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R Recensione

7,5/10

Jungle

Jungle

J (Josh Lloyd-Watson) & T (Tom Mc Farland): i Jungle, duo londinese, emerso un po’ a sorpresa nel 2013 dalle fila Xl Recordings. Diventato fenomeno hype praticamente da subito (quattro milioni di visualizzazioni sulle varie piattaforme, nel periodo successivo all'uscita di “Platoon”; le date in Inghilterra sold out, da perfetti sconosciuti), come le migliori cose anonime degli ultimi anni. 

Strategia efficace, in buona parte: dalla critica, esaltazione (NME) e indifferenza (Pitchfork) ne hanno accompagnato l’uscita, così come una serie di video con stacchetti in vesti (Adidas) urbano/decadenti e cool -  breakdance (“Platoon”: apice), pattinaggio (“The Heat”), danza (“Busy Earnin'’”).

Jungle”, il loro disco d’esordio, è un electro/pop-funk (Prince) di matrice ‘70s ma attualissimo, che pesca dal soul (Shuggie Otis) restituiendolo nu, dalla disco (Bee Gees) e da certo indie rock e pop alternativo contaminato (Tv on the Radio, Metronomy) che controbilancia efficacemente la spinta revivalistica. Ed è, sovente, un sound midtempo da party spensierato e rilassato (quando i ritmi rallentano) il loro, semplificato e compattato in funzione di una resa pop a presa istantanea.

Ne escono, così, singoli non meno che esaltanti, da scatenamento immediato (“Busy Earnin'’”: potenzialmente, hit estiva clamorosa; “The Heat”, “Platoon”, “Time”). C’è anche del fascino hip hop, nei beat, e a livello più liminale anche wave (il basso), dato dallo stile del duo - il tutto contornato da un cromatismo da estrazione world, contrasto con certo decadentismo restituito. 

La sensazione è di ascoltare un greatest hits, più che un disco compiuto: gli stessi Jungle ammettono che l'esordio è il risultato di una produzione di materiale composto negli ultimi dieci anni. Va detto che il tutto gira a dovere (ottime, oltre alle 'hit', anche "Julia", "Drops", "Lucky I Got What I Want", "Son of a Gun"), ma paradossalmente (dato l’arco temporale di composizione) l’insieme restituisce un quadro un po’ lineare, nella gestalt semplificato. Così, giocando in sicurezza, oltre che a livello compositivo la produzione non offre spunti per variazioni estetiche significative. Un male solo ragionando a lungo termine (il rischio di ripetersi, per J & T, è dietro l'angolo): per ora tutto si lega in vesti di revivalismo funk. E si lega oltremodo bene.

Disco easy listening dell'anno - so far.

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Voto degli utenti: 7,7/10 in media su 5 voti.
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ciccio 8/10
Senzanome 7,5/10

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