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R Recensione

6,5/10

All We Are

All We Are

All We Are, da Liverpool. O meglio: dalla Norvegia (Guro Gikling, voce), l’Irlanda del Nord (Richard O’Flynn, batteria e voce), dal Brasile (Luis Santos, chitarra) e con porto di destinazione il Liverpool Institute for Performing Arts – dove i tre musicisti, nei primi '10, si conobbero negli anni accademici.

Debutto self-titled (via Double Six/Domino) che non soffre, nell'identità, di questo melting pot sghembo di background: piuttosto, nel sound proposto convivono macro-anime trasversali, due, ben distinte: l’una indie-funk, preponderante; l’altra Art Pop, minore ma essenziale per definire la gestalt proposta dal trio.

Prodotto da Dan Carey (Bat For Lashes, M.I.A.), “All We Are” è pop da dancefloor interiore ("Honey"), di piene in baldanza e sobbalzi ritmici (in senso xx, o perché no R’N’B/Hip Hop: “I Wear You”), sospinto, come si diceva, da un approccio funky - strutturale - così come da un velluto espressivo di armonie in falsetto e pieghe di cristalli, ancora, art pop. I riferimenti, in quest'ultimo senso, svariano dai Wild Beasts nella culla di certe composizioni, quanto ai Foals negli imbocchi più taglienti - la coda di "Feel Safe", ad esempio.

In generale, i pezzi restituiscono una vena easy listening (straordinario il giro circolare di “Keep Me Alive”), perché no AOR, più vicina a band (se si ha l’interesse di guardare a certo, inglese, revivalismo new-wave/funky) come Jungle e Metronomy - ancora “Feel Safe”, l’hook di “Honey”.

Il lavoro va su rette di groove ora a rilento ("Utmost Good", tra funk in slomo e TV On The Radio) ora in esuberanza, nonché in svincoli dreamy dal tribalismo con l'ovatta - “Stone”, “Go”, “Life on Seven”, “Something About You” in cui si gioca, sottotono, al scenico falsetto di Hayden Thorpe e a ricomporre pose à la Bee Gees.

In sostanza: meglio dove a prevalere è la vena Art Pop, benché la controparte indie-funk risulti necessaria a creare solidità (il disco lega e si lascia ascoltare senza cali) in un disco che corre a più riprese il rischio di risultare dozzinale.

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Voto degli utenti: 6,5/10 in media su 1 voto.
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C Commenti

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target (ha votato 6,5 questo disco) alle 20:48 del 20 febbraio 2015 ha scritto:

Tipico disco a traino: poca personalità, qualche bel pezzo, ascolto complessivo più che gradevole. Vedi i Woman's Hour l'anno scorso (che avevano qualche colpo in più). Di solito il destino di questi album è la fossa comune dei sei-e-mezzo. E mi sa che ci finirà dentro pure questo.