazione nell'opera magna dei Peace. Di questo stesso humus si nutrono anche i Sulk, da Londra, che con l'esordio Graceless danno vita ad un intrigante ibrido che ha come coordinate i Ride di Going Blank Again (si senta a proposito Wishes) uniti ai Charlatans di Some Friendly e ai primi Stone Roses. Un'alchimia che bisognerà tenersi bene a mente, d'ora in poi.

Un'alchimia che unisce alle schitarrate distorte e psichedeliche un'anima danzereccia e sgargiante, oltre che un look marca Primal Scream in fase flower power (i capelli a caschetto della prima era garage e beat) unito ad assortimenti casual-urbani di ispirazione ibrida. Fenomenologia a parte, la musica ripropone la stessa attenzione ai mélange e alle intersezioni stilistiche prestata per l'estetica.

Si era parlato di schitarrate psych. Ecco, i due chitarristi Kubowicz e Needle marcano subito il territorio, dando prova di una grande (grandissima, soprattutto quella del solista Kubowicz) personalità nel plasmare i loro territori sonici. Se già nella prima Sleeping Beauty gli interplay chitarristici si fanno notare, sempre più fitti e laceranti, in una continua metamorfosi dove non viene mai meno una dinamica trascinante, è in Back In Bloom (ma potremmo dire anche in Marian Shrine) che i due danno il meglio. Una linea portante, che si assopisce in strati eterei durante le strofe (dove regnano però le vibrazioni di uno splendido basso), ma riesplode magnificamente nel refrain: ed eccola a delineare aperture melodiche espanse, a colmare ogni spazio facendosi liquida e pervasiva, in una mutevolezza timbrica da lasciare a bocca aperta. 

Ma è tutto l'ensemble che da il massimo. In Flowers, ad esempio, pezzo esplosivo e catartico, dominato dai ritornelli pop di Jon Sutcliffe, immersi in un processo sinergico (patterns di chitarra arzigogolati, sessione ritmica febbrile) esemplare. Diamonds in Ashes è il pezzo pop per eccellenza, madido di spirito anni '60, saturato da un suono ricchissimo, tra riverberi di tastiere e gli strascichi delle sei corde; The Big Blue, un lento incedere sciolto in un mood languido e psichedelico (splendida la coda affidata all'inventiva della chitarra solista); Down un piccolo capolavoro cangiante e stratificato, psichedelia sommessa e chiaroscurale dalla svolta magniloquente.

Insomma, un gran bell'esordio, questo Graceless. La capacità di scrivere pezzi impeccabili, la cura dei suoni (alla produzione Ed Buller, conosciuto non a caso per l'aver lavorato con Suede e Pulp), la messa in scena di una determinatezza ed inventiva da veterani (sanno cosa vogliono, da dove partire e dove vogliono arrivare), fanno dei Sulk un'inaspettata sorpresa. Di più: un segno dei tempi. Destinata a far scuola, anche se ancora su livelli più modesti se paragonata ai grandi del momento, la band londinese a suo modo segna il passo. E diverte parecchio, sfornando un piccolo gioiello anticipatore di un'estate con i fiocchi.

V Voti

Voto degli utenti: 7,1/10 in media su 5 voti.
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loson 7,5/10
plaster 6,5/10

C Commenti

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hiperwlt alle 11:18 del 3 giugno 2013 ha scritto:

analisi davvero lucida Matteo, disco che (pur nel suo "eccesso" derivativo), sulle prime, mi sembra già tra le migliori cose ascoltate quest'anno. ripasso

Franz Bungaro alle 18:16 del 5 giugno 2013 ha scritto:

Me gusta, grazie Cas!

Cas, autore, alle 18:26 del 5 giugno 2013 ha scritto:

un gioiellino, davvero

grazie a voi carissimi!

loson (ha votato 7,5 questo disco) alle 21:27 del 9 giugno 2013 ha scritto:

D'accordissimo con la recensione. Come ti dicevo, Cas, l'unica cosa su cui forse la vediamo un po' diversamente è che io le reminiscenze madchesteriane le sento "provenire" dai gruppi cosiddetti minori di quella scena, come i Top, Paris Angels, Dylans, Sp!n... Per il resto, la scrittura è quasi sempre su livelli d'eccellenza e le chitarre lasciano a bocca aperta (soltanto l'incipit di "If You Wonder" mi manda ai pazzi!). Promossissimo, da ascoltare assolutamente!

Cas, autore, alle 12:43 del 10 giugno 2013 ha scritto:

si diciamo che sono tutti riferimenti che ci stanno eccome (in particolarre gli Sp!n, fatta eccezione per le componenti dub che in "In Motion" - Ask Me- sono elemento non fondante ma presente), senza per questo far venire meno quelli che ho individuato, a mio avviso più che validi per fornire delle utili coordinate. quindi l'integrazione è utilissima, e contribuisce a contestualizzare al meglio questi Sulk, che comunque la si voglia pensare pescano a piene mani da quella miniera d'oro che è stata la scena baggy.