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R Recensione

7/10

The Cure

Bestival 2011

 

Ascoltare “Bestival 2011” è un po’ come ritrovare su facebook un vecchio compagno di scuola di cui negli  ultimi tempi si erano perse le tracce . “Ciao Robert come va? Sempre alle prese con lacche e rossetti? Non ti sentivo da un po’ di tempo, anche se a dire il vero qualche messaggio era arrivato, però sempre fuori fuoco o troppo ingombrante. Qui invece mi sembra di capire cosa volevi fare, uno di quei riassunti che, arrivati ad  una certa età, ci si sente di stilare per tirare un po’ le somme e decidere se e per dove ripartire”.

In 32 canzoni scelte con particolare cura fra il repertorio dei maggiori successi del gruppo ed una formazione anch’essa ripescata da una capsula del tempo fra gli innumerevoli ribaltoni che hanno accompagnato la storia del gruppo, (Simon Gallup al basso , l’ottimo Jason Cooper alla batteria e le tastiere di Roger O’Donnels), Robert Smith dal vivo all’Isola di Wight nel settembre 2011 ha ripercorso trent’anni di storia con un andamento a ritroso  che colloca  verso la fine di ciascuno dei due cd gli episodi più datati, quelli collocabili intorno al 1980, “A forest”,  “Primary” e quindi  “Boys don’t cry”,“ Grindin Halt” e “Killing an arab” ri- titolata in un meno rischioso “Killing another”.

In mezzo una girandola di pezzi famosi , da “Just like heaven” a “Friday i’m in love”, da “The lovecats”  a “ Close to me” fino a  “The caterpillar”, che mancava da un palco fin dagli anni ’80, con una particolare predilezione per lo scrigno di “Disintegration” che inaugura il live con “Plainsong”. Si tratta in fondo sempre di canzoni pop per quanto la loro evoluzione in complessità e attitudine dark abbiano valso al loro creatore una sorta di corona di “re del goth”. Ma ascoltare “10:15 saturday night” quasi alla fine del concerto eseguita con basso chitarra e batteria ed una voce appena incrinata dall’emozione riporta tutto alla base, a quell’aspirapolvere e frigorifero su sfondo rosa che, nel 1979, inaugurava una formula diventata nel corso del tempo una sorta di marchio di fabbrica: il  basso in primo piano, la voce grondante di Robert Smith, le progressioni apocalittiche della chitarra. È piaciuta a tanti in tutto il mondo fino a far diventare The Cure stars a livello internazionale, impegnati oggi in una massiccia opera di riedizione del catalogo sia su cd tramite ampia profusione di deluxe edition, sia dal vivo, con la formula del concerto dedicato alla integrale riproposizione di un disco. “Si Robert, mi sembra proprio di capirti, arrivato oltre la soglia dei 50 , la nostalgia prende il sopravvento .

A proposito hai visto il film di Sorrentino “This must be the place”?

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Voto degli utenti: 7/10 in media su 2 voti.
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C Commenti

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tramblogy alle 0:21 del 19 dicembre 2011 ha scritto:

Uuhmmmm...mio!

otherdaysothereyes (ha votato 7 questo disco) alle 17:02 del 24 dicembre 2011 ha scritto:

Decisamente un bel live

benoitbrisefer (ha votato 7 questo disco) alle 19:12 del 24 dicembre 2011 ha scritto:

Compatto il sound e gran forma vocale di Robert Smith. Una bella sintesi di una carriera ultratrentennale