V Video

R Recensione

7/10

Perturbazione

Del Nostro Tempo Rubato

Una valanga di attività sui palchi ha caratterizzato gli ultimi tre anni dei Perturbazione, band di Tivoli, che aveva appena confermato, con "Pianissimo Fortissimo" (2007), la propria importante presenza nel contesto Indie Pop italiano. Tra un concerto e l'altro, qualche momento di pausa, e riunioni parziali della band sono stati partoriti pezzi che, solamente quest'anno, si sono trasformati in un disco dalla durata di più di un'ora. Un lungo lavoro di ventiquattro tracce, quasi simile ad un concept (guarda un po' ventiquattro tracce..). "Del Nostro Tempo Rubato" infatti raccoglie nei suoi testi (e non è una novità) la vena creativa del cantante, Tommaso Cerasuolo, sempre più ossessionato dall'inesorabile scorrere del tempo. Per la verità nemmeno questa sembra una novità. "In Circolo", il picco più alto della loro discografia (con la immortale "Agosto"), aveva già affrontato, seppure in modo meno ridondante, il tema in questione, e "La rosa dei 20", prima traccia di quel tanto riuscito album, sarebbe calzata a pennello anche in questo nuovo lavoro.

L'album invece si apre con "Istruzioni per l'uso", uno degli episodi migliori dell'intero lavoro, che annuncia da subito l'uso dell'elettronica, aspetto che peraltro ritroviamo lungo tutto il percorso a piccole dosi e senza mai stancare. E' il caso, ad esempio, della 'niccolòfabiana' (se mi passate il termine) "Cimiterotica", che affronta il binomio sesso-morte in modo sorprendente, vincente e a tratti paradossale: "così al mio funerale io / preghiere / preferirei sapervi stretti insieme / vi prego consolatevi dei pianti / la vita la stringete in mezzo ai fianchi". Nel complesso però, nonostante quest'ultimo pezzo, la prima metà del lavoro convince molto di più. "Primo" vale l'intero disco, tormentata ballad che trova la sua forza nella geniale commistione di musica e parole, e nell'incrocio di culture e religioni. "Primo" infatti significa superare ogni diversità, ogni prospettiva, ogni ideale che porta l'unità alla disgregazione, perchè essere ebrei, come Primo Levi, o cattolici, come i seguaci di Mosè, non fa alcuna differenza di fronte al dolore e alla morte, o di fronte ad una delle più rovinose cadute (dalle scale) dell'intera umanità.

In "Mondo Tempesta" e nella title-track ritroviamo, con gran piacere, il classico sound della band torinese (forse un tantino meno elettrico) e ci immergiamo completamente nella tanto citata "cronofobia". Ne sono testimonianza i numerosi e inconfondibili sintomi, ad esempio vedersi di nuovo ragazzo tra i giovani d'oggi  in un tram per la scuola, circondati da un alone di "sicurezza tragica". Rispetto al passato c'è però una novità abbastanza rilevante: i Perturbazione sono politici, a modo loro. Si veda "La fuga dei cervelli", "Mao Zeitung", "Io sono vivo voi siete morti" e "L'italia ritagliata", un commovente, e purtroppo tragico, ritratto della nostra nazione, quanto mai stanca e bolsa, paragonata ad "un genitore sul letto delle analisi, finchè quel genitore non diventi tu..". La simpatica "Buongiorno Buonafortuna" gode (gode?) della partecipazione di Dente anche se è la valorizzazione, alla voce, di Elena Diana, violoncellista della band, la vera e propria "presenza in più" ("La Cura Del Sonno" e la magnifica "Partire Davvero"). Togliendo "Promozionale", esperimento simpatico e riuscito di uno pseudo-tormentone estivo, il resto dell'album non aggiunge molto. Questo dei Perturbazione infatti non rappresenta nessun miracolo, sia chiaro, solo un album forse un tantino troppo pretenzioso ma mai presuntuoso, e, soprattutto per questo ultimo motivo, da apprezzare.

