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R Recensione

6,5/10

Youngteam

Daydreamer

Gli svedesi Youngteam hanno capito che questo può essere il loro momento. Su queste pagine lo si è già detto: lo shoegaze, quello delle origini, è tornato a scalciare e a caratterizzare certa gestalt rock, stimolando una generale ripresa di attenzione da parte di numerose band più o meno fedeli alla formula originale. Si passa dagli estremi rielaborativi di Belong e Airship fino ad arrivare ad emuli come i Ringo Deathstarr. La band di Stoccolma, dal canto suo, si dedica a rispolverare la discografia di due decenni fa rivitalizzando gente come Ride e Chapterhouse. Facendolo bene, peraltro.

Evitiamo le disquisizioni sulla validità in sé delle operazione revivaliste: in Daydreamer c'è del buono, checché se ne dica. La psichedelica trasognatezza british degli anni '90 è incanalata in una scrittura freschissima e coinvolgente, dotata di un afflato pop che nulla ha da invidiare (eccetto i venti anni di ritardo) agli epigoni di allora. Il motivo disinvolto della prima Daydreamer fa subito posto ai massicci strati nebulosi delle chitarre, alle voci disciolte nella satura soluzione sonora del pezzo, per tornare a puntellare la massa gorgogliante e condurre il tutto nei binari di una melodia protagonista assoluta. Le buone impressioni della title-track sono confermate da brani altrettanto solidi come Black Lodge, Northern Star, Summertime (la tecnica chitarristica MBV ormai è uno standard), i quali non fanno che consolidare la validità della proposta. Il resto è un insieme di ottimi pezzi noise pop (Your Love, My Only Friend, la bellissima Not From Here) colorati da sfumature jangly (dalle tonalità Paisley Underground, si pensi ai Rain Parade e alle loro alchimie neo-psichedeliche, tanto presenti in questo disco), da un denso intimismo indie, dall'uso massiccio delle chitarre, capaci di farsi eteree o infuocate a seconda del timbro da dare ai brani.

Se consideriamo ancora la sotto-variante più acida, quella di Strange Days o di Goodbye ad esempio, il quadro è completo. Abbiamo visto come sotto la superficie shoegaze degli Youngteam si celino venature capaci di variegare una proposta completa, convincente, pressoché matura. Un altro tassello da aggiungere ad una riscoperta stilistica che non manca di sfornare buonissimi esemplari.

 

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crisas (ha votato 5 questo disco) alle 12:56 del 8 dicembre 2011 ha scritto:

Gran spreco !

Buone basi musicali ( ottime le tracce chitarra ) .... il tutto rovinato da lagnose e ripetitive melodie ( tipiche del luogo ) stracariche di reverb e chorus. Lo so, è il genere musicale, ma a me stanca subito.

Nonostante questo due-tre canzoni hanno un loro perchè.