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R Recensione

6/10

Young Prisms

In Between

Ormai è diventato un passaggio obbligato: farlo alla My Bloody Valentine. E se non ci si riesce, fuori dal circuito shoegaze con tanto di nota di demerito. E allora ecco lo sforzo maniacale di imitare patterns chitarristici e armonie collose degli idoli di Loveless, riprodurne i bending magnetici e quella canorità estatica e dreamy. Ci hanno provato in tanti ultimamente, e i risultati, seppur non leggendari, non sono nemmeno stati disastrosi. Buone proposte come quelle dei Ringo Deathstarr, dei Black Twig, dei Belong, degli Youngteam hanno dimostrato come partendo da lì si possano ancora articolare messaggi interessanti. Gli americani Young Prisms fanno parte di questa schiera: con In Between il tentativo di allacciarsi agli sforzi retromaniaci dei colleghi appena citati è esplicito.

 

Floating in Blue inaugura subito questa direzione, dopo i vaghi intenti dello scorso lavoro della band di Frisco. Se allora le influenze andavano dalla surfedelia alla Deerhunter al noise pop, questa volta è marcata la matrice sopra descritta. Le chitarre sullo sfondo si impastano e sfilacciano, creando strati nebulosi addensati nel ritornello dove il basso riempie ogni spazio sostenendo deciso i vocals eterei della nuova chitarrista Ashley Thomas. Più spigliata ma sempre incentrata sugli stessi ingredienti la successiva Dead Flowers, come anche brani come Midnight's When, Better Day o Sunshine, tutti volti al lavorio chitarristico e alla canorità dreamy. Sul versante indie pop troviamo le melodie ariose e spigliate di Gone o Runner, più vicine alle sonorità dello scorso album, piacevoli chicche da spiaggia con la testa tra le nuvole.

 

In definitiva gli Young Prisms hanno dato una direzione che pare più ponderata e netta alla loro proposta. Merito dell'ingresso della Thomas, forse. Siamo però ancora in fase di collaudo, questa l'impressione data da un insieme di pezzi pur piacevoli, ma incapaci di dar vita ad un discorso complessivo convincente e caratteristico, fin troppo avvezzo ad una mera riproposizione di suoni già noti. Se saranno le sperimentazioni chitarristiche o il dream pop a prevalere lo vedremo in un prossimo lavoro; per ora ci accontentiamo senza troppo entusiasmo di un'alchimia un pochino scialba tra le due componenti.

 

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crisas (ha votato 5 questo disco) alle 13:45 del 5 giugno 2012 ha scritto:

Monotoni ! In questi due anni c'è stato un abuso di reverb e corus fastidioso.