"C'è solo un modo di dimenticare il tempo: impiegarlo" diceva Charles Baudelaire. "...E allora impiegatelo qui" dico io: qualcosa vi si muoverà dentro. D'altronde, nomen est omen...

V Voti

Voto degli utenti: 7,2/10 in media su 9 voti.

C Commenti

Ci sono 11 commenti. Partecipa anche tu alla discussione!
Effettua l'accesso o registrati per commentare.

babaz (ha votato 9 questo disco) alle 8:45 del 12 luglio 2010 ha scritto:

Grande ritorno...il loro miglior disco dopo "In Circolo"!

bill_carson (ha votato 7 questo disco) alle 9:39 del 12 luglio 2010 ha scritto:

Abbastanza buono, forse il loro che preferisco, anche se..

..anche se trovo che il loro problema sia il fatto d'avere un cantante piuttosto anonimo.

Anche il sound non mi è mai piaciuto troppo

invece qui va un pò meglio.

george (ha votato 9 questo disco) alle 11:37 del 12 luglio 2010 ha scritto:

forse il loro lavoro migliore...

qualche pezzo è veramente un capolavoro!!!!!

ciao

salvatore alle 22:17 del 12 luglio 2010 ha scritto:

Non l'ho ancora sentito... ma solo a me non piacciono i dischi così lunghi?

salvatore alle 22:53 del 12 luglio 2010 ha scritto:

Rileggendo il commento lasciato precedentemente, mi rendo conto di aver generalizzato troppo. Ovviamente ci sono album lunghissimi, ma di grande qualità. Diciamo allora che una scaletta troppo lungo mi invoglia poco, al di là del valore dell'opera.

bill_carson (ha votato 7 questo disco) alle 23:30 del 12 luglio 2010 ha scritto:

daniele...

magari potrebbe piacerti l'ultimo Biolay

salvatore alle 11:47 del 13 luglio 2010 ha scritto:

RE: daniele...

Ahahaha... ti confesso che l'ultimo di Biolay - forse proprio in "virtù" di una scaletta così lunga - non l'ho ancora sentito. Eppure adoro la sua musica... "Rose Kennedy", suo album di debutto, con i suoi 14 brani (che cominciano ad essere già tantini), continua ad essere il mio preferito. Lo stesso "Negatif" - gran bell'album - con qualche brano in meno ci avrebbe guadagnato. Chiamatela anche pigrizia, se credete

bargeld (ha votato 7 questo disco) alle 19:37 del 13 ottobre 2010 ha scritto:

Un 7,5 che vorrebbe essere 8, perchè questo disco ha alcune canzoni formidabili davvero, altre (pochissime) dimenticabili. In più l'idea di allegare un cd vuoto alla bellissima "precaria" confezione, di modo che la scrematura sia naturale... e anche per prendersi un po' in giro. Restano ancora i migliori nel loro ambito, per me.

laspo (ha votato 7 questo disco) alle 10:57 del 8 dicembre 2010 ha scritto:

CD bello e intenso, davvero tanta e buona musica.

Però signori i perturbazione sono di RIVOLI non di Tivoli!!!!!

REBBY (ha votato 6 questo disco) alle 8:51 del 4 gennaio 2011 ha scritto:

Buona musica italiana di un gruppo preparato e versatile, che attinge da varie fonti della musica pop (rock e folk) di tutti i tempi, con sobrietà piemontese e mettendo sempre in evidenza la loro anima italica. La varietà dei registri sonori utilizzata mi permette di "reggere" l'infinita scaletta anche a tarda ora disteso sul divano (anche se La cura del sonno mi ha messo a dura prova eheh). Mao Zeitung, Promozionale, Niente eroi e La canzone del gufo sono le mie preferite.

redbar alle 9:28 del 25 febbraio 2016 ha scritto:

Una guida ideale per capire dove avrebbe potuto arrivare la vostra band nata fra i banchi del liceo. Il punto di rottura fra l'artigianato punk dei primi dischi e la dignitosa vena pop scaturita dopo Sanremo.