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R Recensione

6/10

Joel Plaskett

Three to One

Alle orecchie di molti, comprese quelle del sottoscritto, il nome di Joel Plaskett potrà suonar nuovo. Eppure questo cantautore canadese, non ancora quarantenne, non è proprio un pivello alle prime armi. Mr Plaskett infatti può vantare una discreta storia fatta di 3 dischi da solista ed altrettanti con i Trush Hermit prima, ed i Joel Plaskett Emergency poi.

Ed ora questo nuovo “Three to One”, che non è proprio un disco di inediti, bensì un riassunto della trilogia “Three”, uscita nel 2009. Se state pensando che il tizio in questione abbia la fissa del numero 3, avete fatto centro, infatti tale cifra ha accompagnato questi ultimi suoi lavori in molti aspetti: “Three” è stato registrato all’età di 33 anni, come già detto è composto da 3 dischi, vi sono 33 brani in totale e molti dei quali portano un titolo composto dalla stessa parola ripetuta 3 volte.

Tralasciando scaramanzie e talismani vari, Joel Plaskett, come molti suoi attuali colleghi, viene dal freddo Canada, ma non per portare una ventata di novità come ad esempio hanno fatto gli Arcade Fire, gli Women o al limite i Wolf Parade, bensì per proporci un folk-pop-rock dalle influenze country che più classico non si potrebbe.

Apre il disco “Deny, deny, deny” ed una solare chitarra accompagnata da uno scintillante violino ci porta immediatamente dalle parti del boss e delle sue “The Seeger Sessions”, inizio promettente.

La successiva “Through & through & through ci porta ancora più indietro, infatti le sue chitarre acide ed i fiati squisitamente funky ricordano maliziosamente i Rolling Stones degli ultimi ’70.

“You let me down” tira invece in ballo il nome di Tom Petty, forse il più importante tra i riferimenti di Joel, visto lo sviluppo successivo del disco.

Seguono infatti una sfilza di ballatone spudoratamente tompettyane come “Precious, precious, precious”, “Sailors Eyes”, “One look” e “Rollin’, rollin’, rollin’”.

Proprio quando il rischio di plagio si insinua, arrivano altre frecce per l’arco di Joel: la romantica “Safe in your arms”, il delicato arpeggio di “New Scotland Blues” e il falsetto di “All the way down the line” mostrano un talento ed una personalità potenzialmente valide.

Chiudono il disco i gustosi 7 minuti della vagamente claptoniana “Wishful Thinking”.

Non male Joel, tre stellette per te, tanto per rimanere in tema! .

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