V Video

R Recensione

7,5/10

SULK

No Illusions

Rischiavano di far la parte della solita meteora, i SULK. E invece no: la band londinese che tre anni fa, assieme a realtà come Peace, Jagwar Ma e Swim Deep, pescava a piene mani nella riscoperta del Madchester sound, dimostra, con questo secondo “No Illusions”, di essere più viva che mai. Le coordinate sono le stesse di “Graceless”, ma ogni brano risulta potenziato, con molta più attenzione prestata ai dettagli e, al contempo, alla spazialità dei brani.

Si parla quindi di un britpop saturo di torpori baggy e di riverberi shoegaze, il tutto solidamente ancorato al duo Jonathan Sutcliffe / Tomas Kubowicz, la cui interazione costituisce il principale perno attorno cui ruota la creatura SULK.

Il protagonismo di Kubowitz, in particolare, qui ancora più focalizzato ed esuberante, continua a rappresentare il più appariscente propulsore della formula messa a punto dalla band: le sei corde rivendicano costantemente un protagonismo capace, più che svolgere una semplice funzione di accompagnamento, di dettare il passo ai brani in scaletta. La chitarra ricama trame in linea con la melodia, poi incalza, serpeggia, si libra in arabeschi (quelli di “The Only Faith Is Love”, ad esempio) e contrappunti che costringono i pezzi a virate improvvise, a surriscaldamenti repentini, oppure a distensioni estatiche e dilatate.

Così, fin dall’opening “Black Infinity (Upside Down)”, il meccanismo pare oliatissimo: la chitarra intarsia un motivo circolare mentre lo spazio armonico si riempie progressivamente, scandito dallo stomp delle pelli, fino all’ordito etereo della chitarra ritmica e delle sue pennellate fluttuanti (la riffologia di Andrew Needle: altro valore aggiunto). Ovvio, il ruolo di Sutcliffe non è per nulla secondario, anzi: a lui il merito di gestire brani plastici, dinamici, riuscitissimi (anche) dal punto di vista melodico. Le variazioni cromatiche sono molte: le giravolte baggy di “No Illusions” e “Queen Supreme”, la ballata shoegaze di “One Day”, la scorribanda sonica dell’irresistibile “Past Paradise” (gioiellino davvero: qui convivono ben rimasticati trent’anni di pop britannico -dagli Stone Roses ai Chapel Club-, riletti con una sorprendente originalità e inventiva -vi bastino le acrobazie della chitarra solista), o ancora la psichedelia luminescente e vaporosa di “Another Man Fades Dawn”.

I filtri della nostalgia e del revivalismo non paiono più (se mai lo sono stati) adeguati per descrivere ciò che succede nel pop contemporaneo: categorie che costringono a tenere lo sguardo rivolto all’indietro, mettendo in secondo piano quanto di innovativo (o di fresco, attuale, alla moda… fate voi) sappiano offrire le giovani band in circolazione. I SULK, oggi, rappresentano qualcosa di più di una promessa. Secondo colpo a segno, avanti così.

V Voti

Voto degli utenti: 7,2/10 in media su 11 voti.
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Lepo 7,5/10
woodjack 6,5/10
Vatar 7,5/10
theRaven 6,5/10
GiuliaG 5,5/10
hiperwlt 6,5/10

C Commenti

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woodjack (ha votato 6,5 questo disco) alle 9:47 del 27 maggio 2016 ha scritto:

bella segnalazione, almeno per me, dato che l'esordio me lo sono perso, e quindi è la prima volta che li ascolto... il brano che hai postato sopra non dice molto di nuovo (anche se quella chitarra liquida e circolare è davvero la marcia in più) ma ha un suono, un arrangiamento "spazioso" come dici giustamente e una chiarezza melodica notevole. Me lo procuro!

Lepo (ha votato 7,5 questo disco) alle 10:47 del 27 maggio 2016 ha scritto:

Bell'album davvero, superiore indubbiamente al primo, per me, molto più potente e riuscito. Peccato sia un filo troppo revivalistico, alle mie orecchie, ma che canzoni che sanno scrivere i ragazzi! Davvero, non c'è un momento di stanca nell'album. Bravi SULK e bravo Cas, bella recensione!

Cas, autore, alle 19:07 del 27 maggio 2016 ha scritto:

grazie degli apprezzamenti!

per quanto siano evidentemente legati ad un preciso suono (quello di Madchester, dello shoegaze, dei Ride e degli Stone Roses, etc...), e quindi etichettabili come "revivalisti", trovo che -vuoi per la splendida sensibilità melodica e per una scrittura impeccabile (non un pezzo sotto tono)-, i SULK siano pienamente figli della contemporaneità. alla fine è (anche) così che suona il pop di oggi.

Truffautwins (ha votato 9 questo disco) alle 0:46 del 28 maggio 2016 ha scritto:

Le ultime tre + Drifting e Black infinity sono meravigliose!. Bella recensione

woodjack (ha votato 6,5 questo disco) alle 19:50 del 29 maggio 2016 ha scritto:

confermo l'impressione di qualità che avevo avuto, devo dire che il revivalismo è un po' troppo didascalico e "patinato" anche per i miei gusti, non che io vada cercando il nuovo a tutti i costi (nel 2016 poi? ), ma la costruzione di uno stile e di un suono fin troppo omogenei mi danno la sensazione di un viaggio senza scossoni, ma anche senza colpi di genio che si fermino nella memoria. Pro, già sottolineati, gli intarsi chitarristici, essenziali, liquidi, ma sempre fantasiosi, e una qualità media piuttosto alta nella scrittura, di mano sicura. Cuore più brit-pop e "glassa" più madch. Giudizio positivo ma tiepido per me (ma potrebbe essere un problema di mia disaffezione al genere).

Vatar (ha votato 7,5 questo disco) alle 11:35 del 31 maggio 2016 ha scritto:

Ascoltando questo disco non si può fare a meno di ricordare band anni '90 come Ride, Stone Roses, Charlatans...di cui ho consumato i solchi dei vinili, una gradita scoperta che non conoscevo, i suoni che escono da questo lavoro sono come una ventata di aria fresca per un'estate che tarda ad arrivare.

Bravi!!!!

AndreaKant (ha votato 8 questo disco) alle 12:57 del 5 agosto 2016 ha scritto:

Un gran disco, non granché complesso ma altresì dannatamente efficace. Non un pezzo sottotono, mi sta accompagnando alla grande l'estate!