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R Recensione

8/10

Moltheni

I Segreti del Corallo

Sono schifato dall'ipocrisia della scena musicale alternativa italiana, e incomincio a detestare i musicisti proprio come categoria di persone. Un branco di idioti spocchiosi con in testa l'idea da rock-star o spesso da personaggio maledetto che suona. Sono troppo vecchio per queste stronzate”.

Moltheni è un artista introverso e scostante, questo è il suo problema. O forse il suo problema è la sfortuna, oppure l'ottusità del mercato musicale italiano, chissà... Il fatto è che la carriera decennale di Umberto Giardini è sempre stata ad un passo dal successo, a partire dalla partecipazione al Festival di Sanremo nel 2000 ad un anno dalla pubblicazione del suo primo lavoro, Natura in Replay, fino alle collaborazioni con Carmen Consoli e con Franco Battiato, senza contare il legame costante con la più nota scena alternativa italiana, quella della Tempesta (Tre Allegri Ragazzi Morti, Altro, Giorgio Canali, Le Luci Della Centrale Elettrica...) che ha prodotto i suoi ultimi lavori.

Eppure Moltheni è sempre rimasto un artista di nicchia, capace si di ritagliarsi un fedelissimo pubblico di cultori, ma mai in grado di dipanare quel velo di incomunicabilità con un'audience più vasta.

Forse però è proprio la mancanza di graduazioni intermedie a rendere tanto affascinante, nel mio caso almeno, questo artista. Nessuna via di mezzo, un'arte fatta di pura espressione sensoriale ed emotiva, non mediata da intenti commerciali ma guidata da un impressionismo riflessivo ai limiti dell'ermetismo. O lo si capisce, entrando in connessione con il suo linguaggio, il suo immaginario e il suo sentire, oppure lo si rifiuta scostando non solo la sua musica ma il suo mondo e la sua persona. Incompatibilità netta o amicizia profonda, nessun ammiccamento disinteressato.

I Segreti del Corallo porta a definitiva maturazione quest'attitudine, rappresentando un apice sotto più punti di vista: la scrittura di ottime canzoni a livello melodico e compositivo va di pari passo ad un cantautorato caparbio e complesso, capace di regalarci una poetica gentile ed elegante ma di fortissimo impatto emotivo. Un punto d'arrivo frutto di un percorso cosciente, ponderato e deciso, che trova il suo precursore in Splendore Terrore (2004), primo lavoro sotto l'etichetta La Tempesta in grado di segnare un netto cambio di rotta per Giardini, caratterizzato dall'abbandono del sound rock degli esordi e dalla conquista di alcuni stilemi irrinunciabili, maggiormente sviluppati due anni più tardi nel bellissimo Toilette Memoria (2006) e giunti ad un rigoglioso equilibrio nel 2008 con quest'ultimo lavoro in studio (escludendo la raccolta del 2009 Ingrediente Novus).

Si tratta di melodie minimali ma dense e sognanti, dove sono rari gli spazi vuoti nonostante la povertà degli elementi in gioco, resi però rigonfi ed espansi, grazie anche agli arrangiamenti a base di wurlitzer, capaci di profumare di melliflue fragranze vintage le composizioni dell'artista.

Il corallo è un elemento naturale che acquista valore quando muore, quando viene sottratto al suo ambiente naturale, il mare”.

Così dichiara Moltheni in un'intervista, raggiungendo probabilmente la consapevolezza (o rassegnandosi al fatto) che i suoi dischi debbano rimanere separati da chi li ha prodotti per veder riconosciuto il loro effettivo valore, per acquisire vita propria in una dimensione altra -quella dell'ascoltatore-, non ancorata al personaggio Umberto Giardini. Troppo intrisa della sua personale presenza, forse questo rende così scostante la sua produzione, come se non si potesse farla divenire in qualche modo propria assorbendola con gli ascolti. Sono anche altri i segreti di cui si parla, ed un'altra volta eccoci di fronte all'autore, al compositore, al poeta: tracce di ricordi e di vita per un'opera autobiografica dall'incredibile potere introspettivo, dalle folgoranti immagini che trapelano da un processo di vivida messa a nudo di un'esistenza.

Il simbolismo è svelato, forse abbiamo la chiave per entrare in questo epitaffio, di addentrarci nella struggente Vita Rubina, raccolta fotografica di immagini fortissime, dove la forza del ricordo di un lutto è perfettamente paragonabile in intensità alla nuda confessione del verso “ho rivisto mio fratello e le sue mani buone/ quelle mani adulte che lo so, io non avrò mai”: un segno di totale apertura nei confronti dell'ascoltatore, una serie di confessioni che ci chiedono di essere accolte.

Sta qui la grandezza di questo I Segreti del Corallo: una serie di istantanee tratte da un privato album di famiglia con il grande pregio però di connotare d'universalità -facendo un piccolo sforzo, certo- le sensazioni esclusive che ne trapelano.

C'è anche la musica però. Un crescendo costante, solcato dal canto vibrato ed elegante di Giardini, destinato ad esplodere in un apice emozionale dai tratti liberatori e catartici. Mozzafiato.

Gli Anni del Malto mette in campo una perfezione armonica degna di nota, riuscendo a padroneggiare quell'insieme di elementi che ha reso familiare lo stile di Moltheni con grandissima maturità. Così ad una sessione ritmica volta ad accentare e sospingere le trame sognanti di chitarra e wurlitzer si affianca il gancio melodico del ritornello, dalla presa sicura e dal sapore dolciastro. La consueta traccia strumentale in questo caso da il meglio di sé, in un rigoglioso motivo dominato da un organo sontuoso e da uno sviluppo variegato, dalla scorrevolezza quasi narrativa. L'amore Acquatico non esita nel liberare immediatamente tutte le fragranze dei migliori brani moltheniani, quelli più enfatici e spigliati, (penso ad esempio a L'età Migliore) per un pop fresco e accattivante, dal grande potere comunicativo. Alla più statica e riflessiva In Porpora (riproposta dall'album Splendore Terrore), cadenzata dai gravi rintocchi del basso, segue una delle gemme dell'album, Oh, Morte, che si dipana tra le tessiture cristalline della chitarra e l'accompagnamento dell'organetto per dipingere un quadretto sognante e sospeso, per una trama sonora che è poesia tanto quanto gli splendidi versi.

