Dino Fumaretto
La Vita E' Breve E Spesso Rimane Sotto
Nel sottobosco del cantautorato italiano da qualche anno si aggirano strani tizi dai soprannomi strambi e dalle penne, se possibile, ancor più sghembe : Dente, Vittorio Cane, Brunori Sas e l’artista in questione, Dino Fumaretto. Nomi che forse suoneranno nuovi alle orecchie dei più, eppure cosciente o meno che sia, il loro è un movimento vivo ed in grande fermento. Più che ai cantautori “leggeri” la loro paternità è da attribuire agli stralunati Gaber, Jannacci, Gaetano o ai più recenti Gazzè, Tricarico, Bugo, Caparezza e Cristicchi.
Vagabondando un po’ in rete per approfondire l’argomento “Fumaretto” ci si accorge che, per volontà dello stesso Dino, la sua storia è assai ambigua e sfuggente. Ad esempio, Dino Fumaretto è l’alterego di Elia Billoni o viceversa? Esistono entrambi, oppure una terza entità si cela dietro questi pseudonimi?
Domande alle quali è difficile rispondere anche a causa di un curriculum musicale caotico, dove anche brani apparsi nei primi album si ritrovano in quest’ultimo La vita è breve e spesso rimane sotto. Insomma la prima impressione che si ha di Fumaretto è che gli piaccia sguazzare nel caos. Impressione che si fa certezza ascoltando queste 15 tracce dove il teatro si fonde alla canzone, la poesia si tramuta in farsa, le risa si bagnano di lacrime e poi tutto si risolve col metodo “Always look on the bright side of life”. Infatti partendo dal brano di chiusura appena citato, un trionfo di solarità e leggerezza, ed andando a ritroso fino all’iniziale “Soffio di vento”, ci si imbatte in 14 pezzi dove un pianoforte ipnotico e nervoso accompagna la voce di Fumaretto, ora tragica ora comica, in un’infinita confessione di angosce, lamenti stralunati e visioni acido/bambinesche.
Nella poetica postpirandelliana di Fumaretto ci sono gli altri, spesso alieni ed ostili (Scorpione nero) e poi c’è lui, spaventato da tutto e tutti (Soffio di vento) inadeguato, misogino (Venite assassini) malato (Fuck the world) e disilluso anche dall’arte (Mostra).
Insomma niente di nuovo sotto il sole, eppure tra le rime di queste 15 tracce, troppe a mio avviso, si evince un’inquietudine sincera e descritta con attitudine da vero artista, e l’opera in questione seppur ancora acerba emana un irresistibile profumo. Se Fumaretto imparerà a levigare il suo impeto senza svuotarlo ben presto troverà un suo spazio nel cantautorato italiano, purtroppo per ora monopolio della premiata ditta Vasco/Liga.
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