The Smiths
Hatful Of Hollow
Nel giorno del mio compleanno di due anni fa, in piena mania per gli Smiths, mi fu regalato un libricino biografico, curato da Massimiliano Bucchi, intitolato "The Smiths - An Extraordinary Ordinariness"; credo che questa frase rappresenti meglio di qualsiasi altra un gruppo emblematico e contraddittorio come fu quello di Morrissey e Johnny Marr.
Una contraddizione evidente già dal nome, che richiama il cognome più diffuso in Gran Bretagna, quasi a voler suggerire contenuti ed intenti banali, comuni; in realtà, era già allora palese come la band suonasse come nessun altra in circolazione (tanto da essere fieramente isolata dagli innumerevoli movimenti musicali esplosi negli anni '80), e si rivolgesse tanto alla vecchia, cara working-class, quanto alla folta schiera di outsiders, di disadattati sociali nell'era Thatcher (alla quale Morrissey dedicherà in seguito un'eloquente “Margaret On The Guillottine”). Sorprendente, dunque, come un gruppo tanto fuori dagli schemi abbia subito dominato le charts, tanto da indurre la propria etichetta (la Rough Trade) a pubblicare questa raccolta di b-sides, inediti e remix a soli pochi mesi di
distanza dall'omonimo disco di esordio.
"Hatful Of Hollow", sebbene forse non il miglior capitolo della loro carriera, rispecchia fedelmente l'anima degli Smiths, e ne evidenzia brillantemente la dicotomia; in parte operazione commerciale ed in parte testimonianza della furia creativa dei primi anni dei nostri: quest'opera spazia dal jangle pop di “This Charming Man” alle ballate acustiche “Back To The Old House” e “Please, Please, Please Let Me Get What I Want”, passando in mezzo a rigurgiti post punk (“Hand In Glove”) e fascinazioni anni '60 (“Heaven Knows I'm Miserable Now”).
Un album che colpisce sia per la sua immediatezza pop, sia per la sua disarmante originalità, frutto, questo, di influenze molto diverse (il glam rock, il pop anni '60, il punk, la new wave), ma anche di un approccio personalissimo alla musica: dietro alle trame apparentemente semplici di Marr scopriamo accordi inusuali e arpeggi intricati; dietro alle tematiche adolescenziali
di Morrissey, troviamo uno stile unico ed inconfondibile, ed una miriade di preziose, colte citazioni disseminate in ogni verso. Dietro ad un semplice disco, scorgiamo parole e musiche che hanno accompagnato, accompagnano e accompagneranno ancora milioni di teenagers nelle loro notti solitarie, mentre versano lacrime e pregano: “Per favore, lascia che ottenga ciò che voglio, questa volta”.
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