Il tutto è sempre sospeso in una dimensione sfumata, affidata ai ricordi, dai confini dilatati e dissolventi. Come nell'arpeggio di Corallo, altro splendido esempio di poetica dotata di un apice rivelatore e catalizzatore, in questo caso lo struggersi del verso “capovolgi l'attimo e poi fai play/ in modo che non moriremo mai/ non moriremo mai...”, sottolineato da un climax melodico dalle meste tinte folk. I rintocchi di piano dell' “estate indiana” rievocata da Giardini in Ragazzo Solo, Ragazza Sola ci accompagnano languidi ricordandoci che “la memoria viaggia in prima classe”, trasfigurando riferimenti troppo intimi, “d'altra parte tu sei più felice/ se mi confondi con qualcuno dentro ad un tram”, nelle categorie universali di perdita e di lontananza.

Giunta l'ora del commiato Moltheni non intende andarsene senza lasciare un'ennesima traccia profonda del suo passaggio. L'attimo Celeste (Prima della Tempesta) è un lacrimoso brano folk in arpeggio dove il canto dolente è libero nelle sua declamazioni prima che il piano non squarci l'atmosfera tesa fornendo quella svolta drammatica con la funzione di imprimere peso alla coda del finale, permettendole di inabissarsi in profondità senza sfuggire evanescente.

Il valore della memoria e dei ricordi viene ribadito da un altro vecchio brano, Suprema, cui viene assegnata la posizione simbolica di ultimo pezzo, come a collegare la linea evolutiva ed emozionale che dal 2004 ci ha condotti a questo I Segreti del Corallo.

E così siamo giunti alla fine, assaporando ancora una volta le atmosfere distese e malinconiche tipiche di un Nick Drake o di un Lucio Battisti, ma dotate di una peculiarità, di un marchio di fabbrica frutto di una sintesi maturata in maniera del tutto inedita.

Sono sicuro che Moltheni verrà (ri)scoperto un giorno, con increscioso ritardo certamente, ma allora sarà come il vino ben invecchiato: forte e tutto da gustare.

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Voto degli utenti: 7,9/10 in media su 7 voti.
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Tizio 8/10
Syd369 9,5/10

C Commenti

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Marco_Biasio (ha votato 8 questo disco) alle 12:05 del 10 luglio 2010 ha scritto:

Il tuo sontuoso ripescaggio, caro Matteo, era d'obbligo. Questo, infatti, è un disco bellissimo, ricco di melodie e di canzoni solide ed incredibili. L'hanno sempre paragonato a Battisti, ma per me ha molte più affinità con un Nick Drake. Apprezzo, in particolar modo, la cura che mette nell'arrangiare pezzi che starebbero in piedi anche solo con i testi: forse è per questo che quasi in ogni suo disco ci piazza la strumentale di turno? Quella contenuta qui, "Che Il Destino...", è mozzafiato, stupenda. Merita assolutamente una riscoperta! Riguardo al Moltheni uomo: scostante senza dubbio, ma posso capire che dopo anni di gavetta e un po' di dischi alle spalle la mancata apertura al grande pubblico porti a far stare sui coglioni il divismo che impera nell'underground italiano (e Cristo se ha ragione da vendere...). Ci fossero più uomini e meno rockstar maledette col ciuffo giusto e le manie di protagonismo si vivrebbe meglio... Detto questo, per me vale sempre il motto, in ogni occasione: chi si estrania dalla lotta è un gran figlio di...

salvatore (ha votato 7 questo disco) alle 14:12 del 10 luglio 2010 ha scritto:

Gran bel cd - poetico ed intenso - e ottima recensione - curata e sentita (proprio come piace a me ). Marco capisco perfettamente il tuo motto e in parte lo condivido. Ma non sarei così categorico. A volte (in ogni occasione) si può essere stanchi di lottare; a volte (in ogni occasione) forse, semplicemente, non è ancora arrivato il momento di "scendere in campo". Io rivendico da sempre il diritto all'estraniamento...

Tizio (ha votato 8 questo disco) alle 15:46 del 10 luglio 2010 ha scritto:

Disco meraviglioso, come meravigliosa è la persona di Moltheni, e chi lo ha sentito dal vivo e visto aggirarsi attorno ai suoi piccoli palchi non può che confermare questo. Sono rattristato e allo stesso tempo schifato dalla sua decisione; rattristato perchè, per quanto mi riguarda lo ritengo il miglior musicista italiano, schifato perchè ci deve essere molta merda per allontanare uno che ama tanto la musica dal ambiente stesso. Non lo so, mi sembra che lentamente vada tutto in malora. vabbè rimangono dischi memorabili come questo. P.S. ad ottobre mi sposo e canterò Suprema davanti alla mia futura moglie. Perdonami Umberto, Grazie Umberto.

tramblogy (ha votato 8 questo disco) alle 0:39 del 11 luglio 2010 ha scritto:

bello ma irraggiungibile su splendore terrore.

capovaloro assoluto del mot!

Jacopo Santoro (ha votato 8 questo disco) alle 14:30 del 26 dicembre 2012 ha scritto:

L'apogeo moltheniano. Disco profondo e ispiratissimo.